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Testo di Giuseppe Tucci - foto di Gabriella e Alberto Negrin












     
 

Esce in quell'anno sul mensile Storia Illustrata un articolo a firma di Giuseppe Tucci, allora presidente dell'ISMEO. Ripercorriamo in quelle pagine la storia di questo paese, che qui vorremmo sintetizzare attraverso brevi estratti dell'articolo, per poi arrivare alle considerazioni finali dello storico, che in questa situazione di guerra risultano tragicamente disattese, ma ancora attuali.

"Già Erodoto e gli storici di Alessandro parlano di diversi gruppi etnici che convivevano nell'Afghanistan; gli Achemenidi lo conquistarono e lo divisero in diverse province… Quando la breve conquista di Alessandro ebbe termine, la presenza greca, già rintracciabile ai tempi degli Achemenidi, non scomparve, anzi crebbe. Seleuco si appropria della Persia, ma per accordo lascia a un re indiano, Candragupta, buona parte dell'Afghanistan; il nipote di questi, il celebre re Ashoka (III sec.) che aveva abbracciato il Buddhismo, fece incidere sulla roccia a Qandahar editti in greco, mentre nel Nord Est, oltre Qunduz, si costruiva una città ellenistica Ai Khanum […] Quindi per molti secoli l'Afghanistan è uno degli estremi lembi della cultura mediterranea […]"

"L'invasione che segue, dei Tochari, popolo di lingua iranica ricacciato verso l'Ovest dai Cinesi, che conquistò anche gran parte dell'India del Nord Ovest, favorisce un sorprendente eclettismo in una sua unitaria tolleranza; le loro monete sono un riflesso della molteplicità delle religioni diffuse nel grande impero che essi avevano fondato: riproducono divinità greche, iraniche, indiane, buddhistiche. La penetrazione dell'ellenismo non si arresta e la mediazione avviene soprattutto nell'Afghanistan, punto di convergenza delle varie strade. A giudicare dalle rovine che restano, dal superbo monumento di Bamiyan con i suoi Buddha giganteschi, dal Buddha morente di Tepe Sardar, […] possiamo farci una vaga idea della cultura di questo paese, che era dotato di maestranze esperte e di gran gusto, di architetti abilissimi, di pittori aperti a tutte le correnti artistiche…
Basti pensare ai ritrovamenti di Begran… per avere un'idea degli incontri culturali che avevano luogo in questo paese; ad essi si accompagnavano anche incontri religiosi: la religione greca, il Buddhismo, la religione iranica."

La Valle dei Buddha a Bamyan, con i Buddha scavati nella roccia, distrutti dai Talebani.
Sulla vicenda vedi anche la scheda su URL

"Poi cominciò il periodo delle invasioni: gli Eftaliti, … Hindu Shani e Turki Shani…; poi il paese sembrò frantumarsi in stati minori, alcuni di questi forse in rapporto di vassallaggio con altri; un periodo di grande vuoto o di oscurità, che dura sino a quando i Saffaridi del Sistan cominciano le loro invasioni e poi i Samanidi conquistano Ghazni. Ghazni era divenuta uno dei centri maggiori dell'Asia Centrale, ma fu un impero di breve durata. Prima la tempesta dei Ghoridi, poi le terribili invasioni di Gengis Khan (1221-1222). Non minore sterminio causa Tamerlano che nel 1381 distrusse Herat. Ma i suoi successori protessero le arti e sotto di essi fiorì la splendida scuola di architettura e di pittura di Herat.
Da Kabul i conquistatori turchi scesero in India per fondarvi, a Delhi, imperi di non grande durata finchè il turco Babur […] occupò Kabul e di là scese a Delhi. Così ebbe inizio la grande dinastia Moghul."

