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TeatroIncontro.
La Cooperativa Teatroincontro opera
a Vigevano e svolge la propria ricerca adattando al teatro
un metodo proprio delle scienze sociali: l'osservazione
partecipata. Tra i suoi principali lavori: Nel libro
di Mastronardi (Premio Drammaturgia In\finita, Teatrorizzonti
di Urbino), Come l'indio perse il sonno e imprigionò
la malasorte, Chi non salta un ebreo è,
Bingo, Il messaggio, Il diluvio, Quesalid,
Salmo 130, Noi attori del 2000 (premio per
la sperimentazione teatrale nelle scuola al XXV° Festival
di San Quirico Serra).
Da
Mistretta a Gödel
di
Mimmo Sorrentino
con Liborio Oresti, Beppe Cavolo, Luca
Cavalieri, Elisabetta Ungaro, Ambrogio Coppola, Samantha
Oldani ,Cristina Villani, Ricotta; musiche composte da
Andrea Taroppi; progetto scenografico Mimmo Sorrentino,
Anna Olivelli; costruzione scenografie Comunità
Exodus di Garlasco;
consulenza Piergiorgio Odifreddi
Il
teatro autoreferenziale è uno dei punti forti di
riflessione e di discussione attorno al quale si incentra
il lavoro della compagnia di Mimmo Sorrentino. La pratica
teatrale di TeatroIncontro è infatti basata sulla
cosiddetta "osservazione partecipata", nella
quale coinvolgono attori, anziani, studenti, disabili,
extracomunitari, tossicodipendenti, malati terminali,
quasi tutte persone molto lontane dalle scuole di teatro.
Questa pratica porta spesso le persone a parlare di se
stesse: ecco perchè si parla di teatro autoreferenziale.
Naturale
sembra quindi essere stato il loro interesse per uno dei
più famosi teoremi della matematica, che si tratta
proprio la autoreferenzialita: il Teorema di Gödel.
E la più paradossale conseguenza rappresentata
magistralmente nello spettacolo è l'applicazione
della Tesi alla comunicazione e cioè di come "comunicare
sia una legge a cui è impossibile sottrarsi",
per citare le parole del regista. Legge che vale anche
per chi - secondo logica - non potrebbe mai fare l'attore,
perchè balbetta e cammina male, e invece è
costretto a comunicare per necessità e desiderio,
creando così momenti di vero e indimenticabile
teatro. Un teatro impossibile, fatto da attori impossibili,
che nel momento in cui espongono la propria impossibilità,
la rendono reale e comunicabile. Attori che portano nella
propria carne il segno della realtà e che recitano
se stessi, creando momenti di rara poesia.
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