la rivista di 










Ribellarsi è giusto
Isolani di tutto il mondo unitevi!

di Guido Belli





 










All'inizio del 1996 gli abitati di Eigg, una piccola isola delle Highlands and Islands scozzesi, decisero che la misura era ormai colma e che era venuto il momento di prendere in mano il proprio futuro.


"È intollerabile che la sussistenza di una piccola comunità come la nostra possa essere minacciata da una terza parte che vive a Edimburgo o a Stoccarda!" dicevano in un'intervista allo Scotsman il 31 gennaio 1996.
Fu così che decisero di acquistare l'isola sulla quale vivevano. Ci riuscirono. Raccolsero 1.5 milioni di sterline - 4.5 miliardi di lire circa - e ne divennero i proprietari il 12 giugno 1997.

A partire dal XIX secolo, il possesso di un'isola nel nord della Scozia era uno degli strumenti attraverso cui la borghesia britannica asseverava la propria riuscita economica e sociale.
Le isole esercitavano, ed esercitano ancora oggi, un fascino tanto straordinario da giustificare l'esistenza di broker immobiliari specializzati nel genere: chi è il proprietario di un'isola, chi la possiede proprio tutta, non ne è solo il padrone, ma ne diventa in qualche modo anche il re perché la relazione di possesso nel caso di un'isola si amplia anche alla possibilità di governo.
L'atra faccia della medaglia è che le isole hanno il magico potere di generare in chi vi abita, o in chi semplicemente vi soggiorna, delle relazioni umane e dei legami di amicizia profondi, forse indotti dalla particolare condizione psicologica di chi sa che è solo con gli altri, e non ha vie di fuga.

Fatta questa premessa, non deve sorprendere che alle soglie del 21esimo secolo un'isola di dimensioni tutt'altro che trascurabili come Eigg possa essere stata interamente proprietà di un solo padrone.
Nell'ultimo secolo, Eigg è stata posseduta di volta in volta da un ricco mercante, un avventuriero o un uomo d'affari, che accrescevano così il proprio credito presso la buona società londinese.
Questi personaggi, ovviamente, non risiedevano stabilmente sull'isola, ma la visitavano di tanto in tanto, pressappoco come si può fare con una casa di vacanza.
Il problema è che sull'isola viveva un certo numero di abitanti, da una quarantina nei periodi di maggiore depressione, fino a cinquecento in quelli di massima espansione economica.

Questi traevano il proprio sostentamento dalle attività permesse dall'ambiente: agricoltura, allevamento e pesca.
Su di loro il proprietario esercitava un potere smisurato, sancito anche dal crofting system, un insieme di leggi che ancora oggi regolano la proprietà terriera in Scozia.
Si tratta di regole nate all'inizio dell'Ottocento - e successivamente aggiornate - il cui scopo è di legare stabilmente i contadini alla terra creando un meccanismo che li protegge dalla rescissione del contratto di affitto da parte del proprietario.

Se questo favoriva i contadini, li obbligava però a un regime regime di vassallaggio che li privava di ogni potere nella gestione dei fondi.
Al padrone spettava la decisione riguardo alle modalità di sviluppo economico dell'isola - era in suo potere investire in silvicoltura piuttosto che in allevamento - e a lui toccavano la costruzione delle strade e delle infrastrutture.
Come in una piccola monarchia, il benessere dei sudditi dipendeva dalla saggezza con la quale il sovrano si occupava del regno.

Segue