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Ada
Negri in una foto del 1927, con dedica a Cesare Angelini
Alcune foto e tre poesie nel sito del Comune
di Pavia, nella sezione dedicata al poeta Cesare Angelini,
che conobbe Ada Negri nel 1924 e rimase in contatto epistolare
con lei anche dopo il suo soggiorno pavese
Alcune poesie nel sito The
Lied and Song Texts Page
Anche
Spotorno
ricorda la poetessa, che vi soggiornò negli anni '30, dedicandole
una pagina con un brano in cui Ada Negri descrive la cittadina
ligure

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"La casa si trova sulla via del borgo che conduce
alla chiesa parrocchiale: è un solo piano oltre
il terreno, ha muraglia grosse con i segni del tempo sugli
intonachi stanchi, davanzali troppo alti..."
Ada
Negri, Orto
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Nella
primavera del 1943 la poetessa Ada Negri, accogliendo i pressanti
inviti della figlia Bianca, lasciò la casa di Milano per raggiungerla
a Bollate, in una casetta situata in via Magenta.
Nello
stesso edificio, ricavato da un ex convento, abitava in quegli
anni anche la signora Pina Origgi Vimercati con la sua famiglia.
La signora Pina, conosciuta in tutto il paese come la Maestra
Vimercati per la sua attività di maestra elementare, divenne,
in quei tragici anni di guerra, amica della poetessa lodigiana
ed è oggi l'unica persona in grado di proporci un ritratto personale
di Ada Negri.
Ada
Negri nacque nel 1870 a Lodi da una famiglia di umili origini.
Esercitò per qualche anno la professione di maestra elementare
prima a Motta Visconti, (tra Milano e Pavia) e poi a Milano, ricevendo
tra l'altro, nel 1893, il riconoscimento di 'professoressa ad
honorem' nelle scuole preparatorie normali.
Ben presto però non si sentì molto portata per l'insegnamento
(la signora Vimercati ritiene che ciò fosse dovuto alla sua continua
tensione e all'amore per la solitudine) e si dedicò totalmente
all'attività di scrittrice, sia in prosa che in versi.
Nella
prima produzione letteraria di Ada Negri, a partire dal libro
d'esordio Fatalità (1892)
i temi principali sono quelli delle tematiche sociali, fino a
giungere quasi alla poesia di denuncia. Raggiunse ben presto la
notorietà e venne definita 'la poetessa del Quarto Stato'.
In una seconda fase della sua produzione poetica, la scrittrice
lodigiana si avvicinò invece a posizioni simili a quelle di Pascoli
e soprattutto D'Annunzio, trattando i temi della contemplazione
della natura e della condizione umana, rese attraverso un lirismo
maggiore.
Tra le opere più celebri di questo periodo vanno ricordate le
novelle Le solitarie (1917),
il Libro di Mara (1919), Il
dono (1936) e il romanzo autobiografico Stella
mattutina (1921).
Secondo
la signora Vimercati l'ispirazione 'sociale' di Ada Negri era
dovuta alla sua esperienza personale; i genitori infatti lavoravano
come custodi nella villa di alcuni 'signorotti' e la poetessa,
allora bambina, poteva vedere il trattamento che la classe borghese
riservava ai contadini e toccare con mano la drammaticità della
condizione dei lavoratori, non solo dal punto di vista economico,
ma anche umano. A partire da questa esperienza, quindi, la sua
sensibilità di poetessa si concretizzò in una poesia a sfondo
sociale, a volte polemica anche nei confronti di quella parte
della Chiesa che non si poneva in ascolto della voce dei più umili.
La signora Origgi Vimercati azzarda anche l' ipotesi che questa
iniziale ostilità nei confronti di una certa parte della Chiesa
le sia costata il premio Nobel per la Letteratura, attribuito
nel 1926 a Grazia Deledda.
Un
riconoscimento importante comunque Ada Negri lo ottenne: nel 1940
venne nominata infatti 'Accademica d'Italia'. La poetessa non
se ne vantava, forse paragonando il riconoscimento conseguito
con il Nobel perduto, ma quando Marconi la andò a trovare congratulandosi
a nome di tutti gli Accademici d'Italia, ne fu veramente felice.
Il titolo conferitole dal Governo comportava il fatto che la poetessa
dovesse segnalare ogni suo spostamento sul territorio al Prefetto,
il quale inviava una macchina di rappresentanza con l'autista
a prelevarla e accompagnarla.
Nel
periodo del suo soggiorno bollatese il Prefetto aveva istruito
la cittadinanza sul fatto di rivolgersi alla poetessa chiamandola
'eccellenza'. Quando però i pochi abitanti del paese che la vedevano
la chiamavano in questo modo, Ada Negri ne era quasi irritata
e chiedeva loro di non attenersi alle disposizioni prefettizie.
In realtà questo accadeva raramente, in quanto a Bollate la poetessa
non usciva quasi mai dalla propria abitazione, se non per brevi
passeggiate all'imbrunire, e non legò praticamente con nessuno,
se non con la signora Vimercati, che prese in simpatia forse per
la comune esperienza di maestra.

a
testimonanza della fama di cui godeva Ada Negri,
una cartolina del 1915 che riporta alcuni dei suoi versi
segue
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