La Filosofia del Web
Tempo e connessione: i fondamenti dell'ipertestualità
tra ermeneutica e decostruzione

 

Massimo Parodi (Dipartimento di Filosofia, Università di Milano)
Platonismo digitale

Trasparenza dell'interfaccia e ruolo dello strumento:

Da quando, nella 'battaglia' tra il sistema operativo DOS e il Macintosh, è prevalsa la linea dell'interfaccia utente del Mac, si è sempre più accentuata la tendenza a far scomparire dai discorsi sul Web, sull'ipertesto e sulle nuove tecnologie l'attenzione al mezzo, allo strumento, cioè al computer.

Ma la trasparenza che è propria di questa interfaccia non è totale e non giunge ancora a far considerare il mezzo-computer come un partner intellettuale, per il quale non sono più richieste particolari competenze. E' importante perciò prestare attenzione al ruolo dello strumento.

Possibile, virtuale e virtualizzazione:

Dalla differenza tra possibile e virtuale postulata da Lévy, sulla scorta di concetti deleuzeiani, si giunge alla definizione del concetto di virtualizzazione come di un "incremento di realtà".

I processi descritti da Lévy sono i movimenti, nelle due direzioni, tra reale e possibile, da una parte, e attuale e virtuale, dall'altra. La realizzazione (da possibile a reale) è l'accadimento di un possibile prestabilito; l'attualizzazione (da virtuale a attuale) è l'individuazione di una soluzione all'interno di un ambito problematico.

Il passaggio opposto a quest'ultimo, la virtualizzazione (da attuale a virtuale), non può essere, perciò, una de-realizzazione (come nel passaggio da reale a possibile); in essa non si sottrae realtà, ma la si problematizza attribuendole nuovi innumerevoli sensi.

Questo concetto di virtualizzazione e problematizzazione dell'attuale, ricondotto al discorso sul Web e le nuove tecnologie, rischia di cadere in una forma errata di platonismo digitale. Con questa forzatura si vuole intendere il pericolo della reificazione degli stessi processi di lettura, ridotti a cosa da una virtualizzazione che tenda ad oggettivare il virtuale come una sorta di idea platonica all'interno di un altrettanto platonico iperuranio.

Il moderno iperuranio sarà lo schermo del computer, che trascendente e separato dalla mente dell'uomo, fa perdere di vista il vero senso della virtualizzazione.

Per evitare il rischio della reificazione è necessario che la filosofia problematizzi e, quindi, virtualizzi nel senso più vero la virtualizzazione stessa, riconoscendone il carattere non di mera cosa, ma di interpretazione problematizzante del reale.

 

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