Teatro e Scienza
Teatro

Infinities
di John D. Barrow, regia di Luca Ronconi


Descrivere con un numero finito di parole e frasi questo spettacolo è un paradosso insuperabile o quasi.
Concepito come un ciclo di cinque episodi (della durata di circa venti minuti l'uno) che si ripete (con attori, letture diverse e con un pubblico diverso) ogni venti minuti circa, Infinities è uno spettacolo che si svolge in un "continuum temporale" in cui tante copie di se stesso non lasciano mai vuote le stanze di quel dinosauro industriale rappresentato dalla Bovisa di Milano. Spazio scenico impressionante, quello della Bovisa, che Ronconi sfrutta alla perfezione per inserire l'elemento umano pubblico-attori in un mondo indimenticabile e suggestivo:

un albergo infinito nella prima scena creato all'interno di un cortile della fabbrica, circondato da cinque o sei piani di ringhiere e stanze aperte, in cui l'altezza (infinita) è protagonista indiscussa, anche grazie a una carrucola che fa scendere e salire dal soffitto pacchi e valigie o anche grazie a un getto d'acqua che scende a pioggia improvviso;

una bassa cripta tecnologica cupa e inquietante per l'episodio vivere per sempre;

la Biblioteca di Babele di Borges in persona, con infiniti corridoi, cassettoni e passerelle che - grazie a giochi prospettici e di specchi - conduce la carovana degli spettatori attraverso un viaggio concettuale nei paradossi della replicazione infinita (che lo stesso spettacolo rappresenta con il suo svolgersi "a ripetizione" continua);

 

 

 

un'aula di lettura ampia e gigantesca come l'androne bianco nella quale si svolge la scena dedicata ai numeri infiniti e alle loro implicazioni teoriche (espresse da studenti annoiati e indisponenti seduti vicino agli spettatori o appesi a testa in giù come pipistrelli che scorrono dal soffitto grazie a un sistema di carrucole e binari) e personali (raccontate attraverso la vicenda umana di Cantor, il matematico che sostenne la teoria dell'infinito attuale e non potenziale);


una palestra enorme circondata da vetrate industriali (che a volte si aprono per far entrare viaggiatori provenienti dal passato o dal futuro), enorme "vasca" che contiene un vagone ferroviario, una passatoia infinita di libri, una poltrona per viaggiare nel tempo, il tema dell'ultima scena.

 

Più che alla trasmissione dei concetti matematici presenti nel testo di Barrow (e ampiamente spiegati in un libretto dato in dotazione con lo spettacolo) la regia di Ronconi si concentra sulla suggestione e sulla creazione di un'esperienza teatrale che faccia sperimentare di persona quello che l'infinito può provocare. Non mancano tuttavia i momenti concettuali e pseudo-didattici, accompagnati da lavagne elettroniche e non, ma queste parti del testo a volte sono volutamente recitate troppo veloci per poter essere capite, proprio per comunicare più il senso di un linguaggio chiuso in se stesso, del modo di essere tipico dei matematici visti dal di fuori. Scelta criticabile, forse, ma non priva di effetto.
Poichè ogni scena ha più interpretazioni succede che spettatori diversi escano con idee un po' differenti le une dalle altre, a meno che non abbiano scelto di rivedere lo spettacolo o solo alcune scene di esso, opportunità offerta a tutti prima di uscire e accettata da molti.

L'augurio sarebbe quello che Infinities diventasse davvero uno spettacolo infinito. E questa volta non ci sarebbe nessun paradosso insuperabile, se si pensa che ad esempio il musical "Cats" a New York si replica ogni sera da anni.

Per una visita virtuale allo spettacolo, per approfondimenti, rassegna stampa, immagini e altro vi consigliamo il sito dello spettacolo.

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