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Scrittura e prospettiva

 

Benchè sia tutt'ora comune pensare alla prospettiva rinascimentale come all'unica riproduzione "corretta" del reale, altri sistemi prospettici sono stati utilizzati per le rappresentazioni artistiche prima e dopo l'"invenzione" del Brunelleschi.

Dalla prospettiva gerarchica delle pale d'altare e delle tavole medievali, alla scomposizione dell'unico punto di vista e dei piani intermedi e alla visione simultanea del Cubismo, vi sono state diverse alternative alla prospettiva classica mosse da una stessa esigenza comunicativa: la ricerca di una rappresentazione simbolica (Panofsky) e retorica che fosse veicolo di senso o, meglio, di una molteplicità di sensi.

In questo caso non si ha più a che fare con la sequenzialità e la linearità, ma con la non-sequenzialità e la multi-linearità.

I due concetti di prospettiva (quella rinascimentale, da un lato, e le infrazioni a questa, dall'altro) rappresentano dunque modelli culturali distinti.

Questa distinzione si fa fondamentale per comprendere in che cosa debba consistere la differenza tra scrittura sequenziale e scrittura non-sequenziale. Questa differenza, come abbiamo premesso, non coincide di necessità con la distinzione tra testo scritto e ipertesto: entrambi questi strumenti possono essere utilizzati secondo l'uno o l'altro modello e l'ipertesto più tecnologico può essere il più sequenziale dei testi.

Nonostante questa precisazione, l'ipertesto è senza dubbio il supporto più adatto per la realizzazione e la lettura di un testo non-sequenziale, ma, perchè questa sua potenzialità sia messa a frutto, esso deve essere, allora, pensato nell'ottica di una prospettiva diversa da quella rinascimentale e lineare. La prospettiva dell'ipertesto deve essere immersiva, dorsale, deve considerare il fruitore (autore-lettore e lettore-autore) posto all'interno della scena comunicativa e coinvolto in essa attraverso una percezione tattile dello spazio aptico.

 

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