E’
difficile, quando si propongono nuove regole che rendano agibile
e proficuo il cammino delle pari opportunità, evitare il
rischio di assumere un tono rivendicazionista, il più delle
volte lontano dalle intenzioni di chi, partecipe di un sistema –
in questo caso quello dell’Università e della Ricerca – ne
avverte contraddizioni e limiti, che penalizzano una componente
importante, ostacolando il buon funzionamento di quello stesso sistema.
La dimensione della rivendicazione è estranea alle intenzioni
e agli obiettivi che la "Commissione per la valorizzazione
delle donne nella ricerca scientifica" si è posta
nei suoi due anni di lavoro, nel senso di richiesta di accesso ai
diritti della parte più forte di quella più debole,
ed è assente dalle proposte contenute in questo documento.
Piuttosto esso, nell’indicare una serie di misure rivolte ad invertire
l’attuale squilibrio di genere nella fisionomia del mondo accademico
e della ricerca, assume come prioritario il punto di vista delle
tante donne impegnate in questi settori: studiose sovrastate da
quel "soffitto di cristallo", che non soltanto impedisce
loro di accedere in misura significativa alle posizioni di eccellenza,
ma che penalizza l’innovazione e il virtuoso avvicendamento dei
oggetti nei meccanismi decisionali dell’organizzazione scientifica;
ricercatrici, marginalizzate dalle strutture informali – ma non
per questo poco efficaci – degli old boys network, le cui
pratiche di discrezionalità nella cooptazione risultano spesso
incongrue alle ragioni della ricerca e dell’eccellenza scientifica;
donne degli Enti di ricerca e dell’Università, infine, che
non intendono farsi portatrici di interessi parziali, protettivi
del loro sesso, ma che viceversa hanno a cuore una ridefinizione
delle strutture in cui ha luogo la produzione scientifica e la trasmissione
dei saperi.
Una ridefinizione, che consenta loro di credere nel proprio lavoro
recuperandone tutta la dose di innovazione e progettualità,
di crescere serenamente nelle competenze e nelle abilità,
di attrezzarsi con fiducia alle procedure della valutazione e della
progressione delle carriere.
Pensiamo infatti che la condivisione, da parte di uomini e donne,
delle regole preposte alla produzione e alla riproduzione dei saperi
scientifici, possa non solo rispondere all’attuale composizione
del corpo scientifico e accademico, ma sia occasione per correggere
– a beneficio di tutti – i meccanismi regolatori di una politica
scientifica pensata per un mondo in cui il lavoro e lo spazio pubblico
erano occupati quasi esclusivamente da uomini.
Ma non solo. Ridiscutere le regole in una prospettiva di pari opportunità,
significa creare le condizioni per l’incremento del numero di studiose
in posizioni di eccellenza e di leadership, sì che
il loro modello possa rendere attraente, per le nuove generazioni
di donne, la scelta della carriera scientifica, purtroppo oggi afflitta
da quello "spreco di talenti" registrato da molte indagini
internazionali.
Sulla base
di queste premesse, riportiamo qui di seguito – articolandole
in quattro sezioni, che rispondono agli ambiti di intervento –
alcune proposte che ci auguriamo imprimano anche la cifra
del genere dell’attuale, importante, dibattito sul buon governo
della scienza.
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ATTIVITA’
DI OSSERVATORIO, MONITORAGGIO E PRODUZIONE DI DATI
- Statistiche
disaggregate per genere di tutte le attività svolte negli
Enti di ricerca e nelle Università; in primo luogo nei
concorsi (candidati/e e commissari/e).
- Statistiche
sui ruoli rivestiti dagli uomini e dalle donne negli Enti di
ricerca in cui le carriere scientifiche siano separate da quelle
amministrative e sulla durata di permanenza nei ruoli.
- Fotografia
delle mansioni che gli uomini e le donne ricoprono nella ricerca.
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AZIONI
FINALIZZATE ALLA VALORIZZAZIONE DELLA COMPONENTE FEMMINILE NELLA
RICERCA
- Valutazione
della produzione "normalizzata" sulla base delle risorse
(per esempio in termini di fondi assegnati, laboratori, spazi,
strutture, ecc.).
- Valutazione
del numero ristretto di pubblicazioni scientifiche, indicate
dai candidati ai concorsi come caratterizzanti la produzione.
- Presentazione
di un rapporto annuale, da parte di ciascuna struttura scientifica
e della sua amministrazione, sulle azioni messe in campo per
la valorizzazione della componente femminile.
A questo proposito
si potrebbe prevedere che l’individuazione di misure che rimuovano
gli ostacoli alle carriere femminili venga assunto da ciascuna
struttura di ricerca e amministrativa fra gli obiettivi prioritari;
e che ciò sia oggetto dei riconoscimento (premio, incentivo,
altro) da parte del Ministero competente.
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AZIONI
POSITIVE
- Presenza
femminile, almeno al 40%, nelle strutture scientifiche, nei
comitati di valutazione e in quelli di bioetica, i cui componenti
siano nominati in base a criteri di tipo politico".
- Riequilibrio
di genere nella composizione di tutte quelle commissioni concorsuali
di nomina in cui la componente femminile risultasse minoritaria
in maniera significativa.
- Incentivi
a tutte quelle forme di comunicazione scientifica (convegni,
seminari, esperienze di formazione) che presentino una buona
proporzione di relazioni e lavori di donne.
- Congedo
di maternità e paternità pagato (ovvero prolungamento
della retribuzione per sei mesi) a tutte le ricercatrici e i
ricercatori con retribuzione a tempo determinato (dottorande/i,
borsiste/i, assegniste/i, ecc.); borse di studio e corsi di
aggiornamento per il reinserimento dopo lunghe assenze collegate
all’organizzazione e alla pianificazione della vita familiare.
- Valutazione
di genere (attraverso forme di consultazione che non si rivelino
di pura facciata ) del Piano Nazionale della Ricerca.
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AZIONI
MIRATE ALLA TRASPARENZA
- Pubblicità
dei nomi di tutti i componenti i network di ricerca che fanno
domande di finanziamento.
- Limitazione
del numero di progetti di ricerca coordinati da una medesima
persona.
- Esplicitazione
– nelle liste dei revisori e dei garanti, dei componenti i comitati
di valutazione e delle commissioni di concorso, e di ogni struttura
di controllo e verifica della produzione scientifica – del sesso
delle persone addette a questi incarichi.
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Siamo consapevoli
che le azioni indicate richiedono da parte delle strutture scientifiche
e amministrative delle Università e degli Enti di ricerca
sia un investimento economico, che ne sostenga i costi, che un
investimento politico che renda manifesta la volontà di
assumere la valorizzazione delle donne come obiettivo prioritario.
A questo scopo
si propone che il Ministero dell’Università e della Ricerca
Scientifica si faccia promotore di un incontro
tra i Presidenti degli Enti di Ricerca, i rappresentanti del Crui
e del Comitato dei Garanti presso il MURST e le componenti di
questa commissione, perché sia verificata la disponibilità
ad accogliere queste richieste e darvi corso.
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