La Filosofia del Web
Tempo e connessione: i fondamenti dell'ipertestualità
tra ermeneutica e decostruzione

 

Igino Domanin (Dipartimanto di Filosofia, Università di Milano)
Il gesto digitale

L'ipertesto di Landow:

George Landow sostiene l'esistenza di una convergenza di fatto, che può però sembrare in un primo momento sconveniente, tra il lavoro di alcuni teorici, quali Derrida e Barthes, e il lavoro svolto da altri personaggi, come Ted Nelson, che si occupano, invece, della prassi.

A partire dalla pratica di scrittura elettronica, del resto, avviene indubitabilmente una convergenza tra il momento teorico e il momento pratico. Al suo interno ha luogo uno scuotimento del pensiero e di cosa significa pensare.

In questa prospettiva per Landow l'ipertesto rappresenta una pratica di lettura non sequenziale, realizzazione di quel testo ideale teorizzato da Barthes, composto da blocchi e collegamenti costituenti una struttura non gerarchica e caratterizzata dalla pluralità dei significati.

La lettura di un ipertesto si presenta, infatti, caratterizzata dalla molteplicità dei punti d'accesso, nessuno privilegiato, e dalla non-numerabilità del senso.

Il brainframe di De Kerckhove:

Le tecnologie dell'informazione incorniciano il nostro cervello e con esso interagiscono cognitivamente ed affettivamente. Esse non rappresentano un filtro cosciente, ma un condizionamento inevitabile del nostro pensiero.

Il brainframe del video è particolare e diverso rispetto a quello delle altre tecnologie: a partire dal caso della televisione, esso parla prima e in prevalenza al corpo rispetto alla mente; il corpo reagisce alle informazioni elaborate dal video stesso. Così anche il monitor del computer è caratterizzato da questa tattilità e passionalità.

In questo modo il gesto della lettura è sostanzialmente modificato: non più la lettura sequenziale e alfabetica, ma una lettura, se così ancora si può chiamare, caratterizzata dalla corporeità. L'interazione uomo-macchina è esperienza corporea e combinazione del corpo biologico con il corpo tecnologico.

Il video stesso ci guarda e ci tocca, trovando in noi luoghi di sensibilità. Ma, diversamente dalla televisione, il computer è caratterizzato anche dalla interattività, che comporta l'esteriorizzazione di un'attività mentale non lineare né unidirezionale.

Questa esteriorizzazione (mistica) rappresenta la risposta altrettanto tattile dell'uomo al tocco del video del computer. Questa si avvicina molto al concetto di ermeneutica filosofica, ossia l'interpretazione e la moltiplicazione delle direzioni di senso di un testo, del quale il lettore si fa co-produttore.

 

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