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Ingrid
di Alba De Céspedes














Da quando la notizia della separazione tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini è stata divulgata, credo che non vi sia una persona nel mondo che non si sia creduta in diritto di esprimere il proprio parere sulla risoluzione presa dai due coniugi. E gli italiani, secondo la loro tradizione e il loro carattere, ne discutono parteggiando accanitamente per lui o per lei. Che tali discussioni avvengano è naturale non solo per la notorietà dei due protagonisti della vicenda, ma anche perché, difendendo Ingrid o Roberto, tutti in fondo difendono se stessi, il proprio carattere, le proprie aspirazioni. Infatti come, anni or sono, l'incontro tra la Bergman e Rossellini sollevò il problema dell'amore nel mondo moderno, oggi il loro distacco pone in causa quello del matrimonio.

Quando i due amanti famosi riuscirono a sposarsi ricordo che, vedendoli sorridere nelle fotografie, provavo per loro un senso indefinibile di compassione: mi parevano, da quel momento, condannati a dimostrarsi felici per tutta la vita, il che è spesso difficile, e talvolta impossibile. Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca sono stati fermati dalla morte nella loro leggenda amorosa, Renzo e Lucia, dopo le nozze, vengono saggiamente abbandonati dall'autore, il quale si limita ad assicurarci brevemente che furono sereni e felici per tutta la vita. Ma forse essi non avrebbero potuto sostenerlo se fotografi e cronisti li avessero seguiti giorno dopo giorno, domandando loro se ancora si amavano come all'inizio, se si erano mai traditi, se avevano mai pensato a lasciarsi.

Questa spietata curiosità, che risparmia le copie anonime, non risparmiava i Rossellini: anzi, li obbligava ed essere sempre all'altezza del loro romanzesco amore e, implicitamente, all'altezza di se stessi, stabilendo tra loro un continuo raffronto che può essere stato uno dei motivi della loro separazione.

Forse sarò la sola a credere che Ingrid e Roberto si amino ancora, come si amano tante copie dopo sette anni di matrimonio: in un modo, cioè, che il passato, la notorietà e il carattere impediva loro di accettare. E l'abbraccio di Orly non esprimeva la gioia di ritrovarsi - come poteva far supporre - ma la disperazione di essere costretti a lasciarsi.


1949: Bergman mette piede in Italia

Adesso hanno ripreso ciascuno la propria strada: e, seguendoli, ci avvedremo che non potevano proseguire insieme. Erano giunti, infatti, alla celebrità attraverso esperienze ed espressioni artistiche diverse. Lei aveva incominciato molto giovane, si era imposta un continuo intelligente controllo, aveva rappresentato un mondo ancora sereno, anche nelle sue passioni e nei suoi conflitti, che ella esprimeva nel suo limpido, incantevole sorriso, anche quando incarnava, per esempio, Giovanna D'Arco, un personaggio che il marito regista le fece poi interpretare in modo del tutto diverso e nel quale, essendo meno spontanea, riuscì meno convincente. Lui, invece, aveva raggiunto la notorietà di colpo, affidandosi all'improvvisazione, servendosi di attori occasionali, senza mai sapere che cosa avrebbe fatto loro recitare l'indomani, mentre lei sapeva sempre la sua parte. L'uno si cercava sempre, l'altra si era trovata.

Allo stesso modo, oggi, la Bergman è partita per Londra con piani precisi già predisposti, dichiarando che tornerà in Italia, che tornerà in America. Rossellini invece ha dichiarato pochi gioni fa, nella nostra rivista, che non vorrebbe più occuparsi di cinematografo, che si propone di scrivere. Anzi che già scrive, che sta scoprendo l'India, che si interessa a quelle religioni, che forse non tornerà più in Italia.
Non sappiamo dunque nulla di lui: potrebbe ancora stupirci con un'altra improvvisazione, intuendo un momento o un mondo eccezionale, e rappresentandolo adeguatamente, come ha espresso il nostro dopoguerra.


1957: Ingrid e Roberto escono dall'ascensore dell'albergo parigino dove hanno preso la decisione di separarsi

I figli, come sempre, rimangono al più forte. Del resto, anche quando i genitori sono uniti, è sempre al più forte che sono affidati. I figli sanno tutto, perciò riconoscono subito chi meglio sa proteggerli e lo scelgono, davanti alla legge o nel cuore. Oserei dire che Pia Lindstrom ha già scelto con chi vivrà e sono sicura che Robertino, Isotta, Isabella avranno una infanzia sempre protetta e serena. Non credo, come molti, che essi sarebbero cresciuti meglio in una famiglia dove, forse, vi sarebbero stati rancori, compromessi, litigi.

Ora che la lunga vicenda è conclusa, mi sembra che dovremmo almeno offrire l'omaggio della nostra discrezione a chi ha certamente sofferto prima di concluderla, nei confronti dei figli e del mondo, in modo dignitoso e civile. Ingrid Bergman ci ha provato, infatti, che oggi una donna può sottrarsi a una condizione che, per un serio motivo, la fa soffrire o la umilia purché sia capace di provvedere col proprio lavoro a se stessa e ai suoi figli, come certamente ella vi provvederà in ogni futura occorrenza. Se la maggior parte del pubblico la sostiene è perché ella ha sempre pagato per i suoi atti, accettandone la responsabilità delle conseguenze. Perché, insomma, tra tante sue famose interpretazioni, ha interpretato il personaggio della donna d'oggi, divisa tra i suoi doveri e le sue passioni, tra la sua famiglia e il suo lavoro: e lo ha fatto con inimitabile grazia, con ammirevole dignità; e con quella convincente forza umana.