Cattolici
e aborto: i vescovi e il Papa
All'inizio
del 1990 i vescovi italiani hanno ribadito il proprio giudizio
sulla legge 194: "legge immorale, gravemente ingiusta,
contraria ai diritti più elementari della persona e ai
doveri fondamentali della società" (Conferenza Episcopale
Italiana, Documento pastorale Evangelizzazione e cultura
della vita, 8/12/1989, n. 23.).
Nel richiamare,
nella lettera enciclica Evangelium
vitae, l'attenzione sulle radici comuni della contraccezione
e dell'aborto - "come frutti di una medesima pianta"
- Giovanni Paolo II sottolinea come questa "connessione"
non sussista solo a livello culturale, ma anche tecnico: "(...)
la stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre
tra la pratica della contraccezione e quella dell'aborto emerge
sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche
la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini
e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità
dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi
nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere
umano". Nell'aborto "chi viene soppresso - scrive
Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae - è un essere
umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più
innocente in assoluto si possa immaginare: mai potrebbe essere
considerato un aggressore, meno che mai un ingiusto aggressore!
È debole, inerme, al punto di essere privo anche di quella
minima forma di difesa che è costituita dalla forza implorante
dei gemiti e del pianto del neonato. È totalmente affidato
alla protezione e alle cure di colei che lo porta in grembo".
(da Giovanni Paolo II, Enciclica Evangelium vitae sul valore
e l'inviolabilità della vita umana, del 25/3/1995,
n. 13.)
Buddismo
e aborto
Da
JOURNAL OF BUDDHIST
ETHICS (rivista di etica buddista con testi integrali online.
Si occupa in particolare degli aspetti morali ed etici del buddismo
e della loro applicazione alla vita contemporanea)
Damien Keown
in Buddismo e bioetica sostiene
che la tradizione buddista sia in grandissima parte antiabortista.
A sostegno di questa affermazione sviluppa due linee argomentative.
La prima si basa sul pressoché uniforme rifiuto dell'aborto,
soprattutto negli antichi testi Theravaada che Keown considera
il nucleo centrale della tradizione. (...) La seconda linea
argomentativa riguarda la sua interpretazione di queste fonti
e il collegamento alle credenze fondamentali del buddismo circa
la natura dell'identità personale, il karma, la rinascita,
la vita e la morte.