la rivista di 










"Houston, we've got a problem"
di Cristina Meneguzzo















The Apollo Program rende conto delle varie missioni spaziali dall'Apollo 1, tragicamente conclusasi prima della partenza, all'Apollo 17. Anche sul sito del National Air and Space Museum di Washington è visitabile una mostra intitolata Apollo to the Moon.

Un breve filmato del lancio della nave spaziale Apollo è disponibile su "Solarviews", che dedica ampio spazio alle esplorazioni lunari. Il sito mette a disposizione altri video clip che ripercorrono le fasi salienti della missione: il rilevamento dell'avaria, il danneggiamento del modulo di servizio, la costruzione del filtro, l'ammaraggio.

L'impresa dell'Apollo 13 è riassunta e narrata a fumetti da Jerry Woodfill, ingegnere della NASA per il progetto Apollo 13.

Per gli appassionati di esplorazioni spaziali, consigliamo una visita al sito del Lunar and Planetary Institute, fondato a Houston dalla NASA.

James Lovell, comandante dell'Apollo 13, interpretato da Tom Hanks nel film "Apollo13" (nella galleria trovate video, audio e simulazioni).

Per i superstiziosi, il 13 è un numero da evitare: stanze di albergo, posti in aereo e soprattutto… missioni spaziali.
Quando i giornalisti chiesero a James Lovell, comandante dell'Apollo 13, se nutrisse preoccupazioni circa il numero 13, l'astronauta rispose: "Gli italiani dicono che questo è un numero fortunato. Proviamo a prenderli in parola." Un'indagine più accurata sulle credenze degli italiani (divisi in due sul fronte del 13) di certo non l'avrebbe dissuaso dalla partenza, ma forse gli avrebbe suggerito di ribattezzare la missione.

Invece, neanche a farlo apposta, il decollo dell'Apollo 13, destinato all'esplorazione dell'area lunare Fra Mauro, avvenne proprio alle 13:13 dell'11 aprile 1970. I primi due giorni trascorsero in estrema tranquillità. Ma il 13 aprile, appunto, Jim Lovell e Fred Haise, il pilota del modulo lunare, sentirono un'esplosione, mentre stavano portando a termine il checkout dell'Aquarius (parte del modulo di allunaggio). Il botto fu tale che anche Jack Swigert, il pilota del modulo di comando e servizio, sospese immediatamente le sue osservazioni stellari. Jim, in contatto con gli uomini della base Terra, pronunciò allora la storica frase: "Houston, we've got a problem". E che problema!

Jim, guardando dall'oblò, constatò che l'Apollo 13 stava perdendo gas. A 328mila km dalla Terra, uno dei manometri dell'ossigeno segnava zero. Il serbatoio di ossigeno numero 2 del modulo di servizio era esploso, danneggiando il serbatoio primario. L'avaria provocò in breve anche la perdita di acqua e di energia elettrica e rese inutilizzabile il sistema di propulsione. L'Apollo aveva già abbandonato l'orbita che avrebbe potuto riportarlo sulla Terra sfruttando i campi gravitazionali, senza consumare energia.

Si trattava di riprogettare il viaggio, cambiando innanzitutto la destinazione: non più la Luna (che fu salutata dagli astronauti come "lost Moon"), bensì la Terra. L'intera astronave dovette essere rifunzionalizzata.

Il modulo di servizio, che era stato progettato per contenere le riserve di ossigeno, acqua e carburante, apparentemente inutile dopo l'eplosione e la perdita delle scorte, si rivelò un ottimo scudo protettivo per evitare il deterioramento del modulo di comando esposto al gelo dello spazio. Infatti non fu abbandonato se non al momento del rientro.
Il modulo di comando, pensato per ritornare sulla Terra, venne disattivato perché non si esaurissero le risorse, riadeguate alla nuova tabella di marcia.

La vera "scialuppa di salvataggio" fu il modulo lunare Aquarius. Originariamente equipaggiato per garantire la sopravvivenza di due persone per un massimo di 48 ore, dovette essere riadattato per i quattro giorni di viaggio che separavano l'equipaggio dalla Terra. Tutti i sistemi elettronici non essenziali vennero disattivati, l'acqua razionata, l'energia elettrica rimasta servì a mantenere il contatto radio con la Terra. A tempo di record gli ingegneri della base terrestre escogitarono il modo per costruire con materiali recuperati (tra cui l'insostituibile nastro adesivo!) un filtro all'idrossido di litio capace di filtrare l'anidride carbonica in eccesso.

Ormai inservibile per l'allunaggio, l'Aquarius permise di risparmiare le scorte del modulo di comando per il ritorno, mentre il motore di cui era dotato fu usato per mutare la traiettoria della navicella. Affidandosi ai motori del modulo lunare, gli astronauti doppiarono la Luna e si immesero in un'orbita di libero rientro, facendo rotta verso la Terra. Per rientrare nell'atmofera, dovettero abbandonare il modulo lunare, sprovvisto di scudo termico, e introdursi nella capsula di comando, che ammarò nell'Oceano Pacifico.

Un'ultima nota per i superstiziosi: l'ammaraggio si concluse con la salvezza dell'intero equipaggio venerdì 17 aprile!