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L'America del far west e l'e-commerce:
vince chi estrae per primo

di Federico Pedrocchi
















 

Le recenti disavventure borsistiche dei titoli tecnologici hanno creato un nuovo clima nel mondo Internet. Reale o fittizio? Vediamo. Il suggerimento per queste brevi osservazioni nasce da alcune pubblicità attualmente diffuse negli Stati Uniti. Ve ne mostriamo una:

Lo slogan dice:

Questa è l'America.
Ricordati di tenerlo presente
quando metti in campo il tuo commercio elettronico

Sono le tre immagini al centro che ci spiegano a quale America ci si vuole riferire. E' quella dei pionieri che con i loro carri si lanciavano verso l'Ovest, senza sapere cosa li aspettasse. L'America di quell'industria pesante che si sviluppò negli anni '20 e '30 del secolo scorso, con un impegno e una fatica del tutto paragonabile alla contemporanea cultura stakanovista dell'Unione Sovietica. Infine il ponte di Brookline, simbolo del paese che in un secolo ha costruito metropoli dal nulla, e anche in questo caso non si è trattato di una passeggiata. Come non ricordare quanti immigrati sbarcati negli Stati Uniti ai primi del '900, letteralmente "scomparvero" durante la costruzione delle ferrovie che attraversavano il paese?
Complessivamente: un quadro che descrive vita dura, scelte avventurose, una sfida continua.
Si tratta della pubblicità di una società di consulenza per attività di commercio elettronico. Nelle righe che accompagnano lo slogan iniziale gli autori ricordano anche che "solo i più forti ce la fanno".

Qualcosa è cambiato, dunque; solo un anno fa nel territorio chiamato Internet bastava avere dei tacchi un po' troppo appuntiti che, forando il terreno, usciva il petrolio. Oggi proporre il messaggio opposto è una scelta promozionale che dà risultati per quel vasto mondo di consulenza che deve affermare un proprio ruolo. In realtà una serie di ricerche svolte in USA e in Europa hanno ricavato che più del 50% dei siti di commercio elettronico sono in attivo, una media in linea con altri settori industriali; e la "mortalità" delle imprese in rete è inferiore a quella di altre categorie del commercio. Il dato, significativo, è che i bilanci non in rosso delle imprese di commercio elettronico non sono bilanci in attivo del 400%, ma del 30%.
Cifre normali, insomma: forse si sta scoprendo che Internet non è rivoluzionaria perché trasforma i byte in oro. La rete è in grado di mutare in profondità molte catene distributive, per esempio, ma poi non accade che chi comprava un CD al mese in un negozio ora ne acquista 10 via Internet.

Per tornare alla domanda iniziale, allora, è stata la sbornia finanziaria a creare un clima artificiale, e questo lo si sta dicendo da più parti (e molti lo dicevano anche agli inizi della pericolosa baldoria, a dire il vero). Ora potrebbe verificarsi il fenomeno opposto, su un fronte certamente più ristretto, quello di chi deve, per professione, dire come-si-fa-a-fare-le-cose-in-rete. Costoro potrebbero disegnare uno scenario da frontiera, nel quale solo i più veloci ad estrarre possono portare a casa la pelle. La normalità, insomma, è ancora lontana.