Teatro e Scienza
Teatro

Giuseppe O. Longo. Docente di Teoria dell'Informazione alla Facoltà d'ingegneria di Trieste, nei suoi studi più recenti si è occupato soprattutto di epistemologia e di intelligenza artificiale. Sul versante letterario, ha pubblicato racconti e romanzi (tra i quali: Di alcune orme sopra la neve, Campanotto,1990, e L'acrobata, Einaudi, 1994) e vinto numerosi premi.

Teatro La Contrada. Fondato a Trieste nel 1976 per volontà degli attori Ariella Reggio, Orazio Bobbio, Lidia Braico e del regista Francesco Macedonio. Dopo alcuni anni di attività itinerante con spettacoli di Teatro Ragazzi, la compagnia approda nel 1983 al Teatro Cristallo. Dal 1989 La Contrada ha ottenuto il riconoscimento ministeriale quale "Teatro Stabile di interesse pubblico", l'unico ad iniziativa privata operante nelle Tre Venezie.

Il cervello nudo
di Giuseppe O. Longo, Regia di Luisa Crismani ("Teatro Stabile La Contrada")

Per illustrare lo spettacolo, riportiamo direttamente parte dell'introduzione scritta dalla regista e dallo stesso autore:
Laura Crismani: "Un grande scienziato, Arcularis, inventore delle prime macchine intelligenti, impazzisce. Il Governo fa chiudere il suo laboratorio, trasferisce collaboratori e strumenti, e lo fa <<ricoverare>> in un luogo remoto, situato su un promontorio a strapiombo sul mare. Qui, nel più completo isolamento, egli è affidato alle cure dell'ambiguo e inquietante dottor Krajlevic, che lo sottopone a continue analisi e radioscopie. Intanto, fuori, sono in attesa Marion, figlia di Arcularis, e Bonaldo, un cronista in cerca di notizie; e la notte porta lassù anche Arne, che un tempo è stato assistente dello scienziato e innamorato di Marion.
Dal crepuscolo all'alba successiva, in una notte <<piena di brezze marine>>, i cinque personaggi vivono e rivivono esperienze, aspettando. Krajlevic è ansioso di avere i risultati delle analisi, convinto che Arcularis sia preda di un morbo ancora poco conosciuto, lo studio del quale potrà aprirgli una brillante carriera medica; Bonaldo spera di intervistare lo scienziato e realizzare lo scoop del momento; Marion aspetta che suo padre si addormenti, così da poter entrare e vedere come sta, dato che Arcularis si rifiuta di riceverla e Arne infine spera di riuscire a parlare con Marion un'ultima volta.
L'unico che probabilmente non aspetta più nulla è Arcularis, chiuso in un suo mondo dal quale ha escluso qualsiasi contatto con l'esterno, tormentato dal dolore fisico, un dolore insopportabile alla testa - come un piccolo bisturi che gli scavi il cervello - e dai ricordi. Arcularis che, da scienziato - indagatore dei segreti della natura - è ora egli stesso oggetto di indagini, una specie di cavia nelle mani di Krajlevic. Arcularis che ha creato e dalle sue creature si è allontanato perché non sopportava di vederle soffrire. Arcularis che forse ha consapevolmente tollerato in sé una follia che lo mettesse al riparo dalla vita. Il testo è costellato di interrogativi; sulla malattia e sulla morte, sul progresso scientifico e l'istintualità primitiva, sulle creature innocenti vittime dell'uomo e della sua ambizione. Sono domande senza risposta. Che s'intrecciano sul palcoscenico come alla mente, durante una notte insonne in cui sembra svanire il confine tra realtà e fantasia."
Giuseppe O. Longo: "L'impresa dell'intelligenza artificiale si colloca nel solco di una millenaria ambizione dell'uomo, quella di imitare l'atto divino della creazione. […]
In questo territorio della creazione imitata ci si muove dunque tra diversità palese, suscitatrice di stupore o di orrore, e inquietante somiglianza, generatrice di equivoci e di non facili problemi etici, che ci richiamano alla responsabilità del creatore: di fronte alla complessità enorme della creatura, presupposto della sua somiglianza perfetta al modello, ci si può infatti interrogare sui suoi probabili sentimenti e sulle sue reazioni. Perché suscitare dal nulla creature tanto simili a noi da essere capaci di soffrire? La loro sofferenza, che potrebbe nascere dalla coscienza di non essere del tutto assimilabili agli uomini, sarebbe un triste corollario della nostra abilità creatrice. La psicologia e la sociologia degli automi, degli androidi e dei cyborg sono uno dei temi più interessanti della moderna fantascienza e forse uno dei problemi più complessi di un futuro già a portata di mano. […]
Strane cose accadono nel cervello del professor Arcularis. Colpito da una misteriosa malattia che gli procura accessi dolorosi e insieme una visione totale e minuziosa delle coste, delle isole e dei golfi del Mediterraneo, Arcularis è rinchiuso nella Casa di cura del dottor Krajlevic, che esegue su di lui crudeli esperimenti medici. […] Mentre poco a poco i personaggi si disvelano, come in una galleria di specchi affacciati gli interrogativi si moltiplicano. Perché si è ammalato, Arcularis?. E' stato forse il suo genio a perderlo, quel genio che anni prima gli aveva consentito di costruire macchine cibernetiche dove albergava una scintilla d'intelligenza e un lago di dolore? Nei suoi vaneggiamenti notturni Arcularis trae conforto solo dalla voce grigia e bionda che trasmette alla radio gli avvisi ai naviganti, placando il bimbo tenero e impaurito che il professore è diventato per sfuggire al tormento dei ricordi. In quello strano castello di Atlante che è la Casa di cura protesa sul mare, lo spettatore si smarrisce e non sa più se tutto accada dentro il cervello nudo di Arcularis pieno di lucide visioni o dentro la propria mente, attinta dalla sottile follia del vecchio inventore. Il tormento degli uomini si unisce all'irrimediabile tristezza degli animali, i nostri compagni di viaggio, che nell'avventura dell'evoluzione saranno forse sostituiti da macchine altrettanto inconsapevoli e dolenti. Così la prometeica impresa dell'intelligenza artificiale s'intreccia con le passioni e gli slanci degli esseri umani, usciti dall'ombra della preistoria per narrare e narrarsi il dramma di essere abbastanza sensibili e intelligenti da capire di non esserlo abbastanza. Aneliamo all'onnipotenza degli dèi, ma essi volgono altrove i loro occhi imperturbati e fissano orizzonti lontani."
Si legga inoltre l'intervista con l'autore nella sezione Le interviste.

(11/10/2002 new) Segnaliamo inoltre l'articolo di Silvana Barbacci Dal Golem all’intelligenza artificiale: la scienza in teatro per una riflessione esistenziale