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L'Alfred
Wegener Institute, centro di ricerche marine basato
in Germania, sta adottando alcuni AUV con funzioni anche
di ricerca scientifica. Nel loro sito se ne descrivono le
caratteristiche
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Cercare tesori
in fondo al mare è un'attività che ha sempre dovuto
fare i conti con il rapporto costi/ricavi, con il risultato che
i migliori risultati si sono ottenuti dai pazienti lavori di ricerca
fatti da singoli o piccoli gruppi, provvisti di attrezzature subacquee
non troppo costose.
Si sono visti all'opera anche piccoli sommergibili, con umani
a bordo o teleguidati, e la spedizione alla ricerca del Titanic
ne è stato un notevole esempio. Su grandi obiettivi il
gioco vale la candela, ma se si vuole passare a un'attività
di perlustrazione sistematica i conti non tornano.
Non tornavano,
sarebbe meglio dire. La tecnologia del rilevamento sottomarino
ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, e ora ci ritroviamo
con strumenti in grado di individuare oggetti delle dimensioni
di una bottiglia anche a distanza di centinaia di metri. Fino
a poco tempo fa le tecniche di localizzazione consentivano di
esplorare 5 o 6 miglia quadrate di mare in un giorno di lavoro.
Oggi si è passati a dieci volte tanto, con costi scesi
di altrettanto.
Tutto ciò
sta creando un notevole problema, con un'interessante inversione
di tendenza nelle culture del libero mercato. Di chi sono, per
esempio, i lingotti della Central America? Le leggi del mare ci
dicono che il relitto è di che lo trova, ma adesso troppo
oro sta luccicando in mezzo al blu e ai pesci. Gli Stati si stanno
facendo avanti, siglando accordi sulla proprietà dei relitti.
Anche l'Unesco sta formulando una proposta internazionale di regolamentazione
dei recuperi, pensando non tanto all'oro ma ai patrimoni di interesse
culturale che potrebbero finire in un vortice di aste e mercanti.
Il dato è
evidente: se migliaia di piccole nuove imprese "subacquee"
si tuffano a cercare patrimoni in tutti i mari, può uscirne
un vero pandemonio. Ci vogliono delle regole, anche per il mondo
dei relitti.

L'Urashima
è un AUV messo a punto dal Japan
Marine Science and Technology Center. In questa immagine vediamo
un pesce che Urashima ha ripreso in profondità usando una
telecamera che trasmette i segnali video trasformandoli in segnali
acustici, un sistema molto più efficiente sott'acqua.
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