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Altre
aviatrici
La
prima donna a conseguire il brevetto di aviatrice fu la francese
Elise Raymonde Deroche, baronessa La Roche, nel 1909. In
questa mostra della Wright State University Library la vedete
raffigurata in una cartolina
d'epoca.
Carina
Negrone è forse la più famosa delle aviatrici
italiane. Nel 1935 stabilì il primato mondiale di altezza,
salendo a 12.043 metri, un record che non venne più superato con
aerei a elica. Su di lei è uscito il libro VolaGenova,
edizioni De Ferrari.
Héléne
Dutrien. Francia, primato femminile di durata e percorso.
Bessie
Coleman (1893-1926), prima donna afroamericana a conseguire
il brevetto.

Harriet
Quimby (1875-1912), americana, la prima donna a sorvolare
la Manica, morì a Boston in un incidente aereo. In questa pagina,
un articolo in cui racconta in prima persona il
viaggio sopra la Manica.
Una lista di donne che hanno fatto la storia dell'Aviazione in
Women
in Aviation History: ne sono citate una dozzina, tutte
statunitensi.
Le
donne che figurano nell'International
Aerospace Hall of Fame sono Jacquelin Cochran (1908-1980)
e Amelia Earhart, un altro mito dell'aviazione americana.
Ad
Amelia Earhart abbiamo dedicato l'articolo "Che
fine ha fatto Lady Lindy?"

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Prima
di tutto cerchiamo di farci un'idea delle condizioni in cui si
volava. Gli apparecchi su cui ci si esercitava erano monoplani
di legno, a un solo posto, per cui la pratica iniziava necessariamente
da soli, con l'istruttore che rimaneva a terra. Il busto rimaneva
esposto dalla vita in su e la testa era protetta solo da un casco
di cuoio rigido. Il campo di atterraggio, poi, era spesso improvissato.
Gli incidenti non erano rari e le condizioni meteorologiche potevano
creare non poche difficoltà.
Ma
torniamo a Rosina Ferrario. Di agiata famiglia borghese, lavora
come impiegata. Sportiva e appassionata di montagna, guida anche
l'automobile, ma è in bicicletta che si reca alla lezioni
di volo. Conseguito il brevetto, vive il suo momento di gloria
tra il 1913 e il 1914, quando partecipa a diverse manifestazioni
e voli dimostrativi. Al Meeting Aviatorio di Napoli fa cadere
una pioggia di garofani rossi sulla folla; vola su Roma per la
visita del re, è a Como per il 1° Circuito dei Laghi;
insieme ad Achille Landini,
uno degli aviatori più famosi dell'epoca, si esibisce a
Busseto per il centenario della nascita di Giuseppe Verdi, atterrando
in mezzo alla nebbia su un campo di granoturco spianato per l'occasione.
Invitata in America del Sud per alcuni voli di propaganda turistica,
dovrà però rinunciare al viaggio per l'incombere
della guerra. Rosina si rende conto che potrebbe essere utile
per trasportare feriti per conto della Croce Rossa e si mette
subito a disposizione. Ma ormai i voli civili sono aboliti e tutti
i piloti devono essere militari. Rosina è esclusa, in quanto
"non è previsto l'arruolamento di signorine nel R.
Esercito", come specifica una lettera del Ministero della
Guerra in risposta a una delle sue tante domande.
Degli
anni seguenti sappiamo poco: nel 1921 troviamo Rosina Ferrario
felicemente sposata con Enrico Grugnola, conosciuto durante un'escursione
del Club Alpino Italiano. Insieme aprono un albergo a Milano con
un grande giardino, l'Hotel Italia in Piazzale Fiume, e hanno
due figli. Ormai Rosina si dedica solo alla famiglia; delle sue
passioni giovanili, coltiva la musica e le ascensioni in alta
montagna.
Partecipa
regolarmente agli incontri dei Pionieri
dell'Aeronautica, ma non volerà più,
rifiutandosi di salire su quegli "autobus da cielo"
che sono per lei gli aerei moderni e rimpiangendo i tempi in cui
volare era un'avventura romantica, a bordo del "suo"
aereo e a contatto con gli elementi. Il distintivo dei Pionieri
la accompagnerà anche nella morte, avvenuta nel 1959, ed
è l'unica decorazione sulla sua tomba, a Sesto San Giovanni.
In
un articolo di Carlo Ceruti su Cronaca Filatelica del 1996 si
lamenta che nell'emissione europea in onore delle donne celebri
si sia dedicato un francobollo a Carina
Negrone, trascurando Rosina Ferrario. Non avrà avuto
un francobollo commemorativo, però abbiamo scoperto che almeno
due grandi città, Palermo e Milano, le hanno intitolato
una via.
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