la rivista di 










  Matteo Ricci
Un matematico gesuita nel Celeste Impero

di Sara Sesti





   








Quattrocento anni fa, era l'anno 1601, Matteo Ricci, gesuita maceratese, entrava a Pechino preceduto dalla fama di "Uomo saggio dell'Occidente", per rimanervi fino alla morte nel 1610.

Un anniversario ricordato questo ottobre in Cina da ben due convegni, uno a Pechino organizzato dall'Università gesuitica di San Francisco in collaborazione con l'accademia cinese di scienze sociali, e uno a Hong Kong, organizzato dalla City University e dall'Accademia cinese di scienze naturali. In Italia la sua figura è ricordata in un convegno promosso dall'istituto Italo-Cinese presso la Pontifìcia Università Gregoriana.

Nella Home Page della Pontifìcia Università Gregoriana trovate le informazioni sul Convegno del 24-25 ottobre 2001 dedicato a Matteo Ricci.
Il papa ha citato il matematico in due suoi discorsi; li trovate ai seguenti indirizzi:
http1 e http2.

Conosciuto nel Celeste impero con il nome di Li Madou e certo più famoso in Cina di quanto non lo sia in Italia, Ricci nel 1583, 300 anni dopo Marco Polo, riuscì a penetrare nella Cina dei Ming, da tempo chiusa a ogni influenza esterna. Un mondo dove gli stranieri erano considerati barbari, la cultura dei Rinascimento europeo era ignota e del Nuovo Continente scoperto da Colombo non si era ancora avuta notizia.


In questa pagina trovate la foto della Tomba di Matteo Ricci.

Uomo colto, coraggioso e pieno di carisma, Ricci - allievo a Roma del matematico e astronomo Cristoforo Clavio - tradusse in lingua mandarina testi di astronomia e matematica, tra cui (insieme al letterato Xu Guanxi) i primi sei libri degli Elementi di Euclide. E già questo, considerato punto di partenza per la rinascita della matematica cinese, sarebbe bastato - come sostenne un autorevole funzionario di Corte quando Ricci morì - per conferirgli il privilegio imperiale di un terreno di sepoltura, privilegio che fu infatti accordato.

Ma l'opera culturale di Ricci fu molto più ampia. Con i suoi calcoli astronomici e la costruzione di strumenti per osservare il cielo, aprì la strada alla riforma dei calendario cinese (compito poi affidato ai gesuiti che seguirono la sua strada a Pechino) e, grazie alle sue famose carte geografiche - i mappamondi ricciani - mostrò a eruditi e mandarini quanto erano grandi i confini della Terra.
Raffinato conoscitore della lingua, tanto da compilare un dizionario cinese-portoghese, e tradurre in latino i classici confuciani, fu autore di libri stampati e diffusi in Cina su temi religiosi e morali. In volgare scrisse Della entrata della Compagnia di Gesù e Christianità nella Cina (ripubblicato di recente da Quodlibet, in cui descrive gli usi e costumi cinesi. Unico europeo a cui sia stata dedicata una biografia nel corpo delle storie dinastiche, Ricci usò la scienza per convincere i cinesi della superiorità della propria cultura e arrivare, infine, alla loro conversione. Ma se le conversioni furono poche e i metodi di Ricci, rispettosi delle tradizioni locali, furono sconfessati dalla Chiesa, la sua opera è unanimemente considerata una pietra miliare dei rapporti fra Cina e Occidente.

Le mappe ricciane

Ricci disegnò e fece stampare cinque versioni, via via più dettagliate, del suo famosissimo "mappamondo", capolavoro della cartografia dell'epoca: la prima a Zhaoqing nel 1584 e l'ultima a Pechino nel 1608, richiesta espressamente dall'imperatore Wanli. Molti dei nomi cinesi creati da Ricci per i paesi europei sono in uso ancora oggi. Le mappe, incise su blocchi di legno, potevano essere stampate in molte copie ed ebbero diffusione anche in Corea e Giappone. Ai loro margini, seguendo la tradizione cinese, Ricci aggiungeva disegni e annotazioni per illustrare il sistema tolemaico, il meccanismo delle eclissi di Sole e di luna, e tavole con le posizioni dei pianeti. In tutte collocava, molto diplomaticamente, la Cina al centro.

Finora non era mai stata esposta al pubblico: è la copia dipinta a mano di una mappa ricciana del 1602 (2 metri per 3 circa) conservata al Museo di Nanchino, che farà mostra di sé all'Istituto di cultura dell'Ambasciata d'Italia in occasione delle celebrazioni ricciane a Pechino. Al mondo vi
sono altre 15 mappe ricciane (o parti di esse) tra cui gli esemplari conservati alla Biblioteca Vaticana di Roma e al Museo di Shenyang nella provincia dei Liaoning in Cina.


Vi segnaliamo alcuni indirizzi nei quali trovare:
- una mappa ricciana del 1602
- un'altra mappa del mondo di Matteo Ricci del 1602
- una carta geografica del Ricci conservata al Museo della Specola di Bologna (la trovate nella sezione "carte geografiche e celesti" del Catalogo del Museo)
- l'immagine del cratere Riccius sulla Luna (in onore al matematico)