Una casa da tè

"Soltanto verso la fine del XVIII secolo imponenti tribù afghane si consociano, si muovono, intraprendono attività bellicose […] Disuniti dalle guerriglie e dalle faide dei vari clan sui quali, per poco tempo, qualcheduno di essi riusciva ad imporsi, essi spesero tutta la loro combattività in lotte intestine […] Quando il Generale Safavide (dell'Iran) Nadir, che aveva ricacciato i Ghilzai e ristabilito il dominio persiano su gran parte dell'Afgfhanistan, fu ucciso (1729) in Meshed, l'afghano Ahmad Shah prese il potere; con lui si delinea la prima aspirazione all'unità del Paese. […] Da quando l'India divenne dominio inglese, l'Afghanistan entrò come fattore di rilievo nella notevole tensione che, fin dal principio del XVIII secolo, si verificò fra Russia e Inghilterra […]. Ahmad Shah conquistò Qandahar, Kabul, Ghazni, Khurasan, Bamiyan, Badakshan […].

Ma di nuovo la situazione si complicò, per la scarsa conoscenza delle vicende interne dell'Afghanistan che si aveva sia a Dheli sia a Londra, come apparve manifesto alla morte di Ahmad Shah. Lord Auckland pone sul trono dell'Afghanistan una figura scialba come Shaa Shuja, invade l'Afghanistan, arriva a Kabul, e non riesce ad altro che dare alle fiamme il bazar […] Questa è la prima delle tre sconfitte che l'Inghilterra doveva subire."

Si entra a questo punto nella storia più recente dell'Afghanistan, che viene ora riproposta sovente da giornali e televisioni. Per arrivare all'anno 1975, all'epoca dell'articolo di Tucci, ricordiamo che nel 1921 gli Inglesi riconobbero l'indipendenza dell'Afghanistan. In una situazione molto incerta e confusa, Mohammad Nader riuscì a riunificare il paese, riconquistando Kabul nel 1929. Nader convocò la Loya Jirgah (assemblea di persone rappresentative), fece eleggere un Consiglio Nazionale e intraprese un'opera di risanamento e ammodernamento del paese. Vittima di un attentato nel 1933, gli successe il figlio Zahir Shah, che nel 1964 proclamò la nuova costituzione. Contemporaneamente la situazione politica metteva il paese al centro di interessi internazionali, russi, pakistani, inglesi, indiani e statunitensi. E questo non contribuì ad allentare le tensioni tra i diversi gruppi di potere interni all'Afghanistan. La difficile situazione economica non lasciava spazi per le riforme auspicate, e facendo leva sul malcontento diffuso, nel 1973 il principe Daud, ex primo ministro, capeggiò una rivolta che lo portò nel 1973 a proclamare la Repubblica Afghana.

Tucci conclude l'articolo con queste osservazioni:


Interno di un'abitazione a Kabul

"Il Paese è potenzialmente ricco, ma non ha i mezzi necessari al suo sviluppo agricolo ed industriale […] Russi in primo luogo, Americani, Tedeschi, Indiani contribuiscono (i primi due in grande misura) a provvedere non soltanto i mezzi ma gli strumenti, gli uomini, mediante scuole tecniche e politecniche, nell'intento di creare operai specializzati. Insomma, il giudizio che io darei sull'Afghanistan dopo esserci stato per parecchi mesi ogni anno dal 1957 è certamente positivo; e nonostante le difficoltà economiche in cui si trova, non c'è anno che non si notino progressi tanto più notevoli quanto più si tengono in mente i naturali punti deboli […] Eppure in un paese come questo che dal punto di vista economico offre tante possibilità, che al turista è di grande richiamo, che politicamente è uno dei luoghi più interessanti dell'Asia […] l'Italia non è presente.
[…] Non posso far altro che ripetere pubblicamente un invito tante volte rivolto al Governo italiano di dare maggior peso all'Afghanistan, partecipando nei settori che crederà più convenienti al suo sviluppo. Perché l'Afghanistan necessita di aiuti, ma non vuole, per evidenti ragioni politiche, ricevere danaro o soccorsi di altro genere soltanto da alcune grandi nazioni."