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"Tolstoj? Un classico caso di cretino e degenerato"




di Federico Pedrocchi









 

Una serie di schede che inquadrano Cesare Lombroso e le sue ricerche.

Un intero sito è dedicato agli Ultimi giorni di Tolstoj, libretto uscito in Russia nel 1911, pochi mesi dopo la morte del grande scrittore, avvenuta il 7 novembre del 1910. Fu scritto da Vladimir Chertkov, amico e segretario personale di Tolstoj che - questo avrebbe certamente fatto felice Lombroso - negli ultimi mesi di vita manifestò comportamenti non in linea con la morale del tempo. Infatti manifestò una certa avversione nei confronti delle religioni e dei loro apparati (fu anche scomunicato dalla chiesa ortodossa) e finì in rotta anche con la famiglia, al punto da lasciare la sua casa e finire in una sperduta frazioncina dove, appunto, passò a miglior vita. Il racconto di quei giorni lo trovate qui.

Una serie di immagini di Tolstoj, per addestrarvi a riconoscere le geniali degenerazioni.

La casa di Tolstoj in immagini odierne. Tutto è rimasto come allora e in questo foto a colori e molti chiare si vedono tutte le stanze nelle quali visse l'autore di Guerra e Pace.

Il 27 agosto del 1897 Cesare Lombroso si reca a Yasnaya Polyana, località non lontana da Mosca.

A Mosca c'è il 12° Congresso Mondiale di Medicina, ma a Yasnaya Polyana vive Leo Tolstoj. Il nostro Cesare lo ha già definito un "cretino e un degenerato", terminologia da non prendere nella sua accezione più immediata e, quindi, offensiva. Lombroso non ce l'aveva su con Tolstoj, mettiamola così, per strani torti subiti. Lombroso, invece, pensava che la genialità si accompagnasse, necessariamente, a modalità degenerate del vivere e anche a manifestazioni di parziale cretinismo che, per esempio, spesso si evidenziano in una statura molto ridotta. A partire da questo dato il celebre - era veramente noto in tutto il mondo - medico italiano aveva già liquidato Platone, di cui si narra che fosse un piccoletto. E Cartesio aveva un cranio ridottissimo, geometria corporale che per Lombroso rappresentava il top dell'anormalità, perché caratteristica anche dei criminali. La teoria, insomma, sostiene che genialità e criminalità sono comunque manifestazioni di vite alterate.


Yasnaya Polyana

Così stanno le cose in quel pomeriggio di agosto del 1897 quando Cesare Lombroso va a far visita a Tolstoj, lasciando per qualche ora il Congresso Mondiale nel quale presiede la sezione di dibattito dedicata alla malattia mentale. A quell'incontro ha dedicato un saggio Paolo Mazzarello, dell'Università di Pavia; si tratta de Il Genio e l'Alienista, edito da Bibliopolis (Napoli, 1998).

La situazione è difficile da immaginare e la sensazione che si sia trattato di un evento paradossale emerge con evidenza. Lombroso incontra Tolstoj con la determinazione di chi vuole effettivamente confermare le sue teorie, mentre Tolstoj lo osserva come se fosse lui la strana bestia da interpretare.
L'aspetto di Tolstoj è poco soddisfacente, per uno che sta cercando tracce di cretinismo. Lo si vede nell'immagine in questa pagina: è un vecchio saggio, che ricorda Zeus o Mosé. Ma Cesare, che deve trovare qualcosa a tutti i costi, nota le sue "terribili sopracciglia".
Durante l'incontro Lombroso spiega anche le sue teorie a Tolstoj, e la cronaca ci dice che qualche momento di tensione emerge. Tolstoj, per esempio, è convinto che la legge, e le condanne che da essa derivano, non siano cosa giusta; Tolstoj è contrario a ogni forma di violenza. Siamo agli antipodi, visto che Lombroso andava predicando da tempo che certa gente con certe facce sarebbe bene metterla in gattabuia a priori.
I due si lasciano, e Tolstoj consegna al suo diario l'impressione di aver incontrato "un uomo ingenuo e molto limitato".
Il testo di Paolo Mazzarello descrive ampiamente la vicenda.

La ricerca, oggi, a che punto sta?

Lombroso non è certo attuale, ma che all'origine di alcuni comportamenti criminali possa esservi qualche "predisposizione" scritta nel DNA, non è una tesi che viene completamente esclusa. Recentemente, due ricercatori che operano negli Stati Uniti - Adrian Raine e Antonio Damasio - hanno confrontato le immagini cerebrali di persone "normali" e persone che hanno commesso omicidi, immagini ottenute con la tecnica della Tomografia a emissione di Protoni (PET). Ebbene, sono immagini diverse.
Damasio, inoltre, è propenso a sostenere che i traumi a certe zone cerebrali subiti nell'infanzia siano portatori di comportamenti aggressivi nell'età matura. I dati lo confermerebbero.
Non si esclude, per concludere, che origini organiche del comportamento criminale vi possano essere.

Ci fermiamo qui e vi mandiamo in rete per qualche approfondimento sui personaggi, ovvero Lombroso e il degenerato Tolstoj.