"Duty
and Healing" tratta dei problemi etici che si incontrano
più frequentemente nelle situazioni cliniche: il consenso
informato del paziente, il ricorso a cure e interventi che prolunghino
la vita anche quando non ci siano più speranze di guarigione
ecc. Alla base dell'analisi, il concetto ebraico di "dovere
morale" e un raffronto con le fonti tradizionali. Quello
che segue è un brano tradotto dal capitolo citato.
L'atteggiamento
ebraico nei confronti del dolore
Sarebbe impossibile affrontare la questione legale della durata
e della qualità della vita nell'ebraismo senza prendere
in considerazione l'atteggiamento degli ebrei nei confronti
del dolore e della sofferenza. E' innegabile che l'ebraismo,
similmente a molte altre religioni e tradizioni filosofiche,
assegni un certo valore alla sofferenza e ai suoi effetti positivi:
"purificare" l'anima e indurre al pentimento. In linea
di principio, quindi, il Talmud afferma che è un privilegio
soffrire sette anni anziché morire all'istante. Nell'insieme,
però, si ritiene che gli aspetti negativi del dolore
sopravanzino quelli positivi, così, quando a un rabbino
sofferente venne chiesto: "Ti sono cari i tuoi tormenti?",
egli rispose: "Né loro né la loro ricompensa".
Tradizioni più ascetiche vedono il dolore come una specie
di benedizione. Sarebbe più esatto dire che per l'ebraismo
il dolore è piuttosto una specie di maledizione: nonostante
gli aspetti positivi, è preferibile evitarlo. Un buon
esempio è dato da un episodio che viene spesso citato,
occorso quando il Rabbino stava morendo per una malattia gastrointestinale
(Rabbi Yehuda il Principe, che preparò il Mishna nella
sua stesura finale, era conosciuto semplicemente come "il
Rabbino" per la sua influenza).
Il
giorno in cui l'anima del Rabbino trovò il riposo, i
rabbini avevano decretato una veglia e pregavano per chiedere
misericordia. Inoltre decretarono: "Chiunque dica 'Che
l'anima del Rabbino riposi", venga trapassato a fil di
spada". La cameriera del Rabbino salì sul tetto
e disse "Chi sta in Alto vuole il Rabbino e chi sta in
basso vuole il Rabbino; possa la Tua volontà essere che
quelli che stanno in basso abbiano la meglio su quelli che stanno
in Alto." Quando vide le innumerevoli volte che il Rabbino
si recava in bagno, togliendosi i suoi filatteri e deponendoli
con gran pena, disse: "Possa la Tua volontà essere
che quelli che stanno in Alto abbiano la meglio su quelli che
stanno in basso". Intanto i rabbini chiedevano ancora misericordia
per lui senza interruzione. Lei prese una giara e la lasciò
cadere dal tetto, interrompendo così le loro preghiere;
e l'anima del Rabbino trovò riposo (TB K'tubot:104a).