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Così titolava una falsa edizione di Stella Rossa, in cirillico, che i mujaheddin distribuivano e attacchinavano per le strade di Kabul. Si rivolgevano ai soldati sovietici, entrati nel paese nel 1979 e con questo gesto paradossale interpretavano l'unico desiderio che accomunava i soldati di entrambi gli schieramenti, quello sovietico e quello afghano: la voglia di farla finita con i massacri, con la guerra. (In realtà le truppe sovietiche cominciarono a tornare a casa qualche anno dopo, nel 1988, ma questo non coincise con il ritorno a una situazione di normalità.)


Vincenzo Sparagna e Savik Shuster a colloquio con il comandante Abdul Khak dell'organizzazione Izbi Islami e il leader politico Jumus Mullah Khalés, riconoscibile per la folta barba rossa.

L'idea veniva da lontano, dalle redazioni di Frigidaire in Italia e di Actuel in Francia.
Alcuni milioni di copie dell'edizione pirata erano state distribuite in occidente, mentre 50.000 copie erano state stampate - parte in Italia e parte in Pakistan - per la diffusione in Afghanistan, in URSS, e in tutto l'Est europeo, dove si trovavano in permanenza decine di migliaia di soldati sovietici.
La distribuzione di Stella Rossa in Afghanistan aveva coinvolto tutte le organizzazioni e i gruppi della resistenza. L'organizzazione Izbi Islami 2, il cui leader era Khales e il cui comandante militare era Abdul Khak, era riuscito a far entrare nel paese i due inviati di Frigidaire, per la distribuzione delle prime 200 copie a Kabul.

Altre 300 copie erano state distribuite da un funzionario karmalista che simpatizzava con le forze della resistenza antisovietica. 15.000 copie erano state affidate alle organizzazioni della resistenza, per la distribuzione in quasi tutte le zone occupate, da Kaudahr a Mazar-Charif fino alle province del Nord, con sconfinamenti in Tagikistan e Uzbekistan.

L'uccisione di un vitello in un villaggio attraversato da Shuster e Dagliana, per arrivare a Kabul. L'uomo con il coltello è il comandante della zona di Safè Tsang, Mohammed Amin. Pochi giorni dopo questa foto, Mohammed è stato ucciso nello scontro con un reparto corazzato sovietico.

Savik Shuster e Cesare Dagliana sono i due inviati che hanno partecipato alla distribuzione a Kabul, e l'impresa è documentata nel numero di Frigidaire del dicembre 1983.
Il vecchio giornale con il titolo giallo e la foto sbiancata in copertina riemerge dai nostri archivi, e le immagini e i testi si sovrappongono alle notizie che incessantemente vengono rimandate da tutti i media del mondo. Rileggiamo allora la storia di questo paese, in un momento, l'occupazione sovietica, che è cruciale per capire, almeno in parte, quello che è accaduto in seguito, fino ai nostri giorni. Quello che è certo è che il grido lanciato dalla falsa testata Stella Rossa, Basta con la guerra! Tutti a casa! non è stato raccolto allora, e suona ancora attuale oggi.

 

 

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