Luca
Ronconi, che da anni percorre un cammino di ricerca
teatrale personalissimo e incurante di qualsiasi sfida testuale
o tecnica, realizzerà al Piccolo Teatro di Milano,
nell'ambito del "Progetto Sigma-tau", uno spettacolo
tratto da un testo scientifico scritto per l'occasione da
John Barrow. Si intitolerà Infinities e andrà
in scena nella primavera del 2002: "John Barrow sta
preparando un suo testo, non necessariamente drammatizzato
o dialogato, ma un testo che sia suscettibile di sollecitare
il palcoscenico. È un'opera sul concetto di infinito
e in particolare sui paradossi matematici dell'infinito"
precisa Ronconi, che attualmente sta lavorando a un altro
spettacolo che si occupa di scienza, Il Candelaio
di Giordano Bruno (si veda Gli
appuntamenti).
Lo abbiamo intervistato sull'argomento: |
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Perché
ha scelto la scienza come argomento di teatro?
Da dove è nato questo interesse?
| Potrei
dare parecchie risposte a questa domanda.
Una, per esempio, personale: siccome per
me anche quando decido di fare l'Amleto
di Shakespeare, il motivo principale
per cui lo faccio è cercare di saperne
di più su quel testo, quindi questi
son fatti personali
In realtà
da sempre penso che la contemporaneità
del teatro non è una questione di
stile o di stili
teatrali, di forme teatrali o di nuovi
modi di scrivere, perché quello è
stato il pane dell'avanguardia nel secolo
ventesimo e cioè praticamente di
riscrivere o deformare, in realtà
penso che una delle situazioni di sofferenza
del teatro contemporaneo è che abbia
una certa difficoltà a guardarsi
intorno e a vedere quali sono i nuovi stimoli
che ci possono essere. Naturalmente teatro
e scienza non è un fatto di oggi,
anche nel teatro ottocentesco ci sono stati
testi e spettacoli, soprattutto nel teatro
realistico-positivista, che trattavano di
scienza, però l'argomento
non modificava minimamente la struttura
o la drammaturgia. Il problema etico intorno
all'uso di un medicinale, per esempio, non
era tutto sommato trattato in una maniera
differente da una problema della giustizia
o da un problema etico legato all'adulterio;
era uno dei tanti argomenti. Viceversa penso
che la rilevanza che la scienza ha oggi
anche nel condizionare della nostra vita
quotidiana debba riflettersi a teatro in
un modo innovativo, ossia vedere non come
il teatro può parlare della scienza
ma in che modo la scienza può parlare
a teatro. |
Come
la scienza e la tecnologia sono entrate in scena
negli spettacoli che ha creato finora? Penso soprattutto
a "Ignorabimus" di
Arno Holz del
1986 o al "Candelaio" di Giordano Bruno,
che aveva rappresentato nel 1968 e che ripropone
quest'anno: a livello dei contenuti quindi, oppure
delle scenografie o ancora a livello di metodo
di lavoro (come sperimentazione)?
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Ignorabimus
di Arno Holz è un testo che quasi
nessuno conosce e che praticamente non
è quasi mai stato rappresentato
è un testo di argomento scientifico
indubbiamente: i personaggi sono tutti
intellettuali a vario modo legati all'esperienza
scientifica, chi di estrazione positivista,
chi no; che poi sia un testo che anche
presenta delle aperture metafisiche
è un testo abnorme e una mostruosità
drammaturgica! Ma ripeto, il futuro del
titolo si riferisce a una formula scientifica
utilizzata tante volte non soltanto da
Holz ma anche da matematici.
Il Candelaio è un'opera
in cui Giordano Bruno, che è un
grande filosofo anche con interessi scientifici,
prende di mira con sarcasmo non la scienza,
ma la volgarizzazione della scienza.

Il
Candelaio
Quanto alla tecnologia a teatro, anche
se può apparire che possa entrare
negli spettacoli che faccio, che ci sia
cioè un apporto tecnologico in
qualche modo ingombrante, in realtà
non sono affatto un patito della tecnologia
a teatro. D'altra parte, fra i tempi del
teatro e quelli della tecnologia c'è
una discrepanza forte: ciò che
è nuovo un anno o in un certo periodo
è generalmente tecnologicamente
superato l'anno dopo. Nelle forme artistiche
e nelle forme teatrali la possibilità
di durata è fondamentale. Quindi
per qualsiasi forma artistica, il rapporto
diretto con la tecnologia penso che sia
abbastanza difficile: c'è una discrepanza
di tempi fondamentale. Molto spesso infatti
porto in palcoscenico le tecnologie già
obsolete, quasi fosse una forma di memento
mori per quelle che obsolete ancora
non sono.
Per quanto riguarda il metodo di lavoro:
sperimentazione e verifica dovrebbero
essere dei procedimenti costantemente
applicati! Come nella scienza, si tratta
non di dire se una cosa è vera
o falsa, ma semplicemente se è
opportuna o se non lo è, se è
fondata o se non è fondata. Anche
in teatro e al di là della scienza,
nel momento in cui si fa una scelta artistica,
è opportuno fare una verifica continua
per sapere se quello magari che ti sembra
interessante magari non è invece
una stupidaggine.
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