C'è chi
si è spinto ad affermare che i relitti custoditi dai fondali
di mari e oceani sarebbero, calcolando il tutto a partire da circa
3000 anni fa, più di tre milioni. Questo genere di cifre
lasciano sempre un po' perplessi: come diavolo vengono calcolate?
Registri di navigazione con dati attendibili si hanno a partire
dall'epoca delle prime grandi navigazioni, ovvero intorno alla fine
del 1400. Sui dati relativi alle navi fenicie affondate nel 600
a.C. sembra doveroso dubitare.
Eppure è fuor di dubbio che nella quiete delle profondità
marine le navi siano tante; se tre milioni non sono una cifra rigorosamente
calcolata, sono però assolutamente verosimili.
Il 12
settembre del 1857 la nave da trasporto Central
America affondò al largo della Carolina del
Nord, a causa di un uragano. Con una scelta di assoluta imprudenza,
60 banche nord americane avevano stipato la nave di lingotti e
monete d'oro, per un valore complessivo intorno ai 200 milioni
di dollari. Finirono tutti in fondo al mare e con essi, purtroppo,
anche 425 persone che si trovavano a bordo.
E qui sta il punto. In tremila anni, quanto oro è finito
in fondo al mare? Quante pietre preziose? Non solo: quanti reperti,
di grande valore archeologico e artistico? Anche in questo
caso possiamo dire che la mancanza di una valutazione precisa
non ci allontana dalla sensazione che immense siano le ricchezze
custodite sotto le onde.
Ma una cosa vale tanto se rendere "praticabile" tale
valore non richiede costi che lo travalicano. Alcune regioni italiane,
per esempio, sono ricchissime di oro, ma si tratta di una presenza
molto dispersa: per recuperare un grammo bisognerebbe movimentare
5 tonnellate di terra. Non conviene.

La
svolta nelle tecnologie di perlustrazione dei fondali è
arrivata dagli AUV, Autonomous Underwater Vehicle, ovvero veicoli
che non hanno bisogno di essere guidati da umani né di
un controllo in remoto, ovvero da una nave in superficie. Gli
AUV sono in grado di fare da soli il lavoro, come già avviene
per alcune sonde spaziali inviate su pianeti come Marte. La diminuzione
dei costi è notevole ma anche l'efficienza sale perché
gli AUV sono molto più rapidi nella navigazione e nel rilevamento.
Qui vediamo una illustrazione di Xanthos, un AUV messo a punto
dal MIT di Boston. C'è un web che descrive Xanthos
ed altri suoi "colleghi".
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