Teatro e Scienza
Le interviste e le opinioni

Giulio Giorello/2

Lo "spettacolo della natura": la scienza da se stessa può avere potenzialità spettacolari. Ci sono degli aspetti della scienza più spettacolari di altri? Un esperimento, il momento della scoperta, un conflitto fra teorie rivali?

Secondo me, la scienza ha potenzialità spettacolari, proprio perché si lega alla visione. Naturalmente ci sono zone che sono più spettacolari di altre, ma… che la scienza sia spettacolo, basta andare in un Planetario! Insomma, si tratta di un grande spettacolo, nel senso pieno del termine. Quindi sicuramente questo aspetto visivo è importantissimo.

Qual è il giusto equilibrio fra teatro e informazione scientifica, fra la forma e il contenuto?

È importante dosare il rapporto tra la parola e le immagini, ma questo è un grande tema che la cultura occidentale si porta nelle sue vene dai tempi di Platone… "La parola sì e l'immagine no. Perché l'immagine no e la parola sì?" qualcuno dice "L'immagine sì e la parola no"… è una grande tematica.

Perché il teatro e non i video o il cinema? Il teatro è più adatto a una riflessione epistemologica oppure no?

Perché il teatro? Il teatro sì, ma anche il cinema o il video, ovviamente, la risposta è banale. Il teatro è adatto a una riflessione epistemologica, ma perché non il cinema? Dopotutto si potrebbero tentare degli esperimenti cinematografici di carattere scientifico. Recentemente sono stati fatti in Inghilterra dei bei film, anche dei lungometraggi, ispirati alle idee e alla figura di Stephen Hawking.

Lei ha partecipato come "attore" allo spettacolo tratto dal libro "I cinque di Cambridge"; può parlarci di questa esperienza?

È stata una deliziosa esperienza al Festivaletteratura di Mantova. "I cinque di Cambridge" è una fiction scritta da John L. Casti, che ha immaginato uno scontro tra Wittgenstein e Turing (tra chi sostiene l'irriducibile fatto umano e chi invece pensa che la mente umana sia riproducibile su un computer) mettendo come comprimari, oltre ai due protagonisti, figure rilevanti come il grande biologo Haldane, come il grandissimo fisico Schroedinger e Charles P. Snow, quello delle "due culture": i cinque sono insieme a Cambridge e discutono sull'idea se le macchine possono pensare. Storicamente Wittgenstein e Turing non si incontrarono e la cena non si tenne, però potrebbe essersi tenuta; nasce allora questo genere di science fiction che non è la fantascienza tradizionale, ma è della "finzione scientifica" come la chiama Casti, genere che porta a un libro piacevolissimo che è un vero canovaccio, tanto è vero che grazie all'abilità e all'intelligenza di Luca Scarlini, lo ha reso vero teatro. Wittgenstein era interpretato da Roberta De Monticelli, secondo la tradizione che certi ruoli maschili possono anche essere fatti da signore, l'impeccabile matematico Turing è stato reso con un'abilità istrionica dal mio collega Michele Di Francesco, al punto da avere con la De Monticelli un applauso a scena aperta… Io mi sono divertito facendo Schroedinger, un personaggio che mi era molto congeniale, primo perché è un fisico e io sono un matematico di formazione, e poi perché pare che amasse molto le ragazze… È stata quindi una bellissima esperienza e credo che queste esperienze debbano essere continuate. Devono essere fatte all'Università, per esempio come Giovanni Reale (grande studioso di Platone) che ama mettere in scena i Dialoghi platonici e in particolare ricavare intorno alla figura di Socrate. Quindi sicuramente la filosofia e la scienza (due imprese che non sono così facilmente distinguibili) sono fortemente teatrali e lo avevano capito Platone. Galileo, Berkeley o il matematico Heyting, che per difendere l'idea dell'intuizionismo matematico montò un dialogo, che è un piccolo classico della logica.

Può darci un giudizio personale sul teatro scientifico? "Perché la scienza (a teatro)?" E' un tentativo sterile oppure ricco di potenzialità? Arte e scienza sono conciliabili?

Alla domanda "perché la scienza a teatro?" rispondo "perché sì". Non è un tentativo sterile, ma è dentro lo spirito dell'impresa scientifica. Che cosa vuol dire se arte e scienza sono conciliabili, direi che non c'è scienza senza arte e non c'è arte senza scienza. Questo è il mio punto di vista.

"Perché il teatro (nei musei)?" Un'opinione sull'operazione attuata da tanti musei contemporanei.

Sono dell'idea che il museo non sia necessariamente il luogo della rappresentazione teatral-scientifica, come la abbiamo definita, ma può essere un luogo molto ricco, perché un museo non è una collezione di cose morte, ma è una collezione di cose vive, dove il passato rivive e ci guarda. E non sto dicendo niente di nuovo, se va in qualunque museo britannico troverà esattamente questo tipo di concezione. Ci sono dei musei vivissimi di ricchezza e di stimoli. Io ho l'onore di essere invitato l'8 febbraio 2000 all'inaugurazione del Museo di Storia Naturale ricavato dalla Fondazione Faraggiana a Novara e in quell'occasione con Giovanni Pinna discuteremo della corrispondenza di Darwin, e non a caso perché Darwin era una persona che aveva una grande sensibilità verso l'importanza della collezione come strumento di comprensione. Il nuovo modo di vedere il museo delle scienze naturali è darwiniano e non linneano.
Quindi sicuramente sì al teatro nei musei e fuori dai musei, teatro scientifico come grande teatro narrativo e come grande visione di idee. E ritorniamo così ai temi magnificamente espressi da un maestro come Paul Feyerabend nei sui scritti.