Teatro
La Contrada. Fondato
a Trieste nel 1976 per volontà degli attori Ariella
Reggio, Orazio Bobbio, Lidia Braico e del regista Francesco
Macedonio. Dopo alcuni anni di attività itinerante
con spettacoli di Teatro Ragazzi, la compagnia approda
nel 1983 al Teatro Cristallo. Dal 1989 La Contrada ha
ottenuto il riconoscimento ministeriale quale "Teatro
Stabile di interesse pubblico", l'unico ad iniziativa
privata operante nelle Tre Venezie.
Il fuoco del radio. Dialoghi con Madame Curie
di
Simona Cerrato e Luisa Crismani, con la regia di Luisa
Crismani (Teatro Stabile La Contrada)
Lo
spettacolo, prodotto dal Teatro La Contrada di
Trieste, scritto da Luisa Crismani e Simona Cerrato con
la consulenza di Margherita Hack e Aldo De Rosa, ha inaugurato
nel 1997 la rassegna "Teatralmente intrecci",
che aveva lo scopo di avvicinare il linguaggio teatrale
agli studenti delle scuole medie superiori. Lo spettacolo
e la sua tournée coincidevano inoltre con due anniversari
importanti: del 1996, centenario della scoperta della
radioattività da parte di Henri Becquerel e del
1998, centenario della scoperta del radio da parte di
Marie Curie.
Nell'introduzione allo spettacolo si legge:
[
]
la ricerca scientifica, come qualunque altra impresa
umana, non può essere compresa a prescindere
dalle storie personali, individuali dei suoi autori.
E' frutto del pensiero, della fatica, della passione
di esseri umani. Per comunicare che cosa significhi
fare ricerca scientifica, quali difficoltà si
debbano superare per ottenere dei risultati, quali sono
i metodi e i mezzi del lavoro dello scienziato, il senso
di mistero che si prova di fronte a un fenomeno sconosciuto
e inaspettato, la gioia per una scoperta, la frustrazione
per un fallimento
si è realizzato un esperimento:
uno spettacolo teatrale che racconta la storia di uno
spaccato della fisica della prima metà di questo
secolo, quella che va dalla scoperta della radioattività
fino alla radioattività artificiale e alla fissione
nucleare e, quindi, alla costruzione della bomba atomica.
[
] Mezzo secolo di storia, tre storie di donne
scienziate che si intrecciano. Sono lo spunto per far
incontrare due culture, quella scientifica e quella
cosiddetta umanistica (come se la scienza non fosse
umana!). [
] Non una biografia della Curie, ma
uno spettacolo che mostra alcune delle scoperte scientifiche
più clamorose del secolo nel loro farsi e nel
loro futuro. Uno spettacolo da cui, dall'intreccio delle
storie individuali, dagli esperimenti riprodotti, dai
dialoghi scientifici tra i protagonisti, dovrebbe emergere
una visione della scienza più umana. Un processo
complesso in continua evoluzione, in cui nessun risultato
è
mai definitivo, per quanto in un primo momento possa
sembrare straordinario e risolutivo, e in cui ogni passo
porta con sé i semi del futuro sviluppo: una
migliore comprensione della natura, applicazioni industriali,
ingegneristiche, mediche con il loro carico di implicazioni
etiche, economiche e sociali.
L'anno
successivo, la compagnia teatrale ha messo in scena una
altro spettacolo intitolato Ettore Majorana. Un
giorno di marzo di Bruno Russo, autore del libro omonimo.
Vale la pena, anche in questo caso, di leggere le parole
introduttive allo spettacolo:
"Il
fascino (o il timore) che la scienza esercita sul senso
comune non è cosa recente, né lo è
l'attenzione che agli strumenti e ai risultati delle diverse
discipline rivolgono coloro che per altre vie percorrono
il cammino della conoscenza.
Scienziato e umanista sono reciprocamente motivati al
confronto, anche se molto spesso l'incontro avviene nel
campo dell'uno o dell'altro attraverso incomprensioni,
travisamenti, diffidenze. Il tentativo di un colloquio
che non fissi a priori i compiti delle due parti e avvenga
secondo una diversa prospettiva concreta di indagine -
la ricostruzione di episodi significativi della storia
della scienza, casi esemplari di biografia intellettuale,
temi di radicale conflittualità - è la motivazione
di fondo del nostro progetto di teatro/scienza.
Dire teatro non è, in primis, dire arte. A questa
il teatro può talvolta arrivare. Il teatro è
innanzitutto, strumento di conoscenza, conoscenza dell'uomo
e dei rapporti fra gli uomini, dell'uomo e dell'idea che
egli ha di sé, dei suoi simili, dell'universo.
La lente di un microscopio sta tra palcoscenico e platea:
attraverso di essa il pubblico può analizzare fatti,
emozioni, relazioni, menti umane. Ma il gioco vale anche
al contrario: lo sanno bene gli attori, che sentono il
pubblico rispondere alle loro sollecitazioni.
La forza del teatro può essere messa al servizio
di un progetto che prenda davvero parte sul piano della
cultura scientifica; un progetto che, con umiltà
ma anche con coraggio, cerchi di fare ove di norma la
troppa cautela indurrebbe a rinviare, sottrarre al giudizio
e così velare di una opacità inaccessibile.
Dopo il lavoro sul complesso nodo di rapporti intellettuali
e affettivi che ha avvolto Marie Curie si è scelto
di indagare, nel sessantesimo anniversario della scomparsa,
la figura affascinante di Ettore Majorana.
Paradossalmente proprio uscendo di scena, con un fantastico
coup de théâtre, Majorana ha richiamato su
di sé quelle luci della ribalta che lo intimorivano
tanto, e che ora illuminano il suo mistero come un palcoscenico
vuoto. Mai come stavolta un personaggio suscita interrogativi
e ci seduce per quel suo non esserci inquietante.
Quali ragioni dietro alla sparizione di un uomo, di uno
scienziato, che lascia una ricerca incompiuta, un lavoro
scientifico così importante per la fisica del suo
tempo? Quale intreccio apparentemente inestricabile di
motivi esistenziali, scientifici, filosofici?"
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