Da
RELIGIOLOGIQUES
Rivista canadese di studio delle religioni a carattere monografico.
Il termine
bioetica viene coniato nel 1970. Negli anni Sessanta,
quando inizia a prendere forma un approccio di natura sistematica
ai problemi legati allo sviluppo della biomedicina, (...) non
si cercava di creare una nuova disciplina quanto piuttosto di
trovare un posto per l'etica all'interno della biomedicina stessa.
L'Hastngs Center non venne chiamato Centro per la Bioetica,
ma Istituto per la Società, l'Etica e le Scienze della
vita. E così il Kennedy Institute of Ethics.
I teologi protestanti furono al centro di quella che sarebbe
diventata la bioetica. Tra i primi nomi che vengono alla mente
non si possono dimenticare Joseph Fletcher, Paul Ramsay, James
Childress e James Gustafson. Il libro di Fletcher Morale
e medicina ebbe
una forte risonanza, come anche Il
paziente come persona di Ramsay. I pensatori protestanti
eserciteranno un'influenza determinante per stabilire l'ordine
del giorno della bioetica. Il tema dell'autonomia, che diventerà
centrale in bioetica, non sarebbe stato pensabile in una cultura
dominata dal cattolicesimo.
I cattolici
si impegneranno in questo movimento a partire dal 1968. Nel
1969 Daniel Callahan, filosofo all'epoca molto legato alla Chiesa
cattolica, fonda l'Hastings Center e nel 1971 André Hellegers,
ginecologo cattolico e membro della Commissione pontificia sul
controllo delle nascite, diviene direttore-fondatore del Kennedy
Institute of Ethics che, nel cuore dell'università gesuita
di Georgetown, voleva essere un centro ecumenico. Richard A.
McCormick, teologo gesuita, divenne rapidamente un personaggio
influente in ambito bioetico.
(...) Le
tradizioni religiose, attraverso i miti d'origine, la liturgia,
le affermazioni dogmatiche e la cura delle anime, cercano di
cogliere il centro profondo dell'esistenza umana. Hanno quindi
un modo del tutto particolare di porre la questione della vita
umana. In ambito americano sembrerebbero essere state le uniche
a occuparsene.