|
Ogni
progetto è derivato da un disagio e dall'esigenza
di porre ad esso rimedio.
Vi
è un disagio che segue alla disconnessione da ore
di navigazione in Rete. Questo disagio è dato dalla
stanchezza, qualitativamente
diversa dalle altre, che è propria della
fatica
del Web: una stanchezza fisica e mentale
simile ad una contrattura. Ciò
che si credeva e si sosteneva, e cioè che il Web
avrebbe eliminato, assieme allo spazio e al tempo, anche
la fatica, viene invece contraddetto dai fatti e dall'esperienza
che ognuno può fare.
In
ogni comunicazione, su ogni supporto, avviene
un contatto protetico
tra il fruitore e l'autore, ma nel
caso del Web tale contatto, che avviene attraverso
l'interfaccia utente, rimane
incompiuto, nonostante lo sforzo richiesto.
Il
Web lascia una sensazione d'incompletezza, la coscienza
del fatto che molto di ciò che si cercava e che
si sarebbe potuto trovare resta nascosto. Anche nel libro
gli infiniti sensi "disponibili" restano nascosti
e si rivelano solo poco per volta lasciando costantemente
la possibilità di trovarne di nuovi. Ma, se nel
libro scritto ciò si rivela come una possibilità,
nel Web il nascondimento dà luogo all'insoddisfazione.
|