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Scienza quotidiana














Come fanno, i mammiferi marini, a procurarsi acqua da bere?
I
mammiferi marini - delfini, balene, foche - se ne stanno dentro il mare senza alcun problema. Le balene, per esempio, sono anche capaci di scendere a notevoli profondità: 800/900 metri. Ma non sono pesci! Un mammifero è sempre un mammifero e un delfino è decisamente più simile a un essere umano che a un tonno. Quindi, per vivere, ha bisogno di acqua, e l'acqua salata - i naufraghi l'hanno spesso imparato a proprie spese - fa decisamente male. Questo però non è un problema dei mammiferi marini. Si pensi alle grandi balene: il loro modo di mangiare consiste nel piazzarsi in alcune zone di mare abitate da grandi concentrazioni di piccoli gamberetti, partire dalla superficie con la bocca aperta e scendere in profondità ingoiando acqua e, appunto, qualche centinaio di migliaia di gamberetti ogni volta.
Dopodiché l'acqua viene sia espulsa che "trattata" da un sistema circolatorio alquanto complesso (il cui funzionamento è ancora poco conosciuto), mentre i gamberetti restano.
Ciò significa, dunque, che alle balene l'acqua di mare nello stomaco non dà fastidio. Però non è quella che si bevono. Insomma, hanno comunque bisogno di acqua dolce, per dirla in breve. Per quanto circondati dal mare, quindi, i mammiferi marini non bevono quest'acqua. Anzi: non bevono mai! Come fanno, allora? Ebbene, è dalle carni dei pesci di cui si cibano che essi estraggono l'acqua per il proprio organismo.

Ma l'acqua delle carni dei pesci non dovrebbe essere acqua salata?
La domanda sorge spontanea perché i pesci sono completamente immersi in acqua salata. Però il metabolismo degli esseri viventi che si alimentano di grassi, carboidrati e proteine, produce per ossidazione dosi significative di acqua dolce.
Dopodiché, è vero che i pesci di cui si nutrono i mammiferi marini bevono acqua di mare, ed è vero anche che non hanno reni particolarmente efficienti nel'eliminare i sali, però sono le branchie che riescono a svolgere una funzione importante, mettendo in atto quello che si definisce trasporto attivo. Non stiamo a spiegarlo, tuttavia alcuni amici pesci (che si collegano abitualmente con il nostro sito e con i quali si è stabilito un certo contatto) ci assicurano che per l'eliminazione dei sali il meccanismo funziona

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Come si fa a trasformare un uovo in una palla di gomma?
E' molto semplice. Si prende un bicchiere e lo si riempie d'aceto. Poi si mette dentro un uovo. Anzi: non sarà meglio fare il contrario? Sì, perché altrimenti rischiate di sprecare aceto; infatti è molto facile che mettiate una dose di liquido che poi il volume dell'uovo sposta e butta fuori dal bicchiere.
Comunque: l'uovo deve essere ricoperto. Bisogna lasciarlo a bagno per 24 ore. Al termine vedrete che il guscio è scomparso: se l'è "mangiato" l'aceto, che è un noto distruttore di calcio, e il guscio di calcio è. Ma l'aceto finisce anche per "cuocere", in qualche modo, l'uovo. Vi troverete con una forma ovoidale gommosa e liscia. Marrone ma anche un po' trasparente: al suo interno si vede il tuorlo che galleggia. Il tutto non è particolarmente robusto. Non si pensi di avere una pallotta di gomma da lanciarsi in giardino.
Può essere che il gatto, dopo 20/22 ore, si lecchi la brodaglia che c'è nel bicchiere. Ci si accorge subito della cosa perché è il gatto a diventare di gomma.

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