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L'aurora nera svelata
di Francesca E. Magni















 

Anche alcune tra le aurore boreali più meravigliose hanno, si potrebbe dire, un lato oscuro: una striscia nera al loro interno che gli scienziati chiamano "aurora nera". La si può osservare nell'immagine riportata in questa pagina.
Da più di quarant'anni, da quando cioè furono scoperte, il mondo scientifico si chiedeva la causa di tali bande scure all'interno delle usuali aurore boreali rosse e verdi e la risposta è arrivata dall'analisi dei dati raccolti nell'atmosfera da quattro satelliti, dai nomi danzanti: Rumba, Samba, Salsa e Tango. Al ritmo di 100 secondi di distanza l'uno dall'altro, i quattro satelliti costruiti dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) hanno registrato l'attività elettromagnetica presente nella ionosfera, la zona che si trova fra 60 e 600 km di altezza, dal livello del mare. I dati sono stati analizzati da un gruppo di ricercatori britannici e svedesi; il professor Göran Marklund del Laboratorio Alfvén di Stoccolma ha presentato i risultati all'ultimo congresso dell'American Geophysical Union a San Francisco.

Le aurore nere sarebbero, per Marklund, un fenomeno elettrico che si evidenzia in una zona in cui "manca" l'aurora, sarebbero cioè delle anti-aurore, un po' come lo sono i negativi delle fotografie. Aurora colorata e aurora nera sarebbero quindi una l'immagine speculare dell'altra, generate da flussi di elettroni ad alte energie che "urtano" contro gli strati più alti dell'atmosfera e che formano delle immagini colorate, seguendo un processo simile a quello che avviene nelle televisioni, in cui un fascio di elettroni genera le immagini "urtando" sullo schermo. Un flusso di elettroni "verso l'alto" e uno opposto "verso il basso" dell'atmosfera sarebbero quindi quell'enorme "circuito elettrico" alla base delle aurore che si fanno ammirare in cielo.
I dati raccolti a partire dal 14 gennaio 2001 hanno confermato questa teoria e, come ha dichiarato Marklund,

Adesso, con l'aiuto dei quattro satelliti, siamo stati in grado di studiare per la prima volta il processo fisico complesso che genera questi "buchi" di aurora. I satelliti ci hanno permesso di scoprire come si formano queste enormi strutture verticali associate alle aurore nere, di capire quanto tempo durano e in che maniera cambiano con l'altitudine

La scoperta è stata pubblicata il 13 dicembre 2001 sulla rivista Nature, in un articolo, intitolato "Temporal evolution of the electric field accelerating electrons away from the auroral ionosphere".

Per navigare alla ricerca di aurore boreali, vi consigliamo di leggere la scheda di Url/scienze: L'Aurora Boreale: come funziona?