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L'evoluzione
dell'uomo, a differenza di quella degli altri
animli, non è unicamente biologica e genetica.
Il suo adattamento all'ambiente circostante non è
avvenuto tanto per mezzo della selezione di caratteristiche
fisiche, quanto attraverso la produzione di strumenti
tecnici che gli hanno permesso e gli permettono via, via
di superare i limiti del suo corpo
non specializzato.
La
tecnica si presenta così come una caratteristica
peculiare dell'uomo. Ma che cosa si intende con l'ormai
diffusa, ma non sempre compresa affermazione "la
tecnica non è neutrale"?
Da
Marshall McLuhan abbiamo imparato che la tecnica non si
presenta come un campo aperto all'uomo, neutrale nella
sua materialità inintenzionale, della quale si
può fare un "buon uso" o un "uso
errato". Essa influisce fortemente sull'uomo e sulla
sua comunicazione perché, determinandone la forma
e i modi, condiziona l'intero
scambio comunicativo.
Sostenere
la non-neutralità della tecnica e del mezzo non
implica, però, un giudizio morale su di essi: le
categorie di bene e male, intesi come valori umani, sono
semplificazioni che appartengono solo all'uomo e prendono
questo come unica misura. La tecnica non-è-neutrale
solamente in quanto, pur prodotta dall'uomo, costituisce
quel sistema simbolico
che, a sua volta, influenza l'evoluzione (simbolica, appunto,
e non biologica, né tecnica) dell'uomo, al di sopra
e al di là della sua volontà e capacità
di previsione.
Quanto
si è detto della tecnica è valido per ogni
mezzo costruito dall'uomo, dagli utensili dei primi ominidi,
alle attuali tecnologie, ma oggi si fa ancora più
evidente di fronte ad una tecnica che ha assunto una rilevanza
sulla vita di ogni uomo come mai prima d'ora. Non solo,
ma il processo che dall'inizio della scienza moderna ha
portato alla estrema specializzazione
delle competenze e all'incredibile vastità
delle conoscenze totali, ha determinato l'incapacità
da parte di alcun individuo di
avere una visione organica del sapere e pertanto
di comprenderne e prevederne l'evoluzione.
avanti...
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