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Il
passaggio dalla linearità
e dalla sequenzialità alla non-sequenzialità
e alla multi-linearità non coincide
necessariamente con l'evoluzione del testo scritto dalla
forma classica a quella ipertestuale.
Questo
passaggio, pur essendo indissolubilmente
legato e condizionato dagli strumenti comunicativi,
rappresenta la contrapposizione
di culture differrenti. Esso, infatti, è
un movimento non univoco che coinvolge l'intero ambito
della comunicazione umana, ossia del linguaggio, inteso
nel senso più ampio.
La
linearità e la sequenzialità appartengono
a quella cultura che ha dominato in occidente per tutta
la modernità, caratterizzata dalla logica formale
e dalla scienza moderna. La non-sequenzialità e
la multi-linearità appartengono ad un diverso sentire
che, pur sempre presente nella storia della cultura europea,
sta emergendo con maggiore forza solo nell'ultimo secolo.
Delle
contrapposizioni culturali si usa dire che consistono
nell'opposizione di diversi punti di vista. Ma, in questo
caso, questa espressione non resta soltanto un efficace
modo di dire: linearità
e multilinearità coincidono,
infatti, con differenti concezioni prospettiche.
Il parallelo con la prospettiva nell'arte chiarisce quale
sia il vero peso del passaggio tra comunicazione sequenziale
e non-sequenziale.
La
prospettiva, intesa
come scienza della rappresentazione
pittorica, nasce nel Rinascimento, "inventata"
dal Brunelleschi e teorizzata dall'Alberti. La forza di
questa teorizzazione è tale che il calcolo secondo
le leggi della prospettiva è stato considerato
l'unico metodo corretto di rappresentazione del reale
fino alla fine dell'Ottocento.
Ma
l'astrazione prospettica è
unicamente una
possibile rappresentazione del reale. Lo stesso
concetto di rappresentazione comporta inevitabilmente
quello di riduzione e di semplificazione. La prospettiva
rinascimentale è, allora, rappresentazione di un
reale del quale si intende mostrare la staticità
e la linearità, in quanto essa si sviluppa a partire
da un punto di vista (visione monoculare) immobile ed
esterno all'azione. In questo senso questa prospettiva
non solo è una delle possibili reppresentazioni
del reale, ma non è neppure
la più vicina alla percezione umana,
che è bioculare, selettiva, tridimensionale e non
statica.
avanti...
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