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Chiunque abbia
partecipato a qualsivoglia processo di valutazione - concorsi
per borse di studio, posti, fondi, ecc. - non può non essersi
reso conto che la prima principale alternativa di giudizio contro
cui ci si scontra sta nell'antinomia merito o appartenenza.
1.
L'appartenenza
Nel concetto
di appartenenza includiamo un insieme di legami che vanno dal
far parte del medesimo gruppo di ricerca (famiglia accademica,
"scuola"), della medesima squadra di calcio, all'appartenere
al Rotary o alla massoneria. In altri
termini : gli "old boys network".
Non è difficile intuire come le donne, soggetto debole
per eccellenza, siano sfavorite dal giudizio in base all'appartenenza,
per motivi che vanno dalla mancanza di network a quello di non
aver mai fatto parte della massoneria et similia (e questo è,
ovviamente giusto motivo di orgoglio di genere).
Quando il criterio dell'appartenenza diventa sistema, e di conseguenza
non sono i migliori ad essere prescelti, "i soggetti deboli"
si sentono personalmente offesi, anche se la scelta non li coinvolge
direttamente. L'effetto è scoraggiamento, mortificazione
ed auto-esclusione.
Si rafforza così la selezione di quegli individui, ben
attrezzati all'autopromozione, che hanno accettato ed introiettato
i modelli di cooptazione in base all'appartenenza e che, quindi,
sono in grado di riprodurli. Va inoltre sottolineato che questi
luoghi di appartenenza non coincidono con le sedi istituzionali,
costituendo delle vere e proprie sedi di poteri occulti (non trasparenti).
Fa parte dell'abbattimento dei meccanismi di appartenenza anche
il ricondurre decisioni e ruoli nelle sedi istituzionali appropriate.
2.
Il merito
L'atteggiamento
mentale, più volte definito tipicamente femminile, per
cui se uno fa bene il suo lavoro, questo verrà prima o
poi riconosciuto, è quindi assolutamente perdente, se non
si ritorni a invocare il merito. Questo è un criterio,
al tempo stesso, banale ed eversivo, basato sull'importanza di
giudicare le persone in base al merito e le proposte di ricerca
in base alla validità scientifica.
Tale criterio diventa tanto più rilevante in un rinnovato
assetto universitario che prevede la valutazione estesa a varie
strutture e livelli: sono evidenti i vantaggi di perseguire tale
criterio fin dal primo reclutamento. Se il criterio di merito
si
mantiene, questo permetterà nei migliori di sviluppare
le proprie potenzialità e di procedere nella carriera,
sia in loco che in altre università e centri di ricerca.
Siccome il reclutamento e l'addestramento passano attraverso molte
posizioni a termine, deve essere garantita la certezza che un
buon lavoro, gravoso come quello della ricerca, verrà debitamente
riconosciuto. Naturalmente esso va valutato anche in base alle
risorse umane e finanziarie cui si è avuto accesso. E'
infatti devastante, specialmente per le donne, che negli stessi
anni del "precariato" si trovano anche coinvolte nel
lavoro, talora conflittuale, della coppia e della famiglia, svolgere
con coraggio e dedizione il proprio lavoro di ricerca per poi
vedere i posti liberi indebitamente occupati dai "più
potenti". Senza tener conto poi del fatto che questa politica
si autoalimenta portando ad ingrandire i gruppi potenti, mentre
progressivamente si estinguono i gruppi piccoli e/o anomali, più
spesso "abitati" dalle donne.
Un altro risultato è che, nel campo della ricerca scientifica,
mancano, fatte alcune eccezioni, donne in posti decisionali, in
commissione di esperti, insomma in situazioni di potere, con un
certa visibilità. Mancano, quindi, alle giovani donne che
si affacciano al mondo della ricerca dei "role models"
di riferimento.
Si apre così
un problema di rivendicazioni: più posti di potere alle
donne? O modificazioni drastiche nell'organizzazione del mondo
della scienza?
Perché l'uno e l'altro di questi obiettivi possano, in
qualche modo, essere perseguiti si può pensare di introdurre
nei criteri di valutazione il riconoscimento di caratteristiche
che sono prevalentemente femminili, ossia dei "parametri
di
genere". Senza l'ambizione di individuarli correttamente
ed esaurientemente rispetto alle varie discipline, vogliamo qui
mettere in evidenza alcune caratteristiche positive per la ricerca,
riscontrate più frequentemente tra le donne che non tra
gli uomini.
