Rossotiziano. Compagnia fondata
nel 1995, con lo scopo di unire competenze artistiche
diverse nell'ambito della sperimentazione teatrale e
culturale. Vincitrice del Premio ETI Vetrine '96 con
Sida o l'uomo dal fiore, ha ottenuto la segnalazione
ufficiale della giuria del Premio Scenario '97 per Arpa
muta, melopea per Pino Pascali, e figura tra le
cinque giovani compagnie selezionate dalla Commissione
prosa nel biennio 1997-1999. Formatisi in varie scuole
teatrali - la Bottega di Firenze, la Paolo Grassi di
Milano, la Silvio D'Amico di Roma e l'Accademia d'arte
drammatica della Calabria - i fondatori di Rossotiziano
hanno eletto il proprio domicilio a Napoli. Dalla stagione
2000 Rossotiziano è riconosciuta e sovvenzionata
tra le compagnie di ricerca e sperimentazione.
Variazioni Majorana
Nella
presentazione dello spettacolo, drammaturgia di Rossotiziano
e regia di Alfonso Postiglione e Francesco Saponaro, si
legge:
[
]
un'indagine sulla misteriosa scomparsa del fisico catanese
che affronta il conflitto uomo-scienza e le complesse
problematiche a esso collegate. Nella scena, che diventa
di volta in volta nave treno e aula universitaria, si
muovono i diversi personaggi che costruiscono le tappe
della vita del fisico fino alla sua misteriosa scomparsa.
[
] Nella cassaforte dei ricordi si alternano,
senza soluzione di continuità, e con dinamiche
di atemporalità onirica, diverse vicende. [
]
Non un resoconto biografico. Piuttosto un tragitto esistenziale
complesso, sorretto da un'ironia spesso crudele e tragicomica,
che conduce Majorana sulla soglia del non ritorno. Uno
spettacolo, dove realtà storica e fantasia pura
si mescolano fino a confondersi, nella speranza di tessere
un racconto il più possibile originale autentico.
Speranza
che si è realizzata in pieno, con uno spettacolo
di rara intensità (intellettuale e psicologica),
che si è rivelato un esperimento riuscito sia dal
punto di vista formale (come la presenza di vere e proprie
variazioni analoghe a quelle musicali, su alcuni dialoghi
e scene) sia da quello dei contenuti scientifici, storici,
epistemologici, sia infine da quello artistico (ottima
la recitazione). Un esempio di come il teatro possa indurre
a una riflessione ulteriore sulla scienza e coinvolgere
il pubblico in una meditazione approfondita su questioni
etiche e psicologiche.
La trama è riassunta così da Oliviero
Ponte Di Pino in un articolo de Il Manifesto del 20
aprile 1999: "Si parte dai due agenti - quello diligente
e quello cinicamente disincantato - che il regime fascista
ha inviato per indagare su una vicenda che allarma persino
il Duce: s'imbarcano sullo stesso traghetto su cui era
salito Majorana nel fatidico viaggio Napoli -Palermo,
ricostruiscono la sua biografia e la sua geniale ma inquieta
personalità, rivivono la cronaca delle sue ultime
giornate, s'interrogano sul significato del suo lavoro
scientifico e sui suoi possibili sviluppi. [
] Ma
quel traghetto è una specie di macchina del tempo
dove il presente s'avvita sul passato e fa ripartire all'infinito
il gioco delle possibilità. Così come una
macchina del tempo è anche il treno su cui viaggia
- o sogna di viaggiare - lo stesso Majorana, come se fosse
stato risucchiato all'interno della logica quantistica
che era al centro dei suoi studi. Il racconto della sua
scomparsa non può dunque seguire uno sviluppo lineare,
ma esplora le diverse probabilità statistiche in
cui si è disseminato il reale."
In un'intervista pubblicata su "Quaderni di Grado
Zero" n.1 (editore CRT Centro
di Ricerca per il Teatro - Milano), gli autori parlano
inoltre delle difficoltà incontrate a trattare
un tema scientifico:
[
] per mettere in scena
Variazioni Majorana ci siamo basati su materiali cartacei,
essenzialmente su alcune lettere, a partire dal testo
di Sciascia La scomparsa di Ettore Majorana che indagava
attraverso testimonianze, lettere, ipotesi fantastiche,
la vicenda del suo misterioso congedo dalla vita. Era
paralizzante pensarlo in teatro, perché il materiale
abbondava, ma poco o nulla rimandava al teatro. Per
questo abbiamo cercato di costituire una drammaturgia
trasfigurante.
