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Le
acque della discordia
Dal 1990 le
repubbliche dell'Asia centrale, dove scorrono i fiumi Amu Darya
e Syr Darya, hanno sovranità propria e controllano l'acqua
e le risorse nei propri territori. Ma se il Kyrgystan e il Tajikistan
ospitano il tratto iniziale dei fiumi, l'Uzbekistan e il Turkmenistan
sono percorsi da acque di origine esterna, quindi in situazione
di maggiore vulnerabilità, soprattutto nei momenti di crisi
idrica. Particolarmente a rischio è l'Uzbekistan, il più
popolato tra i paesi interessati e con scarso controllo sui bacini
idrici dislocati lungo il corso del Syr Darya, perciò maggiormente
dipendente dallo sfruttamento diretto delle acque del lago Aral.
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Lo
studio
di Stefan Klötzli (da cui sono tratte buona parte delle notizie
di questa pagina) individua nella crisi idrica dell'Asia centrale
una possibile fonte di conflitti. L'analisi risale al 1994, ma
successive tracce in rete confermano l'instabilità del
quadro.
Per saperne di più vai agli articoli raccolti dalla Uzbekistan
Information Directory del marzo
2000 e dell'ottobre
2001.
Nel
sito di The World's Water è presente una cronologia
dei conflitti legati all'acqua, che a partire dal 1503 hanno interessato
varie zone del pianeta.

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Le acque dell'immissario
sono utilizzate sia per l'irrigazione che per la produzione di
energia elettrica e i due diversi impieghi implicano tempi operativi
divergenti: in estate cresce il fabbisogno d'acqua per l'irrigazione
dei campi, proprio quando è necessario immaganizzinarla
nei bacini artificiali per permetterne un maggiore sfruttamento
durante i mesi invernali per una produzione d'energia più
consistente. Nell'estate del 1993, per esempio, il Kyrgyzstan
ridusse del 50% l'acqua in uscita dal bacino di Toktogul spettante
all'Uzbekistan, rilasciandone nell'inverno una quantità
eccessiva, che non raggiunse mai l'Aral (il Syr Darya ghiaccia
in inverno) e si riversò nella regione del Aydarkul uzbeko,
che da allora soffre periodicamente di piene incontenibili, con
gravi danni per le strutture economiche e sociali.
Altra potenziale polveriera con innesco ad acqua è il territorio
della Fergana Valley, dove confinano Kyrgystan, Tajikistan e Uzbekistan.
Qui le rivendicazioni territoriali, tenute vive dai differenti
sostrati etnici, si sommano alle dispute legate al controllo dell'acqua.
Il bacino tajiko del Kairakum garantisce al Tajikistan il controllo
sul 9% delle acque del Syr Darya: una leva potente nel confronti
del vicino uzbeko, diviso tra la sete e la forte minoranza tajika
di Samarcanda e Bukhara.
Anche l'acqua dell'Amu Darya, che passa attraverso il Tajikistan,
l'Uzbekistan e il Turkmenistan, rischia di "rovinare i ponti":
il Canale Kara Kum nel Turkmenistan, da cui dipende la disponibilità
idrica della capitale Ashgabat e per le coltivazioni, sottrae
molta acqua al fiume da cui si diparte riducendo drasticamente
il flusso che arriva all'area della Karakalpakia uzbeka presso
il lago d'Aral.
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