La predilizione
per ricerche interdisciplinari. Finora queste sono state emarginate
sistematicamente, pur rappresentando uno sforzo notevole di conoscenza,
per chi le intraprende, ed un indice di curiosità ed abilità,
che andrebbero valorizzati.
Lo svolgimento di ruoli di coordinamento con spirito di servizio,
e non come pura occupazione di una posizione con investitura a
vita. In altri termini, significa perseguire pragmaticamente dei
risultati, piuttosto che la promozione di sé.
L'attenzione e la cura nel lavoro di formazione, non solo nel
senso più immediato di cura della didattica e della ricerca,
ma nel senso di formare la generazione successiva a cui passare
il testimone. L'atteggiamento, fin troppo noto, di: "dopo
di me il diluvio" è tipicamente maschile e dominante
nelle nostre istituzioni, con grave danno delle stesse. Spesso
dietro un formatore uomo ci sono donne delegato a farlo, bravissime,
ma in secondo piano. Bisogna trovare il modo di riconoscere debitamente
il loro contributo.
L'attenzione a tempi, fondi e modi del fare ricerca adeguati a
svolgere la medesima e non all'accentuazione dell'attività
di promozione del singolo, a scapito di quella di esecuzione di
un progetto.
La ricerca di forme di organizzazione del lavoro che esaltino
le capacità di collaborare, rispetto alla tradizionale
competizione.
Bisogna trovare
dei parametri di valutazione, in grado di rilevare correttamente
queste caratteristiche, spesso totalmente trascurate nei giudizi
d merito. Esse sono molto impegnative anche in termini di tempo
di lavoro e quindi i parametri dovrebbero essere in grado di valutare
correttamente sia il valore qualitativo che quantitativo di esse.
3.
La valutazione come metodo
Vale la pena
sottolineare come nel mondo accademico si individuano due correnti
di pensiero sull'attuazione pratica della valutazione:
1. Una corrente
considera la valutazione un'arte: si definiscono di volta in volta
criteri e procedure, in modo che siano veramente attinenti al
caso in esame. Questa scelta, in realtà, riflette la volontà
di avere le "mani libere" e risponde alle forme di potere
degli "old boys network".
2. La seconda corrente di pensiero definisce la valutazione una
scienza: essa assume le forme di un sapere costituito, dotato
quindi di scuole, docenti, testi, associazioni, etc. Si costituisce
dunque una corporazione di "esperti autoreferenziali",
unici abilitati a sostenere questo ruolo e quindi a detenere le
forme di potere con esso collegate.
Ambedue le
forme ci appaiono tipici approcci maschili, il cui obiettivo non
è garantire la qualità (efficienza ed efficacia)
dell'azione che si svolge a fini istituzionali (cioè la
selezione di persone qualificate al compito da svolgere), ma la
conservazione del potere nelle mani di chi lo ha.
Le ricercatrici debbono rifiutare queste impostazioni e segnalare
che si tratta semplicemente di individuare un metodo (regole,
dunque, trasparenti e condivise, suscettibili di cambiamento e
probabilmente diverse a seconda, almeno, delle aree tecniche ed
umanistiche) che garantisca la qualità del compito svolto,
l'indipendenza della valutazione da fattori estranei al merito
e l'assunzione diretta di responsabilità da parte di chi
valuta.
4.
La definizione di un buon metodo
Un qualsiasi
metodo, destinato a selezionare, deve rispondere a due criteri
fondamentali, perché il suo uso venga riconosciuto come
valido: l'attinenza allo scopo e l'affidabilità.
L'attinenza
L'attinenza
fa riferimento alla significatività ed utilità del
metodo per lo scopo che si è prefissati. Innanzitutto,
quindi, va definito il contesto entro il quale si vuole operare
la selezione. Nel caso della ricerca scientifica, bisogna fornire
definizioni adeguate di "chi fa bene ricerca" e della
"buona ricerca". E' evidente che, a questo proposito,
dal punto di vista delle donne, vanno smantellati quegli stereotipi
e meccanismi del "fare ricerca" che hanno favorito
gli uomini. Al tempo stesso vanno fornite delle indicazioni che,
inevitabilmente, portano alla costruzione di modelli aggiornati
e più complessi della ricerca scientifica e di coloro che
vi operano; modelli il cui livello di risoluzione deve essere
necessariamente più raffinato. Alcune delle componenti
di tali modelli ci derivano dalla struttura stessa della ricerca
contemporanea:
- Una gran
parte della ricerca è pubblica;
- La qualità
della ricerca è l'aspetto fondamentale, ma non più
sufficiente;
- È
orientata per grandi obiettivi, di interesse socio-economico;
- Deve essere
produttrice di innovazione;
- Viene fatta
per équipes.
