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Senza
luce, la vita sul nostro pianeta non sarebbe mai potuta esistere,
lo sanno tutti. Però c'è luce e luce, e soprattutto quando è troppa,
bene non fa.
Stiamo parlando non della luce solare (che provoca danni dai quali
una volta l'atmosfera senza buchi ci proteggeva quasi egregiamente),
ma di quella artificiale, inventata dagli esseri umani per evitare
i presagi inquietanti della notte. Grazie alle lampadine in casa
e ai lampioni fuori, l'umanità da ormai un secolo si è abituata
a prolungare la propria attività nelle ore notturne, un fatto
considerato positivo, visto come una delle comodità derivate dal
progresso tecnologico che sembrava non danneggiare l'ambiente
più di tanto. Invece non è così. Da qualche anno il termine inquinamento
luminoso
è entrato a far parte del linguaggio legale di molti Paesi, compreso
il nostro, che ha da poco approvato una legge in proposito.
La luce artificiale
di notte dà fastidio agli astronomi che, per ovvi motivi, non
riescono a effettuare le osservazioni celesti, ma anche agli ambientalisti,
che vedono deturpare la bellezza dei paesaggi notturni e sprecare
energia in grandi quantità. Ma il danno ecologico sta assumendo
- soprattutto negli Stati Uniti e in Canada - anche una valenza
più ampia. Oltre agli astronomi e agli ambientalisti infatti,
molti altri animali
stanno subendo
le cattive conseguenze dell'esistenza della luce "innaturale".
Nessuno avrebbe potuto prevedere (neanche i più "illuminati")
infatti, che stormi di uccelli migratori rischiassero
l'estinzione, come sta invece avvenendo attualmente; abituati
a muoversi di notte, questi uccelli sono purtroppo deviati e attratti
dalle luci dei grattacieli e delle torri e si schiantano irrimediabilmente
contro di essi: l'organizzazione canadese The
Fatal Light Awareness Program, ha stimato che ogni anno
circa 10 000 uccelli si feriscono o muoiono, solamente nella zona
del centro di Toronto.
La situazione non è affatto migliore neppure per moltissime giovani
tartarughe, che confondono la luce delle
città costiere con il riflesso della luce della luna e delle stelle
sulla superficie marina e con la bioluminescenza dell'acqua; si
dirigono così in direzione opposta a quella del mare e rimangono
vittime delle automobili e dei predatori.
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Provate
a visitare questa pagina,
che contiene una lunga lista di indirizzi che si occupano
delle tartarughe marine e della loro sopravvivenza.
Un
approfondimento al tema si trova nell'articolo Night
Lights di American Scientist, che cita inoltre,
il progetto di ricerca Tropical
ecology di Marianne
Moore del Dipartimento di Biologia del Wellesley
College.
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