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Dove scorre il Naviglio














 


Nino Rossi al Tredici

Il locale diventò ben presto un polo di attrazione per tutta Milano, conosciuto anche all'estero, tanto che un giornale francese, Euro Cinema, dice - esagerando - che vi si potevano trovare "celebrità come Gassman, Mastroianni e nientemeno che Ursula Andress!"

Del gruppo corale gli "Amis della Briosca" si accorgono anche le edizioni musicali: prima la Italmusica che nel 1968 fa incidere 16 canzoni a Luciano Sada per la bella cifra di 35.000 lire e poi la Fonit Cetra, che nel 1972 mette sotto contratto tutto il gruppo per un disco di brani popolari, registrati dal vivo nelle cantine della Briosca.


Simbolo di un'epoca, luogo di destini incrociati e crogiolo creativo di musica e spettacolo, La Briosca fu insomma il ritrovo degli ultimi cantastorie e una fucina d'idee da cui trassero ispirazione molti artisti di cabaret. Fu qui che nacque anche il primo nucleo dell'ormai famosa Festa dei Navigli. Il Pinza e i suoi amici mettevano un tavolino e un grammofono sul balconcino e da lì facevano spettacolo.

Nel 1973 arrivano le ruspe. Sono gli anni della speculazione edilizia più spietata nella vecchia Milano; anni in cui, a forza di sfratti, la composizione popolare di interi quartieri cambiò irrimediabilmente. Ultimi a resistere nel vecchio edificio furono l'osteria e un'anziana signora. Sada si trasferì al numero 13 e aprì un nuovo locale che chiamò "al 13". Sull'insegna si possono leggere 3 D e una C (Tre-Di-Ci). La vecchia insegna della Briosca fu recuperata e collocata all'interno.

Alla fine degli anni '70, però, l'ambiente non era più lo stesso: alla malavita tradizionale, composta per lo più da piccoli ladri e contrabbandieri, si era sostituito il giro più pesante della droga. Il Pinza cedette il locale a una signora che aiutava in cucina e si spostò un po' più in periferia, dove aprì un locale più piccolo, "La Brioschina", ritrovo in tarda serata di artisti di teatro e musicisti da piano-bar, che si lanciavano spesso in jam-session spontanee.


Al centro, Alberto Quacci, in arte "Wanda"

"Gli amis de la Briosca" si videro ancora suonare in giro, soprattutto a scopo benefico e alle feste di quartiere. Il Pinza venne insignito dal Comune del titolo di "cittadino benemerito"; delle sue canzoni, quella più nota, divenuta un pezzo forte della goliardia, è una parodia di Montecarlo di Pino Calvi in chiave sboccata, "L'era mai success".

Alberto Quacci, uno degli ultimi interpreti del mondo dell'operetta degli anni '20 e '30, venne definito da Nino Rossi "il cantastorie più illustre che la nostra città abbia mai avuto dopo il Barbapedana e il Poiani". Ma, nonostante l'indubbio talento, nessuno di loro divenne ricco e famoso e i loro nomi sono sconosciuti ai più.

Quando morì Luciano Sada, nel 1999, il comune proibì il corteo perché si trattava di un funerale civile e non poteva concedere un percorso più lungo di 300 metri. Da via Bertacchi si arrivava giusto in Piazza XXIV maggio, un nodo troppo importante per il traffico, ma altrettanto impossibile una conclusione davanti alla chiesa di Sant'Eustorgio. Ci volle l'intervento del parroco e dei vigili di zona per trovare un accordo.

Oggi, al numero 13 spicca una nuova insegna "Osteria della Briosca", ma non ha niente a che vedere con quella di un tempo. La Milano dei cantastorie non esiste più, la vita notturna scorre ancora lungo i Navigli, più ripuliti e dignitosi di allora come più ricchi ed eleganti sono la maggior parte dei locali che vi si affacciano. Ma sul fondo, dove tutto si accumula negli anni, rimangono tracce di tutte le trasformazioni e, forse, altre se ne preparano...

La Balilla di Scapuccin alla Darsena

 

Per una storia dei Navigli in rete, vedi:

Il Naviglio Grande
I Navigli di Milano, viaggio in foto
"The District of Leisure: Bars, Restaurants and Entrepreneurs of the 'Milanesi Navigli'"
saggio in inglese sulla trasformazione del quartiere
Ancora su MUVI, una mostra sui barconi della Martesana