I soggetti
che fanno ricerca devono dunque, presumilmente:
- Avvertire
responsabilità nei confronti della società;
- Avere competenza
scientifica non ristretta al proprio campo professionale;
- Avere obiettivi
a lungo termine, che vadano oltre le scadenze dei singoli progetti;
- Avere capacità
di comunicazione e cooperazione;
- Avere capacità
di motivare se stessi e gli altri;
- Avere capacità
i risolvere problemi, anche di carattere tecnico/amministrativo.
Altre componenti
non possono che essere il risultato di un consenso ampio sul ruolo
della ricerca scientifica nelle società avanzate e non,
sulle attese dei soggetti che in essa operano.
L'affidabilità
Una volta
stabilito il contesto di riferimento si deve mettere a punto un
metodo di valutazione che sia affidabile. In altri termini il
protocollo di valutazione che si adotta, deve essere in grado
di funzionare con la stessa accuratezza (riproducibilità,
anche se utilizzato in situazioni e tempi diversi.
Nel caso della valutazione della ricerca, si tratta di definire
procedure che riescano efficacemente a selezionare (per gli scopi
stabiliti) i progetti/le persone adeguate in maniera
più oggettiva possibile. Accanto a criteri cosiddetti
freddi, si devono poter adottare criteri caldi, destinati veramente
a valutare la qualità di una persona e della sua attività
scientifica.
Applicare queste caratteristiche del metodo di selezione (attinenza
ed affidabilità) alla valutazione nella ricerca scientifica
e tecnologica può significare che, intervenendo sul primo
aspetto, possiamo modificare la definizione stessa di qualità
della ricerca e dei suoi soggetti, mentre, agendo sul secondo,
possiamo correggere ingiustizie e scorrettezze nei confronti delle
donne.
5.
Le procedure di validazione
Viene chiamata
validazione la procedura che porta all'accettazione di un metodo,
verificandone appunto sia l'affidabilità che l'attinenza.
Questi sono, come si è visto, due criteri diversi, assolutamente
necessari, ma non sufficienti
se presi singolarmente. Ogni metodo di valutazione dovrebbe essere
validato. Potrebbe essere d'aiuto seguire per la valutazione le
logiche alla base di procedure di validazione di metodi, protocolli,
saggi in settori applicativi della ricerca:
Un gruppo
di studio mette a punto una procedura di valutazione (avendone
precedentemente definito lo scopo) e poi sottopone a questa una
serie di progetti/curricula disponibili, in un test cieco, in
cui cioè alcune informazioni che potrebbero influenzare
la selezione vengono occultate.
Una volta
operata la selezione, le informazioni occultate vengono rese disponibili,
in modo da verificare se il metodo adottato ha operato la selezione,
in maniera accurata, in termini di sensibilità e specificità:
quanto cioè sia stato in grado di distinguere quelli veramente
pertinenti allo scopo e, tra questi, quelli
più adatti. Nel campo della valutazione della ricerca,
si potrebbe immaginare, ad esempio, il numero delle pubblicazioni
come un parametro molto sensibile, mentre l'I.F. potrebbe essere
considerato molto specifico. L'uso dei due parametri andrebbe
calibrato in modo da evitare inclusioni od esclusioni improprie/penalizzanti.
Sulla base
della predittività e dell'accuratezza del metodo, verificate
nella fase precedente, il protocollo di valutazione può
essere rivisto e riaggiustato per correggere aspetti che non lo
hanno fatto funzionare in maniera ottimale. In genere questa è
una fase di "refinement", che, a sua volta dovrebbe
prevedere un'ulteriore verifica cieca con un numero più
vasto e con campioni più diversificati del precedente.
E' inutile
sottolineare che il gruppo che prepara il protocollo da saggiare
deve essere distinto da quello che prepara i campioni. Solo nella
fase definitiva i due gruppi confluiscono per ottimizzare in via
definitiva il metodo/protocollo.
Occorre inoltre sviluppare procedure diverse per i tipi e le tematiche
delle domande. Una procedura potrebbe essere quella di avere "giudizi"
sulla domanda da parte di persone qualificate, ma al di fuori
del nostro paese (quindi non in competizione e slegati dalle consolidate
reti di potere, come per esempio fanno la NSF e l'NIH in USA).
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