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Esce
in quell'anno sul mensile Storia Illustrata
un articolo a firma di Giuseppe Tucci,
allora presidente dell'ISMEO. Ripercorriamo in quelle pagine la
storia di questo paese, che qui vorremmo sintetizzare attraverso
brevi estratti dell'articolo, per poi arrivare alle considerazioni
finali dello storico, che in questa situazione di guerra risultano
tragicamente disattese, ma ancora attuali.
"Già
Erodoto e gli storici di Alessandro parlano di diversi gruppi
etnici che convivevano nell'Afghanistan; gli Achemenidi lo conquistarono
e lo divisero in diverse province
Quando la breve conquista
di Alessandro ebbe termine, la presenza greca, già rintracciabile
ai tempi degli Achemenidi, non scomparve, anzi crebbe. Seleuco
si appropria della Persia, ma per acc ordo
lascia a un re indiano, Candragupta, buona parte dell'Afghanistan;
il nipote di questi, il celebre re Ashoka (III sec.) che aveva
abbracciato il Buddhismo, fece incidere sulla roccia a Qandahar
editti in greco, mentre nel Nord Est, oltre Qunduz, si costruiva
una città ellenistica Ai Khanum [
] Quindi per molti
secoli l'Afghanistan è uno degli estremi lembi della cultura
mediterranea [
]"
"L'invasione
che segue, dei Tochari, popolo di lingua iranica ricacciato verso
l'Ovest dai Cinesi, che conquistò anche gran parte dell'India
del Nord Ovest, favorisce un sorprendente eclettismo in una sua
unitaria tolleranza; le loro monete sono un riflesso della molteplicità
delle religioni diffuse nel grande impero che essi avevano fondato:
riproducono divinità greche, iraniche, indiane, buddhistiche.
La penetrazione dell'ellenismo non si arresta e la mediazione
avviene soprattutto nell'Afghanistan, punto di convergenza delle
varie strade. A giudicare dalle rovine che restano, dal superbo
monumento di Bamiyan con i suoi Buddha giganteschi, dal Buddha
morente di Tepe Sardar, [
] possiamo farci una vaga idea
della cultura di questo paese, che era dotato di maestranze esperte
e di gran gusto, di architetti abilissimi, di pittori aperti a
tutte le correnti artistiche
Basti pensare ai ritrovamenti di Begran
per avere un'idea
degli incontri culturali che avevano luogo in questo paese; ad
essi si accompagnavano anche incontri religiosi: la religione
greca, il Buddhismo, la religione iranica."

La
Valle dei Buddha a Bamyan, con i Buddha scavati nella roccia,
distrutti dai Talebani.
Sulla vicenda vedi anche la scheda su URL
"Poi
cominciò il periodo delle invasioni: gli Eftaliti,
Hindu Shani e Turki Shani
; poi il paese sembrò frantumarsi
in stati minori, alcuni di questi forse in rapporto di vassallaggio
con altri; un periodo di grande vuoto o di oscurità, che
dura sino a quando i Saffaridi del Sistan cominciano le loro invasioni
e poi i Samanidi conquistano Ghazni. Ghazni era divenuta uno dei
centri maggiori dell'Asia Centrale, ma fu un impero di breve durata.
Prima la tempesta dei Ghoridi, poi le terribili invasioni di Gengis
Khan (1221-1222). Non minore sterminio causa Tamerlano che nel
1381 distrusse Herat. Ma i suoi successori protessero le arti
e sotto di essi fiorì la splendida scuola di architettura
e di pittura di Herat.
Da Kabul i conquistatori turchi scesero in India per fondarvi,
a Delhi, imperi di non grande durata finchè il turco Babur
[
] occupò Kabul e di là scese a Delhi. Così
ebbe inizio la grande dinastia Moghul."
