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Intervista a Vincenzo Sparagna, di Attilia Cozzaglio











     

Secondo te cosa ne è stato delle persone che, con un volto e un nome, sono presenti nelle fotografie e nella cronaca di quel viaggio? Ne hai avuto notizie successivamente?

Purtroppo l'unica notizia certa è la tragica morte dell'amico comandante Abdul Haq (o Abdul Khak, secondo la trascrizione frigideriana dell'83).
Abdul è stato catturato e impiccato dagli arabi di Bin Laden e dalle milizie del mullah Omar, mentre si trovava clandestinamente in Afghanistan per cercare di staccare la provincia di Jalalabad dal governo talebano, nel generoso tentativo di far emergere un soggetto politico e sociale di etnia
pashtu in grado di garantire un futuro Afghanistan libero dai vari lupi che gli si sono lanciati contro (in primo luogo lo stesso Bin Laden e poi americani, russi, pakistani iraniani, usbeki, tagiki ecc.). La morte di Abdul è stata un colpo terribile per le possibilità di trovare una soluzione politica alla guerra in corso, che oggi mi appare in un luce nerissima e senza sbocchi. Abdul era un credente e un comandante mujaheddin leggendario.


Dagliana e Shuster sulla vetta di una montagna dell'Hindu Kush. Per evitare i blocchi sovietici, i mujaheddin tracciano nuovi sentieri sulle montagne, e non è raro che questi sentieri prevedano scalate di una certa complessità.

Dopo aver preparato e organizzato la spedizione di Frigidaire a Kabul, continuò a combattere fino alla vittoria e oltre, cercando di impedire il macello fratricida tra i talebani e l'alleanza del nord (i tagiki di Massud). Purtroppo dovette alla fine riparare in Pakistan e poi, dopo l'assassinio della moglie e di un figlio, a Dubai. È rientrato in Afghanistan due volte, ma al secondo viaggio, probabilmente tradito dai servizi pakistani, è stato accerchiato con la sua piccola pattuglia di fedelissimi, tra cui il nipote ventiduenne, catturato e poco dopo impiccato come "spia". Abdul è stato poi descritto come "inviato del re", con il quale aveva effettivamente preso contatto, ma il problema è che l'unica possibilità per il re di far emergere qualche frammento della vecchia
società dei capiclan era appunto un successo della spericolata missione di Abdul Haq. La sua terribile morte è stato un colpo tremendo per le speranze di una uscita ancora "civile" da questa guerra.

Seguendo le cronache di questi giorni, qual è il tuo pensiero "a caldo"?

Ho già detto, ricordando l'amico Abdul Haq che al momento vedo una situazione piuttosto scura, con prospettive assai vaghe e tutte molto pericolose. La mancanza di un soggetto autorevole tra i pashtù e la presa mistica degli appelli di Bin Laden e dei suoi nel mondo islamico sono evidenti. Una guerra prolungata, come quella in cui sembra si stiano per impantanare gli "alleati", con il lungo inverno afghano alle porte, rende lo scenario inquietante. Cosa accadrà durante e dopo il Ramadàn e quanto potrà durare una guerra combattuta tra le montagne?


Un rifugio sulla montagna vicino a Kabul.

Ricordo en passant che i sovietici inviarono in Afghanistan mezzo milione di truppe combattenti senza riuscire a vincere. Anche loro avevano elicotteri, aerei e carri armati in quantità e in proporzione incomparabili con i kalashnikov e i lanciagranate dei mujaheddin, eppure… L'Afghanistan è un territorio grandissimo, denso di montagne alte, rugose e impercorribili, pieno di migliaia di luoghi da presidiare e di infinite notti da vegliare. Sarà durissima e dolorosissima. Ma spero si apra qualche via.