Teatro e Scienza
Teatro

Giardini Pensili. L'ensemble teatrale e laboratorio di media Giardini Pensili nasce in Italia nel 1985 come progetto d'arte con la direzione artistica di Isabella Bordoni e Roberto Paci Dalò ed è basata sulla collaborazione tra artisti, tecnici, teorici. Ha coniato, per descrivere il suo lavoro, le definizioni: drammaturgia dei media e teatro dell'ascolto.
Sviluppa interfacce e software/ hardware in residenze permanenti a Linz (Ars Electronica FutureLab) e Amsterdam (STEIM); aree di riferimento: robotica, cibernetica, interazione uomo-macchina, psicoacustica, elaborazione video e suono in tempo reale.
Ha presentato proprie produzioni nei principali teatri e festival in Europa, Americhe e Medio Oriente.

Il Cartografo


Presentato in prima assoluta il 18 luglio 1999 all'interno del Mittelfest di Cividale del Friuli, lo spettacolo fa parte di un progetto triennale di viaggi, allestimenti scenici, lavori su Internet, basati su un percorso dalla Mitteleuropa al Mediterraneo. Ma leggiamone direttamente da Roberto Paci Daò, una sua descrizione:


Il teatro - in generale - si pone come punto di incontro tra mondo visto e mondo raffigurato: Il Cartografo è una riflessione sulla cartografia e sulla rappresentazione del mondo, in cui metodologie, storie e luoghi diversi rivivono attraverso tecnologie digitali. Il Cartografo è un cuore pulsante di immagini, suoni e narrazioni raccolti e riproposti nelle lingue originali legate al nord dell'Adriatico; voci di amici e sconosciuti registrate nel corso di viaggi nei territori della costa e dell'interno, compongono una geografia sonora ed umana. Una missione "acustico-visiva" a raccogliere frammenti dal caleidoscopio di lingue e dialetti dei piccoli centri come di città storicamente importanti quali Venezia e Trieste. Una mappa che crea, attraverso queste voci, la foresta acustica che fa da piattaforma allo spettacolo.
Intrecciate a queste voci appare la voce fuori campo di Predrag Matvejevic' che legge alcuni frammenti dalla sua opera Mediterraneo.
Un lavoro fortemente enciclopedico, catalogativo che crea un tessuto mitico a partire da frammenti e dettagli, piccole cose della quotidianità come ad esempio i nomi delle cose, degli utensili, degli attrezzi. È in questo spirito che la raccolta di voci è stata fatta. Dal vivo la voce e la presenza di Isabella Bordoni, autrice anche del testo lirico che fa da filo conduttore allo spettacolo. Un testo di viaggio e attraversamenti.
In scena un tavolo attorno al quale siedono gli interpreti. Come ad evocare una classica raffigurazione seicentesca ove compaiono tutti gli elementi della professione e del viaggio. Il tavolo funge da appoggio, quadro per proiezioni, tenda-capanna-rifugio e si modifica nel corso dello spettacolo. L'azione si concentra tutta qui, in questo luogo che evocando mappe è mappa a sua volta. Che guarda e si guarda allo stesso tempo: "Horon horonta" 'vedendolo nell'atto di vedermi' (Dioniso).
Il fulcro della tecnologia scenica è affidata alle possibilità digitali che permettono sia di manipolare le immagini video utilizzate in videoproiezione, sia di gestire i suoni e le voci che si muovono incessantemente attorno al pubblico attraverso un sistema di diffusione sonora multicanale controllata - in diretta - via computer. La musica si muove tra modernità e arcaicità. Voci sole e cori si muovono nello spazio. Il violoncello - dal vivo - gioca con il suono e la prassi esecutiva della viola da gamba. Il suono è pensato per dare spazio e tempo alla parola elencatrice, alla storia evocata.
L'utilizzo delle tecnologie video gioca con la tecnologia della 'camera oscura' seicentesca. Dal diario di un cartografo dell'epoca: "ti porterò in casa notizie piacevoli; non diversamente in una camera buia l'azione del sole attraverso un vetro fa vedere tutto ciò che accade all'esterno (benché rovesciato)". E ancora: "Ho in casa mia l'altro strumento di Drebbel, che produce meravigliosi effetti di immagini riflesse in una camera buia. Non mi è possibile descriverne la bellezza a parole: ogni pittura è morta in confronto, perché qui è la vita stessa, o qualcosa di ancora più mobile, se soltanto non mancassero le parole. La figura, il contorno e i movimenti vi si fondono con naturalezza, in un modo assolutamente piacevole"
E così che la camera oscura viene, ne Il Cartografo, "ricreata" attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali. Un ponte tra il XVII secolo e i nostri giorni. E "Descriptio" è uno dei termini più usati per designare l'attività cartografica: i cartografi e i loro editori erano chiamati infatti "descrittori del mondo".
Tutto diventa una avventura nel mondo della percezione, dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande. Dove l'ottica modifica la visione e l'acustica è anche mobile grazie allo spostamento del suono nello spazio.
Ma il tavolo porta anche un altro oggetto popolarissimo nelle raffigurazioni dell'arte seicentesca: le lettere. Nella pittura dell'epoca la lettera è sì al centro dell'attenzione, ma noi non ne vediamo il contenuto, né riusciamo a indovinarlo dai gesti dei personaggi. Per quanto il nostro sguardo possa essere attento, il contenuto della lettera rimane inaccessibile, confinato nella privacy dell'autore o del destinatario. Nello spettacolo è proprio lo svelarsi del contenuto di alcune lettere immaginarie che ci porta all'interno "del dipinto", a visitare - noi divenuti cartografi dello spazio e del tempo - luoghi altrimenti inaccessibili.

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