Teatrino Clandestino. La compagnia
vive e lavora a Bologna dai primi anni '90. Nel 1996,
con lo spettacolo Mondo (Mondo) ha vinto il Premio "Giuseppe
Bartolucci" e il premio ETI "Vetrine".
L'idealista magico
Per
illustrare questo magistrale spettacolo, con la regia
di Pietro Babina, lasciamo parlare gli autori:
1865
uno strano trio di persone legate tra loro da un vissuto
non troppo chiaro si apprestano sulla scena a dar vita
a una serata elettrostatica. Rinchiusi in una
gabbia procedono alla riproposizione di alcune delle
esperienze più significative di quella che fu
la primissima fase della ricerca sui fenomeni elettrici.
Immediatamente fin dai primi momenti si delineano i
ruoli dell'ognun personaggio all'interno di questo duro
e rigido schema dimostrativo. Una sorta di valzer stroussiano:
Il Pedagogo, il detentore del racconto; La Donna Ideale,
detentrice della magia; Lo Scienziato, detentore del
materiale. Il Pedagogo dopo aver introdotto il pubblico
con una sonata di Chopin comincia a narrare la storia
dell'elettrostatica dalla sua nascita alla sua morte
toccando tutte le tappe più determinanti non
tralasciando alcuni divertenti aneddoti dell'epoca nel
contempo lo Scienziato e la Donna Ideale, la Maga si
adoperano nella riproduzione di eventi, esperimenti
scientifici con straordinario verismo di cause ed effetto,
la narrazione nel suo dipanarsi non trova alcun impiglio
come è proprio della Storia ma qualcosa di meno
evidente ma altrettanto tangibile si sviluppa sulla
scena. L'intrigo tra i tre personaggi e una eventuale
verità sul loro passato si viene via via affacciando
conchiudendo con una morte al limite del magico. Tutto
ritorna nel buio da cui è uscito.
Per
un commento critico, lasciamo invece parlare:
- Magda Poli (Corriere della Sera, 5/3/1998):
Col
susseguirsi delle dimostrazioni e degli esperimenti,
la scienza spalanca abissi alla speculazione filosofica,
il quotidiano con le sue piccole e grandi passioni amorose
fa qua e là capolino, e un refolo di magia, di
vibrante illusione, attraversa improvviso il salotto.
L'idealista magico è uno spettacolo intelligente,
di composta raffinatezza formale, venato da un'elegante
ironia che tinge di surreale le tentazioni didascaliche
del testo e permette alla scienza, alla magia e all'illusione
di sfumare dolcemente l'una nell'altra per diventare
teatro.
- Paolo Ruffini (Liberazione, 30/1/1997):
Lavoro
provocatoriamente divertente e raffinato, dimostrativo
di una <<serata elettrostatica>> in una
cornice d'epoca. Si trattava dei cenacoli scientifici
del secolo scorso, con tanto di pubblico di curiosi:
l'avventura di un progresso che si serviva dell'artificio
artistico. Cosicché la scienza e la magia si
trovavano a condividere un terreno comune in un poetico
tentativo di riflettere sul senso del mistero nella
vita. [
] Lo spazio dove si svolge lo spettacolo
manca totalmente di luce artificiale. Sono le candele
a fare da illuminazione diretta o riflessa. Dentro una
enorme gabbia in ferro su un palco sollevato da terra
è riprodotta una situazione da camera in perfetto
stile ottocentesco, con attori in abiti d'epoca e un
organo a pedale [
]. L'idealista magico si propone
nella finzione senza tralasciare però quel dato
che più squisitamente lo trasforma in un gioco
reale e a tratti didattico. Ecco in tutto il suo splendore
di articolo delle meraviglie un attrezzo a ruota condotto
dallo stesso regista calato nel personaggio, mentre
produce vere scintille e scosse elettriche, come quelle
che fuoriescono dal dito dell'attrice; lei, un po' svenevole
e un po' austera valletta, sposta e sistema la scena.
Nei panni della damigella, Fiorenza Menni si presta
ai tempi indotti dal narratore, anzi esegue puntualmente
le sue indicazioni, come quando vengono incatenate le
sedie sulle quali è posto il pubblico, per provare
una veicolazione di energia elettrica, facendo così
sospettare agli astanti un possibile pericolo. Un vero
sobbalzo poco prima che l'esperimento non venga in effetti
portato avanti. Così L'idealista magico si serve
anche del colpo di scena d'effetto in perfetti tempi
teatrali per suggestionare quella che sembra una pittura,
un oggetto raro e fragile, senza sbavature. Forse una
compagnia di ciarlatani lì a vendere le proprie
illusioni, e noi, a crederci fino in fondo.
