|
Il
concetto aristotelico di tempo
ha caratterizzato tutte le principali forme di scrittura,
in special modo il testo della tradizione gutemberghiana.
Esso si orienta linearmente e
unidirezionalmente in senso diacronico.
Un
simile concetto, se si intende riflettere intorno all'ipertestualità
e all'ipermedialità, deve essere superato in favore
del tempo e dello
spazio ipertestuali,
con l'introduzione della nozione di "ambiente
spaziale".
Di
fronte a questo passaggio, i teorici si sono divisi in
apocalittici e integrati.
I
primi (tra i quali si ricordano Baudrillard e Virilio)
vedono il sorgere di un tempo irreale e iperreale, di
una iperrealtà, con la conseguente "fine della
realtà" (il delitto perfetto di cui parla
appunto Baudrillard) e la fine dello stesso concetto di
tempo.
I
secondi (tra i quali vanno citati Lévy e Haraway)
vedono il sorgere delle nozioni di tempo e spazio non
lineari, paralleli, interstiziali e non contemporanei
e di spazio a dimensioni multiple (la tridimensionalità
della realtà virtuale).
In
ogni caso si va verso nuove forme di temporalità,
con il passaggio dalla temporalità caratteristica
del testo a nuove forme spazio-temporali all'interno di
uno spazio-ambiente
da costruire. E' un passaggio paragonabile a quello
dalla scrittura alla scultura; è l'idea che "abitiamo
uno spazio" cognitivo a dimensioni multiple.
|