Teatro e Scienza
Teatro

Giorgio Celli. docente all'Istituto di Entomologia dell'Università di Bologna, accanto al lavoro scientifico coltiva un'attività letteraria iniziata nell'ambito del Gruppo '63. Autore inoltre di pièces teatrali e di audiovisivi, è il conduttore della trasmissione televisiva di RAI 3 Nel regno animale.

Darwin
di Giorgio Celli, regia di Gabriele Marchesini ("Teatro Perché")

Darwin, ormai vecchio, si assopisce e sogna: un vero e proprio congresso di scimmie sta discutendo animatamente per riuscire a individuare il parente più prossimo di quella scimmia delle origini che generò gli esseri umani. Il colpevole alla fine risulta una sorta di scimpanzé pervertito che ha comportamenti simili agli uomini, in quanto fa la guerra, è carnivoro e ha gusti sessuali non ortodossi. (Primo Quadro)

Lo spettacolo, diviso in dieci quadri, presenta poi l'incontro di Darwin con la figlia Annie, morta in tenera età, alla quale racconta la "favola" della sua vita. Il pubblico ripercorre le principali esperienze biografiche del grande naturalista e viene istruito (anche con parti cantate in music-hall da un orango-narratore) sulla teoria dell'evoluzione. Visioni di un futuro in cui il suo pensiero verrà deformato dal nazismo e dall'ingegneria genetica, portano un profondo sconforto nello scienziato, che si dichiara a favore della variabilità genetica per la sopravvivenza della specie. La
scena finale è un monologo della moglie di Darwin, che parla al pubblico dell'uomo oltre che dello scienziato e, poco prima che la figlia lo porti con sé nel regno dei morti, conclude "vorrei che tutti voi lo ricordaste così, lasciava il suo microscopio e i suoi taccuini, e sedeva con tutti noi a tavola, con me, e con i suoi figli che lo amavano e lo rispettavano".

Rappresentato per la prima volta al Teatro Bonci di Cesena nell'aprile 1998, Darwin è uno spettacolo multimediale con finalità didattiche, di "divulgazione all'insegna dell'apprendere sorridendo" come scrive Giorgio Celli nel libro "Darwin delle scimmie" (Bollati Boringhieri, 1999). Celli scrive inoltre: "la rappresentazione mi è sembrata fin dal principio una ottima occasione per divulgare in forma teatrale la vita e le opere del padre dell'evoluzione. La pièce […] si ispira per qualche verso - si veda la suddivisione in quadri con forte valenza pedagogica - alla Vita di Galileo di Bertold Brecht, […]".
Se il risultato finale sia stato un successo come quello dell'opera di Brecht, soprattutto dal punto di vista artistico (regista e attori compresi), non è così immediato da stabilire né semplice da affermare; dal punto di vista didattico, il testo è una lezione forse più piacevole da leggere che da ascoltare (soprattutto nelle parti cantate che purtroppo risultano poco comprensibili all'ascolto e troppo veloci per portare a una riflessione). Resta comunque lodevole il tentativo di avviare un dialogo con il vasto pubblico e soprattutto con i giovani ai quali Giorgio Celli si rivolge in particolare, con uno spettacolo rappresentato con modalità scenografiche di notevole impatto e valenza evocativa.

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