- Nicola Pasqualicchio (L'Arena 3/4/1997):
[
] E la scienza ne costituisce
un tema (anzi il tema) essa non vi appare nei suoi trionfi
tecnologici, ma nei suoi vagiti e giochi d'infanzia,
di quando tra Sette e Ottocento conduceva le prime meravigliate
ricerche sull'elettricità. [
] Ma che sia
la dimensione del mistero a prevalere e ad ottenere
i suoi risarcimenti nei confronti dello scientismo,
lo rivela soprattutto la <<schizofrenia>>
di chi pronuncia la lezione, i cui toni divulgativi
concedono improvvisi spazi a parentesi di intonazione
introspettiva e quasi trasognata, un cui si enuncia
un senso secondo, spirituale e magico dell'esperienza
scientifica, una verità sovrasensibile e miracolosa
che sovrasta e ingloba le verità naturali. Se
questa sia davvero la tesi dello spettacolo o uno dei
suoi giochi illusionistici non lo sapremmo dire. D'altra
parte ci sembra che l'intenzione di questo Idealista
magico sia proprio di darsi e sottrarsi allo stesso
tempo, di celarsi nel momento in cui si concede: e gli
spettatori, muniti di piccoli binocoli, spiano nella
sua penombra, cercando di decifrare le scritte sullo
specchio o di inquadrare il luogo in cui scoccherà
la scintilla, con quel senso di incanto e quel tantino
di stizza suscitati nel voyeur da una bella donna misteriosa
che si mostra e scompare dietro una lontana finestra.
Per
cercare di capire infine (se mai è possibile),
le motivazioni - soprattutto conflittuali con l'ambiente
scientifico - che hanno spinto la compagnia, citiamo un
altri loro scritti a proposito dello spettacolo:
"Tutto parte da una serie di inciampi e di incontri
fortuiti misti ad alcune delle nostre sempre più
radicate manie. Lo scontro con una mentalità scientifica
del fruire e del fare arte, mi ha spinto a ricercarne
l'origine; di qui la ricerca di quel concetto di scienza
che mi è parso fosse l'origine di quello contemporaneo
dell'oggettivazione, della catalogazione, della teorizzazione
sistemica, della mummificazione accademica, della critica
comparativa, e così le ricerche hanno cominciato
un lento viaggio a scandaglio indietro nel tempo del nostro
argomento: nell'800 e più precisamente a metà
dell'800. Per me, questo termine scientifico ha
una valenza negativa in quanto io vivo in contrasto con
il mistero e con la totale accettazione di esso
per quello che è. La necessità di disvelare
mi è odiosa e soprattutto in arte ed ancora di
più in teatro.
L'avvento della macchina a vapore alla fine del Settecento
e il suo grande sviluppo e impiego nell'Ottocento (che
portò al concetto di scienza-tecnica a servizio
del quotidiano) unitamente ai concetti darwinisti, crearono
quell'idea distorta del progresso nel cui vortice fu risucchiata,
a volte con il consenso stesso degli artisti, anche l'arte
avvilendosi sempre più in una lotta con il comprensibile
e con l'oggettivo sino ad arrivare al paradosso di distinguere
tra artisti ricercatori e non-ricercatori mentre
l'unica possibilità di distinzione è tra
artisti e non-artisti. Da questo misero abbandono del
mistero è partito il disagio che ci ha mosso.
Cercando
siamo entrati nel mondo dell'elettrostatica restando letteralmente
fulminati da essa; era il luogo che cercavamo: là
dove la scienza, la magia e l'illusionismo sfumavano uno
nell'altra, le capacità fantastiche degli elettroni
ci colpivano anche senza comprenderle. Scopriamo di come
alla fine del Settecento e per quasi tutto l'Ottocento,
usasse riunirsi per fare delle serate elettrostatiche.
Riusciamo a contattare uno dei massimi esperti in ricostruzione
di apparecchi scientifici d'epoca, Maurizio Bigazzi, che
con alcune macchine elettrostatiche di sua proprietà
ci mostra alcune delle esperienze più interessanti,
ci fa vedere delle immagini in cui sono raffigurate quelle
serate. Scatta immediatamente l'idea di ricostruirle.
Maurizio si offre per la consulenza nella ricostruzione
degli apparecchi, una macchina elettrostatica di Wimshurst
con tutte le sue esperienze. Poi libri sull'argomento,
immagini; il fascino della scintilla, metafora
dell'intuizione geniale e inafferrabile, ci affascina
sempre più, così eccoci qui a ricostruire
serate elettrostatiche ma il tentativo non vuole essere
filologico, siamo gente di teatro e non accademici della
scienza e così si rende necessaria la drammatizzazione.
Queste che noi chiamiamo ancora serate elettrostatiche
pensiamo siano solo l'inizio del nostro viaggio nell'Ottocento".
"Tra scienza e arte sta un confine molto sottile
che nonostante sembri facile annullare sia in un senso
che nell'altro diventa poi a volte insormontabile ed inafferrabile.
Spesso si ha l'impressione che l'atteggiamento scientifico
sconfinando nell'artistico faccia violenza e a volte sembra
che l'arte invadendo lo scientifico bestemmi ma, tra questi
due mondi continua un'attrazione fortissima. L'idealista
magico è a segno di un atteggiamento che vuole
stare nella zona di transito tra un mondo e l'altro e
che non si occupa né della violenza dell'uno né
delle bestemmie dell'altro, ha un atteggiamento che allude
al Filosofo".
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