Cultura s’è dest(r)a?

Viaggio in rete tra musica, scrittura, riviste, editori e associazioni culturali dell’estrema destra italiana


Topolino è di destra, Paperino di sinistra. La vasca da bagno, destra; la doccia, sinistra. Tex è di destra, Zagor di sinistra. E via così: un paio di generazioni si sono divise – almeno a partire dagli anni Sessanta – riferimenti culturali e status symbol in base alle propria preferenze politiche. Poi le cose si sono fatte più confuse: Che Guevara, non si discute, è di sinistra. Ma allora perché lo si vede adottato in tanta mitologia eroico-rivoluzionaria dell’estrema destra militante?

Grande è la confusione sopra e sotto il cielo, insomma (ma Majakovskij, a proposito, è di destra o di sinistra?). Perché il problema, in fondo, è serio: la destra accusa la sinistra di avere monopolizzato l’industria culturale del dopoguerra italiano, la sinistra rinfaccia alla destra di non aver saputo esprimere un cultura che sapesse imporsi nella lotta darwiniana per la sopravvivenza delle idee e delle arti.

Se rispondere alla domanda “esiste e qual è una cultura italiana di destra?” è compito davvero troppo complesso, un’impresa forse più abbordabile è quella di tentare di seguire in rete le tracce di una cultura dell’estrema destra, quella insomma che si rifà – più o meno velatamente, ma di solito meno – al Ventennio e a una visione nazionalpopulista della società, quasi sempre venata di più o meno (ma di solito meno) sottili variegature razziste e neofasciste. Tentiamo insomma di scoprire dove – in rete – si esprime una cultura che, alla ricerca di nuovi nomi e di abiti più presentabili, si presenta di volta in volta come identitaria, alternativa, non omologata, differente, non conforme, orientata, movimentista, di area.

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