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Identi metropolitane
di Cristina Meneguzzo















State per entrare in un percorso labirintico, dove si mischiano nelle maglie della Rete letteratura, informatica e identità a confronto. "Subway Story" è un lungo iperracconto, un esperimento originale di letteratura elettronica che abbiamo esplorato per trarne alcune considerazioni generali. Se non volete avventurarvi da soli, seguite la guida di questo testo, andando volta per volta ai link segnalati dalle parole o dalle immagini, che sono anch'esse cliccabili.

Ricercare informazioni all'interno di un ipertesto ben strutturato appare ormai un fatto naturale. Diversa potrebbe essere la reazione di un navigatore di fronte a un iperracconto, cioè a una entità narrativa costruita in modo strettamente ipertestuale. Buona parte dei romanzi in rete sono semplici trascrizioni dei rispettivi cartacei e le funzionalità ipertestuali si riducono per lo più a un indice cliccabile, che permette di raggiungere con agio i capitoli desiderati, o a una migliore accessibilità delle note che invece di venir rintracciate a pié di pagina o in fine di capitolo sono visualizzabili a piacere e senza grandi manovre. Tutto qui. Forse anche per questo a pochi viene in mente di leggere Guerra e Pace di fronte al monitor. Mentre torna assai utile avere a disposizione le edizioni on line quando per necessità di studio o di consultazione si vogliano ritrovare alcune pagine, o quando si cerchino testi altrimenti irreperibili.

Ma ci sono "iperracconti" creati per essere navigati, per essere sperimentati a video, e per i quali la struttura ipertestuale è parte integrante della forma comunicativa adottata.
Subway Story è uno di questi. L'autore, Ming Cheng (o David Yun, se si preferisce l'identità americana), studente di letteratura inglese e informatica, avverte che si tratta di un esperimento.

Iniziando la navigazione un form chiede di inserire il proprio nome. Fatelo pure… tanto il narratore autobiografico sta scrivendo a se stesso più che a voi e il form è un "emergency identity finding system": un dispositivo d'emergenza pronto a soccorrerlo nel caso dovesse smarrire la propria identità. La mappa nel frame di sinistra lo aiuta invece a localizzarsi nella città di New York.

Per il navigatore la mappa delle linee metropolitane è un legame con il luogo reale, una città che appare percorribile in ogni suo punto, la quinta di un racconto che si preannuncia poco stanziale.

La nota sull'autore, cui si accede dall'homepage, parla di "identità mutabili e immutabili" e della "coscienza ipertestuale delle minoranze". L'iperracconto di Ming Cheng è un viaggio alla scoperta di una identità. Il narratore parla del suo background orientale (e narra la storia di Dragon Lady in un inglese stentato che simula un sostrato linguistico cinese). Ming Cheng/David si definisce "different", in quanto asiatico "bianco dentro e giallo fuori" e americano alla ricerca di radici scomparse o oscuramente tramandate. Una "differenza" che il bambino esperimenta a causa del suo totale daltonismo, il ragazzo ritrova nella scoperta della propria omosessualità e l'adulto vede forse riflessa nella scrittura, scelta come unica possibilità di sopravvivenza.

Ma la mappa è altresì il simbolo della decisionalità del navigatore, che può muoversi nell'ipertesto come si esplora una città, seguendo il filo del proprio impulso.
Così si è invitati a scegliere una linea e a intraprendere il viaggio.

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