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Un'altra
esposizione è aperta a Londra. "South:
the race to the Pole" è il titolo della mostra
sull'epoca eroica dell'esplorazioni del Polo Sud.

Splendidi
materiali fotografici sono contenuti nelle pagine
dedicate da Kodak al fotografo australiano Frank Hurley, che accompagnò
Shackelton.

Il
sito permette un tour fotografico della spedizione muovendosi
su una mappa cliccabile.
Nel
1999 un gruppo di studio ripercorse le tracce di Shackelton in
Antartide. L'anno successisvo un'altra spedizione, cui prese parte
anche Messner, superò con estreme difficoltà i monti
e i ghiacciai della South Georgia.

Dall'esperienza delle due squadre nacque il film "Shackleton's
Antarctic Adventure", di cui è possibile vedere il
trailer.

Il
sito della PBS raccoglie inoltre molto materiale informativo sull'impresa
di Shackelton. E' possibile conoscere da vicino i componenti
dell'equipaggio e capire come funziona un sestante.
Una pagina racconta inoltre cosa accadde all'altra nave collegata
alla spedizione, l'Aurora,
e agli uomini che affrontarono il Ross Sea per attendere l'arrivo
di Shackelton all'altro capo dell'Antartide.
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Su una scheggia l'equipaggio
oltrepassa il circolo la notte di Capodanno. Shackleton annota:
"
Così, dopo un anno si incessante battaglia con il ghiaccio,
abbiamo fatto ritorno
quasi alla stessa latitudine dalla
quale siamo partiti [
] ma in ben altre condizioni. La
nostra nave è perduta e noi abbandonati su un pezzo di
ghiaccio alla mercè dei venti".
Il 9 aprile i marinai
sono costretti a salire sulle scialuppe. Tre giorni dopo Shackleton
dalla Stancomb Wills avvista la Elephant Island. Tutti gli uomini
riescono a sbarcare: è il primo lembo di terra che toccano
dopo 16 mesi. Fissato il nuovo campo base a Cape Wild, Shackleton
annota:
"Raccolti
attorno al fornello, con il fumo acre che il vento ci soffiava
in viso, eravamo un'allegra compagnia. La vita non era poi così
terribile."
Quella notte Shackleton
progetta il ritorno all'isola di South Georgia, 1300 km a nord-est,
attraverso uno dei tratti di mare più burrascosi del pianeta,
con l'ausilio di un sestante, una bussola prismatica, un binocolo,
carte nautiche e... una buona dose di ottimismo e coraggio. Il
24 aprile Shackleton, Worsley, Crean, McNeish, McCarthy e Vincent
prendono il largo sulla James Caird, mentre Wild rimane alla guida
degli uomini sulla Elephant Island.

Sulla navicella i marinai
percorrono fino a 100 km per giorno. Una tempesta si abbatte su
di loro, ma incredibilmente la scialuppa non si ribalta. L'undicesimo
giorno Shackleton vede qualcosa di strano all'orizzonte. E' la
cresta spumeggiante di un'onda gigantesca:
"Durante
ventisei anni di oceano, non avevo mai visto un'onda tanto grande".
La barca si solleva
come un pezzo di sughero, viene parzialmente inondata e un manipolo
di uomini inizia convulsamente a svuotarla dall'acqua. A bordo
non cè quasi più nulla, soprattutto non c'è
più ghiaccio da fondere per bere. Durante gli ultimi tre
giorni che li dividono dalla terra i marinai saranno tormentati
da una sete immane.
Quando vedono l'isola,
gli uomini non possono attraccare, perché è quasi
notte e rischiano di sfracellarsi sulle rocce. Il mattino dopo
un furioso uragano dapprima li allontana dalla costa, poi li riavvicina.
Il vento cala soltanto due giorni dopo, permettendo a Shackleton
di sbarcare a 17 miglia dalla stazione dei balenieri. Per raggiungerla
bisogna superare le montagne e i ghiacciai dell'isola. McNeish
and Vincent sono troppo deboli per provarci e McCarthy rimane
a prendersi cura di loro.
Shackleton, Crean and Worsley si avviano. Salgono, discendono,
risalgono fino a notte fonda grazie al riverbero della luna piena
sui ghiacci. Il giorno dopo si rendono conto di trovarsi sul ghiacciaio
sbagliato: non ci sono crepacci sullo Stromness. Riprendono la
marcia e finalmente sentono la sirena di sveglia dei balenieri.
Per accelerare i tempi della discesa, si lasciano scivolare lungo
il pendio, giunti a valle, temono di affogare in un lago ricoperto
di neve semighiacciata. L'ultimo tratto lo percorrono nell'acqua
di un fiumiciattolo incassato nel ghiaccio che termina con una
piccola cascata. E' la via più breve, anche se rischiano
di congelare.
I primi esseri umani che vedono sono un paio di ragazzini, che
scappano da loro spaventati. Finalmente il capo dei balenieri
li riconosce e li accoglie. Il giorno dopo recuperano i tre uomini
rimasti alla baia di attracco della James Caird. Ma non c'è
tempo da perdere: Shackleton, Worsley and Crean su una baleniera
puntano verso la Elephant Island. Riusciranno a raggiungerla solo
al quarto tentativo, dopo circa cento giorni di navigazione.
Ad attenderli, i compagni.
Sono tutti vivi.
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