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| Una
casa da tè |
"Soltanto
verso la fine del XVIII secolo imponenti tribù afghane
si consociano, si muovono, intraprendono attività bellicose
[
] Disuniti dalle guerriglie e dalle faide dei vari clan
sui quali, per poco tempo, qualcheduno di essi riusciva ad imporsi,
essi spesero tutta la loro combattività in lotte intestine
[
] Quando il Generale Safavide (dell'Iran) Nadir, che aveva
ricacciato i Ghilzai e ristabilito il dominio persiano su gran
parte dell'Afgfhanistan, fu ucciso (1729) in Meshed, l'afghano
Ahmad Shah prese il potere; con lui si delinea la prima aspirazione
all'unità del Paese. [
] Da
quando l'India divenne dominio inglese, l'Afghanistan entrò
come fattore di rilievo nella notevole tensione che, fin dal principio
del XVIII secolo, si verificò fra Russia e Inghilterra
[
]. Ahmad Shah conquistò Qandahar, Kabul, Ghazni,
Khurasan, Bamiyan, Badakshan [
].
Ma
di nuovo la situazione si complicò, per la scarsa conoscenza
delle vicende interne dell'Afghanistan che si aveva sia a Dheli
sia a Londra, come apparve manifesto alla morte di Ahmad Shah.
Lord Auckland pone sul trono dell'Afghanistan una figura scialba
come Shaa Shuja, invade l'Afghanistan, arriva a Kabul, e non riesce
ad altro che dare alle fiamme il bazar [
] Questa è
la prima delle tre sconfitte che l'Inghilterra doveva subire."
Si
entra a questo punto nella storia più recente dell'Afghanistan,
che viene ora riproposta sovente da giornali e televisioni. Per
arrivare all'anno 1975, all'epoca dell'articolo di Tucci, ricordiamo
che nel 1921 gli Inglesi riconobbero l'indipendenza dell'Afghanistan.
In una situazione molto incerta e confusa, Mohammad Nader riuscì
a riunificare il paese, riconquistando Kabul nel 1929. Nader convocò
la Loya Jirgah (assemblea di persone rappresentative), fece eleggere
un Consiglio Nazionale e intraprese un'opera di risanamento e
ammodernamento del paese. Vittima di un attentato nel 1933, gli
successe il figlio Zahir Shah, che nel 1964 proclamò la
nuova costituzione. Contemporaneamente la situazione politica
metteva il paese al centro di interessi internazionali, russi,
pakistani, inglesi, indiani e statunitensi. E questo non contribuì
ad allentare le tensioni tra i diversi gruppi di potere interni
all'Afghanistan. La difficile situazione economica non lasciava
spazi per le riforme auspicate, e facendo leva sul malcontento
diffuso, nel 1973 il principe Daud, ex primo ministro, capeggiò
una rivolta che lo portò nel 1973 a proclamare la Repubblica
Afghana.
Tucci
conclude l'articolo con queste osservazioni:
Interno
di un'abitazione a Kabul
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"Il
Paese è potenzialmente ricco, ma non ha i mezzi necessari
al suo sviluppo agricolo ed industriale [
] Russi in primo
luogo, Americani, Tedeschi, Indiani contribuiscono (i primi due
in grande misura) a provvedere non soltanto i mezzi ma gli strumenti,
gli uomini, mediante scuole tecniche e politecniche, nell'intento
di creare operai specializzati. Insomma, il giudizio che io darei
sull'Afghanistan dopo esserci stato per parecchi mesi ogni anno
dal 1957 è certamente positivo; e nonostante le difficoltà
economiche in cui si trova, non c'è anno che non si notino
progressi tanto più notevoli quanto più si tengono
in mente i naturali punti deboli [
] Eppure in un paese come
questo che dal punto di vista economico offre tante possibilità,
che al turista è di grande richiamo, che politicamente
è uno dei luoghi più interessanti dell'Asia [
]
l'Italia non è presente.
[
] Non posso far altro che ripetere pubblicamente un invito
tante volte rivolto al Governo italiano di dare maggior peso all'Afghanistan,
partecipando nei settori che crederà più convenienti
al suo sviluppo. Perché l'Afghanistan necessita di aiuti,
ma non vuole, per evidenti ragioni politiche, ricevere danaro
o soccorsi di altro genere soltanto da alcune grandi nazioni."
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