Quali
sono le fonti per individuare una posizione in ordine a problemi
nuovi, come quelli proposti dalla bioetica?
DI SEGNI: L'ebraismo si è continuamente confrontato con
i problemi posti dallo sviluppo tecnologico e scientifico, discutendone
e regolandone l'impatto sociale sulla base della propria tradizione
etica e giuridica, cui viene riconosciuta un'origine sacra e
un'autorità indiscussa di riferimento essenziale.
Vi sono altri principi cui si attiene lo studioso nel ricercare
una posizione ebraica in relazione ai temi della bioetica?
DI SEGNI: I principi sono numerosi, anche se tra questi ve n'è
uno che presenta una natura prevalente. Mi riferisco alla tutela
della vita. Sul punto, tra l'altro, è differente l'impostazione
ebraica rispetto a quella cattolica. Noi riteniamo, infatti,
che la piena capacità giuridica dell'essere vivente si
acquisisca effettivamente con la nascita. Il feto, quindi, beneficia
in concreto di un diritto di rango minore rispetto a quello
dell'essere umano già nato. Questo vuol dire, tra l'altro,
che il diritto alla vita della madre tendenzialmente prevale
rispetto a quello del bambino non ancora nato, con tutte le
conseguenze che se ne possono trarre. L'importanza nel pensiero
ebraico del diritto alla vita è così centrale
da permettere, inoltre, di ritenere lecite ed ammissibili tecniche
che, analizzate isolatamente e senza valutarne le finalità,
potrebbero apparire coperte da un divieto. Se vi è una
precisa finalità di cura e tutela della vita, i possibili
divieti possono essere aggirati.