"Uno
dei grandi beni dell'uomo, forse la molla costitutiva
della sua interiorità, è la memoria. Tu
ora mi produci una invenzione che rende obsoleta la
memoria, perchè la parola sarà mineralizzata,
affidata a una traccia e al papiro, quindi la tua invenzione
è negativa e va respinta"
Così
il faraone Thamus risponde al dio Theuth (ossia Hermes,
il dio dell'ingegno, dei ladri e della cultura) che gli
aveva portato in dono l'invenzione tecnologica della scrittura.
Nel
"Fedro"
di Platone, dal quale è stata
tratta la citazione, si argomenta contro la scrittura
. La critica del filosofo greco è duplice: da un
lato egli sostiene che la scrittura, in
quanto estrinsecazione statica dell'interiorità,
tende ad atrofizzare l'organo della memoria
umana; dall'altro lato afferma che il pensiero
dell'autore, affidato alla scrittura, si allontana
dal "padre" e resta in
balìa dell'interpretazione-traduzione-tradimento
del lettore.
Ma
l'estrinsecazione nella quale consiste il testo scritto
non è parola muta e sterile; essa si allontana,
è vero, dalla memoria, ma da quella memoria che
Platone stesso criticava nella Repubblica, ossia quella
totale ripetizione e mimesis della tradizione.
La
scrittura stessa è, invece, produttrice di nuovo
pensiero. Essa ne permette lo sviluppo e la virtualizzazione,
ossia la potenzializzazione e problematizzazione del senso.
La lettura del testo scritto si fa dunque sempre interpretazione,
o, meglio, una delle infinite interpretazioni. Ed eccoci
alla seconda parte della critica platonica: Platone teme
le interpretazioni del lettore come degli stravolgimenti
del pensiero dell'autore, che, ormai lontano dal suo prodotto,
non può più difenderlo.
Ma
ciò che Platone vede
come rischio è,
invece, la potenzialità
del testo e dell'esperienza di lettura. Da
Nietzsche a Heidegger, dalla Nuova Ermeneutica di Gadamer
a Althusser, fino alla psicoanalisi freudiana, è
stato sottolineato come la parola e, in particolare, la
parola scritta portino virtualmente
in sè una molteplicità di sensi e significati,
non necessariamente previsti dall'autore, che rendono
vivo il testo anche a grande distanza di tempo da quando
questo è stato composto.
La
lettura del testo, inteso, allora, come
textum, è un'esperienza che confonde le nette demarcazioni
tra autore e lettore coinvolgendo nella produzione di
senso tanto l'uno quanto l'altro. Essa è,
perciò, in se stessa ipertestuale,
cioè costituita da collegamenti con altri testi
e altri con-testi in continuo mutamento.
avanti...
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