Il buddismo e l'eutanasia

Da JOURNAL OF BUDDHIST ETHICS (rivista di etica buddista con testi integrali online. Si occupa in particolare degli aspetti morali ed etici del buddismo e della loro applicazione alla vita contemporanea)


(...) Secondo il buddismo non sussite un obbligo morale a preservare la vita a tutti costi o a continuarne artificalmente una ormai spenta. Il riconoscimento dell'ineluttabilità della morte è notoriamente al centro dell'insegnamento buddista. (...) Tentare di prolungare la vita oltre il suo corso naturale ricorrendo alla tecnologia (...) significa negare la realtà della vita umana. (...) Sembrerebbe quindi giustificabile il rifiuto di trattamenti medici eccessivi che non possono far altro che posporre per qualche tempo l'inevitabile.

Diritto a morire? Il punto di vista musulmano

Un brano tratto da un articolo di Abdulaziz Sachedina dell'Università della Virginia, nel sito "Issues in Contemporary Islam". L'articolo fa parte di una raccolta che ne comprende altri sei, tutto dello stesso autore, di cui viene fornito un abstract.

(...) La distruzione di una vita altrui è però sempre considerata intrinsecamente immorale. Rispetto all'eutanasia, la condanna morale sta nel fatto che questa enfatizza gli aspetto positivi della morte e quelli negativi della vita (...). Viene insomma ritenuto immorale affermare che morte sia migliore della vita.
La proibizione dell'eutanasia non implica però un'adesione al vitalismo, e in particolare all'idea che la vita debba essere prolungata a ogni costo. L'astensione dal cibo e il rifiuto degli interventi medici quando la fine è ormai certa e prossima non sono considerati immorali. dato che ciò significa semplicemente accettare la morte come parte inevitabile della vita.

L'argomento al centro di questa relazione, più precisamente il "diritto" del paziente a morire, non può essere discusso perché la vita è in primo luogo responsabilità divina e nessuna forma di intervento umano vi può porre termine; in secondo luogo, i suoi termini sono fissati dal giudizio inalterabile divino.

[…] La fede nel giudizio immutabile di Dio si ritrova anche nella legge musulmana, dove non solo non viene riconosciuto il diritto a morire, ma viene regolamentato anche il diritto ad essere aiutati a morire con metodi "passivi" o "attivi". E' importante precisare che, dato che la fine della vita è sottoposta a decreto divino, la legge rifiuta di riconoscere alcun diritto dell'individuo in materia. Riconosce però la possibilità di pervenire a una decsione collettiva da parte di coloro cui spetta l'assistenza, compresi medici curanti e famigliari. La forza giustificativa di tale regole si basa sul principio giuridico di nonmaleficenza che afferma "Nessun male deve essere inflitto o contraccambiato nell'Islam" (la darar wa la dirar fi'l-islam). Inoltre non esiste immunità per il medico che unilateralmente e attivamente decida di aiutare un paziente a morire.

SOMMARIO

Principi generali
Un po' di storia
La Tavola Valdese e i problemi etici posti dalla scienza
Fondamenti di bioetica ebraica
Principi medici islamici

Ingegneria genetica
Un convegno interconfessionale
La morale ebraica consente la clonazione?

Trapianto d'organi

La Chiesa cattolica di fronte ai trapianti
AIDO - Le religioni e i trapianti d'organi

Fecondazione assistita, contraccezione, aborto
Cattolici e aborto: i vescovi e il Papa
Buddismo e aborto

Continenza e contraccezione: la morale cattolica
La pillola del giorno dopo - Il comunicato dell'Accademia Pontificia per la vita
Etica medica ebraica
Dal Canada, indicazioni etiche per i medici

Eutanasia, suicidio
Il suicidio secondo il Catechismo cattolico
Buddismo e suicidio
Il Papa e l'eutanasia
Eutanasia e cattolicesimo in pillole
Il buddismo e l'eutanasia
Diritto a morire? Il punto di vista musulmano