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Transantartica: "l'esile confine che divide il successo dal fallimento"














"The 'Endurance' - Shackleton's Legendary Antarctic Expedition"
è il nome della mostra dedicata all'impresa di Shackelton dal
Burke Museum University of Washington, aperta fino a fine 2001.


Un'altra esposizione è aperta a Londra. "South: the race to the Pole" è il titolo della mostra sull'epoca eroica dell'esplorazioni del Polo Sud.

Splendidi materiali fotografici sono contenuti nelle pagine dedicate da Kodak al fotografo australiano Frank Hurley, che accompagnò Shackelton.

Il sito permette un tour fotografico della spedizione muovendosi su una mappa cliccabile.

Nel 1999 un gruppo di studio ripercorse le tracce di Shackelton in Antartide. L'anno successisvo un'altra spedizione, cui prese parte anche Messner, superò con estreme difficoltà i monti e i ghiacciai della South Georgia.

Dall'esperienza delle due squadre nacque il film "Shackleton's Antarctic Adventure", di cui è possibile vedere il trailer.

Il sito della PBS raccoglie inoltre molto materiale informativo sull'impresa di Shackelton. E' possibile conoscere da vicino i componenti dell'equipaggio e capire come funziona un sestante. Una pagina racconta inoltre cosa accadde all'altra nave collegata alla spedizione, l'Aurora, e agli uomini che affrontarono il Ross Sea per attendere l'arrivo di Shackelton all'altro capo dell'Antartide.

 

Su una scheggia l'equipaggio oltrepassa il circolo la notte di Capodanno. Shackleton annota:

" Così, dopo un anno si incessante battaglia con il ghiaccio, abbiamo fatto ritorno… quasi alla stessa latitudine dalla quale siamo partiti […] ma in ben altre condizioni. La nostra nave è perduta e noi abbandonati su un pezzo di ghiaccio alla mercè dei venti".

Il 9 aprile i marinai sono costretti a salire sulle scialuppe. Tre giorni dopo Shackleton dalla Stancomb Wills avvista la Elephant Island. Tutti gli uomini riescono a sbarcare: è il primo lembo di terra che toccano dopo 16 mesi. Fissato il nuovo campo base a Cape Wild, Shackleton annota:

"Raccolti attorno al fornello, con il fumo acre che il vento ci soffiava in viso, eravamo un'allegra compagnia. La vita non era poi così terribile."

Quella notte Shackleton progetta il ritorno all'isola di South Georgia, 1300 km a nord-est, attraverso uno dei tratti di mare più burrascosi del pianeta, con l'ausilio di un sestante, una bussola prismatica, un binocolo, carte nautiche e... una buona dose di ottimismo e coraggio. Il 24 aprile Shackleton, Worsley, Crean, McNeish, McCarthy e Vincent prendono il largo sulla James Caird, mentre Wild rimane alla guida degli uomini sulla Elephant Island.

Sulla navicella i marinai percorrono fino a 100 km per giorno. Una tempesta si abbatte su di loro, ma incredibilmente la scialuppa non si ribalta. L'undicesimo giorno Shackleton vede qualcosa di strano all'orizzonte. E' la cresta spumeggiante di un'onda gigantesca:

"Durante ventisei anni di oceano, non avevo mai visto un'onda tanto grande".

La barca si solleva come un pezzo di sughero, viene parzialmente inondata e un manipolo di uomini inizia convulsamente a svuotarla dall'acqua. A bordo non cè quasi più nulla, soprattutto non c'è più ghiaccio da fondere per bere. Durante gli ultimi tre giorni che li dividono dalla terra i marinai saranno tormentati da una sete immane.

Quando vedono l'isola, gli uomini non possono attraccare, perché è quasi notte e rischiano di sfracellarsi sulle rocce. Il mattino dopo un furioso uragano dapprima li allontana dalla costa, poi li riavvicina. Il vento cala soltanto due giorni dopo, permettendo a Shackleton di sbarcare a 17 miglia dalla stazione dei balenieri. Per raggiungerla bisogna superare le montagne e i ghiacciai dell'isola. McNeish and Vincent sono troppo deboli per provarci e McCarthy rimane a prendersi cura di loro.

Shackleton, Crean and Worsley si avviano. Salgono, discendono, risalgono fino a notte fonda grazie al riverbero della luna piena sui ghiacci. Il giorno dopo si rendono conto di trovarsi sul ghiacciaio sbagliato: non ci sono crepacci sullo Stromness. Riprendono la marcia e finalmente sentono la sirena di sveglia dei balenieri. Per accelerare i tempi della discesa, si lasciano scivolare lungo il pendio, giunti a valle, temono di affogare in un lago ricoperto di neve semighiacciata. L'ultimo tratto lo percorrono nell'acqua di un fiumiciattolo incassato nel ghiaccio che termina con una piccola cascata. E' la via più breve, anche se rischiano di congelare.
I primi esseri umani che vedono sono un paio di ragazzini, che scappano da loro spaventati. Finalmente il capo dei balenieri li riconosce e li accoglie. Il giorno dopo recuperano i tre uomini rimasti alla baia di attracco della James Caird. Ma non c'è tempo da perdere: Shackleton, Worsley and Crean su una baleniera puntano verso la Elephant Island. Riusciranno a raggiungerla solo al quarto tentativo, dopo circa cento giorni di navigazione.

Ad attenderli, i compagni. Sono tutti vivi.