la rivista di 










Mal di ponte
di Francesca E. Magni















Una volta si poteva essere colti da mal di mare solo sul ponte di una nave e al largo. Con il nuovo Millennio, è possibile vivere questa brutta sensazione anche su un ponte "normale", ben fissato a terra.
Non stiamo parlando di un nuovo gioco da Luna Park, ma del Millennium Bridge di Londra, il ponte pedonale che da simbolo del terzo Millennio si è trasformato nell'analogo architettonico del "Millennium Bug" o quasi…
Inaugurato infatti nel giugno 2000, è stato subito chiuso dopo appena due giorni di "passeggiate", perché oscillava talmente da impedire ai passanti di rimanere in equilibrio. Posto sul Tamigi fra la Cattedrale di St Paul e la Tate Gallery, lungo 328 metri e costato 18 milioni di sterline, il ponte che - a detta dell'architetto Sir Norman Foster, che lo ha progettato - doveva essere una "lama di luce" nel cuore della città, è invece diventato molto più simile a un comune elastico, soggetto alle ferree leggi di un ben conosciuto fenomeno fisico che si chiama moto armonico. È noto infatti che se i passanti camminano tutti con lo stesso ritmo, i ponti incominciano a oscillare per risonanza: ogni oggetto possiede quella che si dice una frequenza propria di oscillazione, cioè un determinato valore che fa letteralmente "risuonare" tutta la struttura, la quale inizia a vibrare in modo sempre più intenso, con il rischio di una vera e propria rottura. Chi ha guidato una Citröen 2 CV o una Fiat Panda (vecchia almeno di due anni) avrà provato di persona che esiste una data velocità alla quale i finestrini o addirittura un pezzo dell'albero di trasmissione (nel peggiore dei casi) iniziano a vibrare, con un conseguente fastidioso rumore, che si elimina solo andando più piano o più veloce: quella velocità mette in oscillazione le strutture con un valore di frequenza uguale a quello della loro frequenza propria. Chi non ha la patente e invece ama la musica, forse avrà notato che a volte alcune note del pianoforte fanno vibrare piccoli oggetti posti nelle vicinanze: si tratta sempre dello stesso fenomeno di risonanza.

Il gruppo di architetti responsabili del progetto del Millennium Bridge, già all'epoca dell'inaugurazione aveva subito ammesso di non aver considerato le oscillazioni orizzontali che si propagano sul ponte (come su una molla), ma soltanto quelle verticali, che provocano oscillazioni "in su e in giù" e di aver sottovalutato il fenomeno del moto sincronizzato dei passanti. Sembra inoltre che, a causa di un gran vento, i passanti si siano messi subito a camminare quasi tutti allo stesso ritmo per cercare di stare in equilibrio e così facendo hanno contribuito ulteriormente ad amplificare le oscillazioni di risonanza del ponte…
A distanza di un anno, il problema non è però ancora stato risolto, nonostante le simulazioni effettuate e l'aiuto di un gruppo di esperti; pare insomma che evitare questo fastidioso fenomeno non sia poi così banale. E si scopre che il problema delle oscillazioni di risonanza assilla quasi tutti i ponti pedonali e che il più delle volte è messo a tacere, perché si tratta di ponti poco noti.
Per rendere giustizia anche ai francesi, ricordiamo che ha subito la stessa sorte il ponte pedonale Solferino, che a Parigi collega il Museo Orsay con i giardini delle Tuileries, anche se le oscillazioni non erano così intense.
Rimandiamo all'articolo della rivista New Scientist del 31 marzo 2001 (pag. 38), per un'analisi più approfondita.

Per concludere, una volta tanto, con un umorismo un po' "noir" ascoltiamoci il file audio "London bridge is falling down…" oppure entriamo alla Tate Gallery (dopo quattro salti metaforici sul ponte che le sta di fronte) e contempliamo ancora una volta la saggezza o la "lungimiranza" di Turner e di due sue opere: