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Delfini
e cercatori d'oro
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Fosfati
per l'agricoltura e petrolio hanno messo in scacco anche i delfini
del Rio delle Amazzoni. Ma qui
le sorti del botu
(Inia geoffrensis) dipendono
anche dalla corsa all'oro. Il mercurio utilizzato per l'estrazione
del metallo prezioso devasta l'ecosistema fluviale e i delfini,
alla cima della catena alimentare, corrono seri rischi. I membri
della tribù Ticunas raccontano
molte leggende riguardo al boto. I boto di colore grigio scuro sono
ben visti e l'uccisione di questi delfini è tabù.
I boto rosa invece sono nefasti, ma gli occhi sono ricercati per
il loro potere afrodisiaco. Per altre tribù questi delfini
sono i messaggeri del bene e del male,
si trasformano in uomini affascinanti e ammaliano e trascinano nelle
acque del fiume le ragazze. I figli nati da questa unione hanno
poteri sciamanici.
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Beluga
malati nel San Lorenzo
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Nei fiumi del nord del mondo i cetacei non hanno maggiore fortuna.
I beluga del San Lorenzo, dopo
uno stanziamento durato circa diecimila anni, non godono di buona
salute. L'area è quella del congiungimento del Saguenay River
con l'estuario del San Lorenzo, dove tra la fine dell'estate e l'inizio
dell'autunno le correnti ghiacciate del Labrador convogliano enormi
quantità di plancton (di cui approfittano anche le balene,
non stanziali). I beluga non mangiano direttamente plancton, ma
i pesci che se ne nutrono. |
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Nella
notte dei tempi questo segmento del San Lorenzo, dove le acque salate
si mescolano a quelle dolci, doveva essere la terra promessa dei
beluga. Per i privilegiati abitanti, spinti a raffinati adattamenti
fisiologici e morfologici, questa piscina naturale si è trasformata
in una fatale prigione. All'inizio del secolo scorso la popolazione
di beluga era stimata attorno ai cinquemila esemplari. Oggi ce ne
sono circa 650. I balenieri
li decimarono. Inoltre nel 1932 su ogni beluga fu posta una taglia
di $45, perché considerati predatori di salmoni e merluzzi,
che andavano diminuendo. |
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Sette anni
dopo gli scienziati chiarirono le preferenze alimentari di questi
mammiferi: principalmente aringhe, molluschi e crostacei. I beluga
non furono più considerati fuorilegge, rimasero comunque
ottime prede fino al 1973, quando le leggi canadesi bandirono definitivamente
la caccia ai cetacei. Nonostante il divieto il numero di beluga
continuò a diminuire. La dieta non era cambiata, soltanto
le condizioni ambientali dell'area più
industrializzata del mondo non la rendevano molto genuina.
I beluga svilupparono tumori
maligni, virus e malformazioni.
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