Gli apprendisti stregoni.
Di come un pugno di pacifisti diede il
via alla costruzione della bomba atomica

Questo
spettacolo è un racconto teatrale di e con Antonio
Marfella, con la regia di Antonio Marfella e Giuliana
Pisano, che si pone come ideale conclusione del percorso
iniziato con Variazioni Majorana. Lo spettacolo,
che ha debuttato il 16 aprile 1999 al CRT Salone di Milano,
indaga nelle pieghe della storia della fisica d'inizio
secolo, dalle prime scoperte relative alla struttura dell'atomo
allo scoppio della bomba atomica. La formula del racconto
teatrale (in cui l'attore è solo sul palcoscenico
sotto i riflettori e si rivolge direttamente al pubblico)
è, per Rossotiziano, la più idonea per far
conoscere con leggerezza e semplicità una pagina
di storia ricca di insegnamenti e di spunti di riflessione.
Abbiamo
scelto la forma del racconto teatrale per narrare la
storia di Einstein, Oppenheimer, Bohr, Rutherford, Heisenberg,
Majorana, Fermi, Jolot-Curie, Roosvelt, Churcill, Stalin,
perché crediamo sia tanto affascinante di per
sé da poter essere raccontata da un attore sul
palco a una platea di ascoltatori e far scattare dei
cortocircuiti emotivi.
spiegano
gli autori
La
strada che abbiamo intrapreso con Gli apprendisti stregoni
è quella attualmente percorsa da Marco Paolini,
Marco Baliani, Laura Curino, ma prima ancora, magistralmente,
da Dario Fo. Il nostro obbiettivo, per il momento, è
di riuscire a mettere a fuoco la storia, piuttosto che
dar risalto al virtuosismo attorico. Siamo convinti
che il fascino della storia che racconteremo consista
nel fatto che si tratta di un terreno inesplorato dal
punto di vista teatrale. Al di là di alcuni physikedrama,
che raccontano dei problemi morali del dopo -bomba,
non esistono testi che raccontino lo sviluppo dei fatti.
[
] Tornando alle nostre scelte espressive, l'opzione
drammaturgica del racconto teatrale è solo una
delle strade che stiamo attualmente percorrendo.
Per
quanto riguarda i contenuti dello spettacolo, aggiungono:
Vorremmo
raccontare l'evoluzione delle scoperte fino alla fine
della seconda guerra mondiale perché sono stati
anni in cui tanti giovani geniali hanno sentito il richiamo
della fisica nucleare, che attirava i migliori cervelli
del mondo. Nei primi anni del Novecento si scoprono
i segreti del mondo subatomico: l'atomo etimologicamente
indivisibile, non è più la particella
più piccola dell'universo ma può essere
scisso al punto da provocare un'energia illimitata.
Questo è soltanto il primo di una serie di paradossi
che contraddistinguono la storia della scienza della
prima metà del secolo. [
] Ma il paradosso
dei paradossi sta nel fatto che si arriva a costruire
la bomba atomica esclusivamente per scopi di pace. Per
questo il titolo dello spettacolo, preso in prestito
dal volume di Robert Jungk che ha ispirato il lavoro
di ricerca, recita: Gli apprendisti stregoni. Di come
un pugno di pacifisti diede il via alla costruzione
della bomba atomica. Il paradosso sta nel fatto che
la più grande democrazia libertaria, gli Stati
Uniti d'America, ha lanciato una bomba letale, provocando
un disastro di dimensioni colossali che non era riuscito
nemmeno al folle disegno criminale messo in atto da
Hitler. E questa storia ci riguarda da vicino, è
la storia della nostra generazione, quella della guerra
fredda e del disastro di Chernobyl.
