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Apollo Program rende conto delle varie missioni spaziali dall'Apollo
1, tragicamente conclusasi prima della partenza, all'Apollo 17.
Anche sul sito del National Air and Space Museum di Washington è
visitabile una mostra intitolata Apollo
to the Moon.

Un
breve filmato
del lancio della nave spaziale Apollo è disponibile
su "Solarviews",
che dedica ampio spazio alle esplorazioni
lunari. Il sito mette a disposizione altri video clip che
ripercorrono le fasi salienti della missione: il rilevamento dell'avaria,
il danneggiamento
del modulo di servizio, la costruzione
del filtro,
l'ammaraggio.
L'impresa
dell'Apollo 13 è riassunta e narrata a fumetti da
Jerry Woodfill, ingegnere della NASA per il progetto Apollo
13.
Per
gli appassionati di esplorazioni spaziali, consigliamo una visita
al sito del Lunar
and Planetary Institute, fondato a Houston dalla NASA.

James
Lovell, comandante dell'Apollo 13, interpretato da Tom Hanks nel
film "Apollo13"
(nella galleria
trovate video, audio e simulazioni).
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Per
i superstiziosi, il 13 è un numero da evitare: stanze di
albergo, posti in aereo e soprattutto
missioni spaziali.
Quando i giornalisti chiesero a James Lovell, comandante dell'Apollo
13, se nutrisse preoccupazioni circa il numero 13, l'astronauta
rispose: "Gli italiani dicono che questo è un numero
fortunato. Proviamo a prenderli in parola." Un'indagine più
accurata sulle credenze degli italiani (divisi in due sul fronte
del 13) di certo non l'avrebbe dissuaso dalla partenza, ma forse
gli avrebbe suggerito di ribattezzare la missione.
Invece,
neanche a farlo apposta, il decollo dell'Apollo 13, destinato
all'esplorazione dell'area lunare Fra Mauro, avvenne proprio alle
13:13 dell'11 aprile 1970. I primi due giorni trascorsero in estrema
tranquillità. Ma il 13 aprile, appunto, Jim Lovell e Fred
Haise, il pilota del modulo lunare, sentirono un'esplosione, mentre
stavano portando a termine il checkout dell'Aquarius (parte del
modulo di allunaggio). Il botto fu tale che anche Jack Swigert,
il pilota del modulo di comando e servizio, sospese immediatamente
le sue osservazioni stellari. Jim, in contatto con gli uomini
della base Terra, pronunciò allora la storica frase: "Houston,
we've got a problem". E che problema!
Jim,
guardando dall'oblò, constatò che l'Apollo 13 stava
perdendo gas. A 328mila km dalla Terra, uno dei manometri dell'ossigeno
segnava zero. Il serbatoio di ossigeno numero 2 del modulo di
servizio era esploso, danneggiando il serbatoio primario. L'avaria
provocò in breve anche la perdita di acqua e di energia
elettrica e rese inutilizzabile il sistema di propulsione. L'Apollo
aveva già abbandonato l'orbita che avrebbe potuto riportarlo
sulla Terra sfruttando i campi gravitazionali, senza consumare
energia.
Si
trattava di riprogettare il viaggio, cambiando innanzitutto la
destinazione: non più la Luna (che fu salutata dagli astronauti
come "lost Moon"), bensì la Terra. L'intera astronave
dovette essere rifunzionalizzata.
Il modulo di servizio, che era stato progettato per contenere
le riserve di ossigeno, acqua e carburante, apparentemente inutile
dopo l'eplosione e la perdita delle scorte, si rivelò un
ottimo scudo protettivo per evitare il deterioramento del modulo
di comando esposto al gelo dello spazio. Infatti non fu abbandonato
se non al momento del rientro.
Il modulo di comando, pensato per ritornare sulla Terra, venne
disattivato perché non si esaurissero le risorse, riadeguate
alla nuova tabella di marcia.
La vera "scialuppa di salvataggio" fu il modulo lunare
Aquarius. Originariamente equipaggiato per garantire la sopravvivenza
di due persone per un massimo di 48 ore, dovette essere riadattato
per i quattro giorni di viaggio che separavano l'equipaggio dalla
Terra. Tutti i sistemi
elettronici non essenziali vennero disattivati, l'acqua razionata,
l'energia elettrica rimasta servì a mantenere il contatto
radio con la Terra. A tempo di record gli ingegneri della base
terrestre escogitarono il modo per costruire con materiali recuperati
(tra cui l'insostituibile nastro adesivo!) un filtro all'idrossido
di litio capace di filtrare l'anidride carbonica in eccesso.
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Ormai
inservibile per l'allunaggio, l'Aquarius permise di risparmiare
le scorte del modulo di comando per il ritorno, mentre il motore
di cui era dotato fu usato per mutare la traiettoria della navicella.
Affidandosi
ai motori del modulo lunare, gli astronauti doppiarono la Luna
e si immesero in un'orbita di libero rientro, facendo rotta verso
la Terra. Per rientrare nell'atmofera, dovettero abbandonare il
modulo lunare, sprovvisto di scudo termico, e introdursi nella
capsula di comando, che ammarò nell'Oceano Pacifico.
Un'ultima
nota per i superstiziosi: l'ammaraggio si concluse con la salvezza
dell'intero equipaggio venerdì 17 aprile!
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