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Pernier,
per primo, pensò a un contenuto di carattere rituale. E
a un significato religioso si rifà anche il Dr.
Anthony P. Svoronos, che propende per una preghiera
o una richiesta di divinazione:
"Un
preciso rituale religioso voleva che tale preghiera o richiesta
venisse presentata scritta di pugno dal supplice. Naturalmente
il popolo non sapeva scrivere, per cui i sacerdoti idearono
i timbri per permettere a tutti di esprimersi in un testo scritto.
Per questa ragione i caratteri dovevano rappresentare dei concetti
base, in modo che il popolo illetterato li potesse riconoscere".
Svoronos ha
fatto anche un notevole lavoro di selezione
e catalogazione delle numerose teorie che hanno qualche
riferimento su Internet, raccogliendo una quarantina di link.
Alcuni dei siti segnalati sono presenti anche in queste pagine,
mentre altri, purtroppo, non sono più raggiungibili.
Efi
Polygiannakis, nel suo libro "The
Phaistos disk speaks in Greek" , sostiene che il
disco è scritto con il sistema sillabico di un antico dialetto
greco. Anche secondo lei il contenuto è di carattere religioso.
Ci sono poi
le intepretazioni esoteriche, come quella di Claire
Watson, che vi rintraccia una descrizione dei misteri
di Iside e Osiride e sostiene che il disco contiene una
"dimostrazione
della geometria euclidea 1300 anni prima che lo stesso Euclide
insegnasse ad Alessandria d'Egitto e configurazioni astronomiche
così come apparivano 4000 anni fa."
Secondo lei,
la funzione del disco era quella di una specie di "portale",
che,
"raccogliendo
insieme il magnetismo derivante dalle emozioni umane, doveva
aprire 'una via d'uscita' che avrebbe condotto a un salto evolutivo
nella diffusione della consapevolezza".
Una teoria
un po' complessa per chi non sia iniziato al linguaggio esoterico,
ma questo potrebbe dimostrare solo che la consapevolezza non è
ancora universalmente diffusa...
Per il neozelandese
Steven Roger Fisher, autore
di Glyphbreaker,
si tratta di un antico linguaggio minoico simile al greco di Micene.
Il senso sarebbe una chiamata alle armi per respingere un'invasione
dall'Anatolia. Fisher è una personalità eminente
nel suo campo: direttore dell'Institute of Polynesian Languages
and Literatures di Auckland, Nuova Zelanda, ha fornito anche una
chiave di interpretazione delle tavolette di legno rinvenute sull'isola
di Pasqua, incise con una scrittura geroglifica chiamata rongorongo.
La sua traduzione del Disco di Festo, però, anche se è
stata accolta con favore dalla National Geographic Society di
Washington, non ha convinto tutti gli studiosi. Sul suo lavoro
di linguista potete leggere un articolo negli archivi di New
Scientist (febbraio 1998), il cui accesso richiede una
registrazione (si può ottenere gratuitamente per una settimana).
Due linguisti
americani, Rev. Kevin Massey-Gillespie
and Dr. Keith Massey sono
convinti che il disco contenga una formula magica o una maledizione
e che il linguaggio sia indoeuropeo. Sull'argomento hanno scritto
un e-book, di cui sono disponibili in rete alcuni capitoli: The
Phaistos Disk Cracked?!
Un altro libro
è quello di W.A.G. Westerlaken, intitolato "The
Phaistos Disc Unravelled", ma nel suo sito l'autore
non ci svela un bel niente, se non come richiedere il libro via
e-mail.
Segue
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