In
poco più di due ore di monologo, secondo i canoni
ormai classici del teatro di narrazione, con una forte
vocazione didattica temperata da una vena sarcastica,
si affrontano anche i temi come il significato e il ruolo
della scienza e del progresso, e come quello del rapporto
fra scienza e immaginario, e dell'evoluzione dell'una
rispetto all'altro: nel 1950, ad esempio, tutto era "atomico",
dalla lavatrice a Rita Hayworth.
Un'ulteriore motivazione alla scrittura dello spettacolo
si trova in una dichiarazione di Antonio Marfella:
Quando
a scuola ci facevano studiare I Promessi Sposi, La Gerusalemme
Liberata, La Divina Commedia, non ci risparmiavano notizie
e informazioni sulla vita degli autori e sul periodo
storico in cui vissero. [
] Quando invece cercavano
di iniziarci ai misteri della matematica e alle leggi
della fisica, la lavagna si affollava di segni e simboli
strani, che venivano commentati con poche parole, cadenzate
e <<neutrali>>, mentre lo stridio del gesso
ci atterriva
Non una parola sugli uomini e le donne
che contribuirono a svelare quei misteri, a scoprire
quelle leggi. Perché? <<Le scoperte scientifiche
sono indipendenti da chi le realizza, se Einstein non
avesse scoperto la relatività, l'avrebbe scoperta
qualcun altro al suo posto>> ho letto tempo fa
su un libro di fisica. Sarà vero, non discuto,
ma intanto la relatività l'ha scoperta Einstein
e varrebbe la pena sapere di più sul suo conto
Intendiamoci,
io ho una cultura scientifica che sfiora il ridicolo,
ma da quando ho conosciuto più da vicino la vita
dei grandi personaggi che hanno fatto la fisica moderna,
coltivo l'illusione di aver capito qualcosa in più
sull'argomento. C'è gusto a scoprire che Rutherford
stava scavando patate in Nuova Zelanda quando gli arrivò
la notizia che aveva vinto la borsa di studio che gli
apriva una brillante carriera
[
] che Oppenheimer
per anni si chiese perché mai Dante avesse condannato
all'inferno <<l'eterno ardore che mai trova pace>>
L'America contro Julius Robert Oppenheimer
Basato
sui verbali dellinchiesta, su materiali giornalistici
e brani tratti dal testo dellautore tedesco Heinar
Kippardt Sul caso di J. Robert Oppenheimer,
è un rendiconto teatrale di quel processo,
e Rossotiziano intende affrontare questo caso al fine
di indagare sulla parabola del suo protagonista, luomo
divenuto lemblema di quella scienza atomica che
nel novecento ...ha conosciuto il peccato.
Dalla
locandina dello spettacolo:
Bambino
prodigio, ancora dodicenne, Julius Robert Oppenheimer
confessò al suo maestro di scuola di sentirsi
"l'uomo più solo della terra"; trent'anni
dopo fu salutato come il padre della bomba atomica
e di fronte all'ecatombe di Hiroshima non esitò
ad alzare le mani intrecciate, nel classico gesto di
autocongratulazioni di chi ha vinto un premio.
Ma quando Oppenheimer prese coscienza dell'inesorabile
spirale di morte innescata dal lancio della bomba atomica,
roso dai sensi di colpa e crisi di coscienza, esitò
ad aderire al progetto della bomba H e cercò
di adoperarsi per un controllo internazionale sulla
produzione nucleare; nello stesso momento l'America
subiva lo shock del sorpasso sovietico in campo atomico.
Questo fu sufficiente, in pieno maccartismo, a far riemergere
antiche simpatie comuniste del grande scienziato e a
considerarlo responsabile della crescita atomica dell'"Impero
del Male".
Immediatamente quello che doveva essere un semplice
procedimento amministrativo verso un pubblico funzionario
divenne uno spietato processo politico volto alla completa
distruzione di un uomo che, ora, non serviva più
alla "causa" americana.
Costruito su materiali giornalistici e verbali d'inchiesta,
L'America
contro Julius Robert Oppenheimer
è un excursus teatrale di questo procedimento.
Fra azione e narrazione l'incredibile parabola di un
eroe nazionale ridotto dall'isteria maccartista a traditore
della patria.
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