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Per
non restare spettatori
in balia della nostra stessa realtà si fa necessaria
una riflessione sulla tecnica e sulla sua influenza sulla
nostra vita. Diversi teorici, filosofi e non, si sono
interrogati su queste tematiche, in particolare in relazione
alle nuove tecnologie e alla Rete di Internet. Ne diamo
qui solo alcuni esempi.
Marshall
McLuhan, nel fondamentale testo "Gli strumenti
del comunicare", sostiene la non intuitiva coincidenza
di medium e messaggio,
portando alla luce l'equivoco
di fondo che è causa di tanti errori
valutativi intorno alle nuove tecnologie. E' comune, infatti,
pensare e sostenere che il valore
di uno strumento, in particolare degli strumenti
comunicativi, dipenda dall'uso
che di questi fa l'uomo. Ciò sembrerebbe
comportare una responsabilizzazione dell'uomo come artefice
del buono o del cattivo uso delle tecnologie, in se stesse
neutre.
Al
contrario McLuhan afferma che il
vero senso della comunicazione sta nel medium,
nello strumento del comunicare: oltre le semplicistiche
e relativistiche valutazioni morali, è il medium,
non il suo utilizzo, a dare significato peculiare alla
comunicazione imprimendo in essa le sue caratteristiche
e influenzandone tanto l'aspetto formale quanto quello
contenutistico. In questo modo la responsabilità
dell'uomo non sarà quella relativa e
soggettiva del singolo di fronte al singolo caso, ma quella
più organica dell'uomo che ha il dovere di riflettere
sul vero significato degli strumenti e della comunicazione.
Derrick
De Kerckhove, nel libro "Brainframes",
definisce l'influenza della tecnica sull'uomo come una
cornice che si sovrappone alla sua mente: il brainframe
viene a costituire un contesto
del quale l'uomo può non essere cosciente,
ma che agisce costantemente su di lui. Secondo il discepolo
di McLuhan, il caso del brainframe-video
(tanto televisivo, quanto del computer) è completamente
diverso dai precedenti: esso si rivolge prima al corpo
del lettore/spettatore che alla mente e la comunicazione,
più che visiva, si fa tattile.
Se
contestualizziamo questo cambiamento a proposito della
lettura ipertestuale,
notiamo che il gesto stesso della lettura viene modificato
dal video: a una lettura sequenziale,
lineare (legata alla forma alfabetica), si
sostituisce una esperienza corporea legata
al contatto con il video. Se per quanto riguarda
la televisione questo contatto è unidirezionale
ed è il video a toccare lo spettatore passivo,
con il computer e l'introduzione dell'interattività
il contatto si fa bidirezionale e coinvolge il lettore
come co-autore.
Umberto
Galimberti, in "Psiche
e Techne", sottolinea un aspetto
importante della non-neutralità della tecnica.
Essa non solo incide e condiziona la comunicazione e la
mentalità stessa degli individui che entrano in
realzione con essa mediante l'uso, ma influenza
e permea tutta la realtà dell'uomo,
di ogni uomo, anche di colui il quale si rifiuta
di avere a che fare con essa.
La
tecnica, pertanto, non rappresenta lo strumento nelle
mani dell'uomo che può scegliere se usarla o no,
ma è l'ambiente che lo circonda e ne determina
le capacità percettive e cognitive. In questo senso
è responsabilità
di ogni uomo riflettere intorno alla tecnica e alle sue
conseguenze.
Martin
Heidegger,
ne "La questione della tecnica", sostiene che,
contrariamente a quanto emerge dall'analisi diacronica
della storia della cultura e della scienza dell'Occidente,
non sia stata la scienza moderna a costituire il presupposto
delle scoperte tecnologiche. Secondo la comune interpretazione,
infatti, gli strumenti tecnologici altro non sono che
scienza applicata. Al contrario Heidegger afferma che
l'essenza stessa della tecnica
e il fondamentale concetto di dominio ad essa connesso,
hanno determinato l'evolversi
di una scienza fondata sulla calcolabilità e la
misurabilità.
Lo
sperimentalismo sul quale si fondano la fisica matematica
e le altre scienze esatte è la forma di rappresentazione
del reale propria dell'essenza della tecnica e non il
vero senso della realtà. L'efficacia
non coincide con la verità.
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